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Te lo do io il Tiggì

di Roberto Fedi
  Censura
Data di pubblicazione su web 03/02/2011  

Questa poi. C’è una notiziola (mica tanto notiziola) che ieri 2 febbraio è uscita dappertutto, ma che non ha suscitato nessuna reazione, o almeno nessuna di quelle che ci saremmo aspettate. Andiamo con ordine.

 

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era a Bergamo, in visita al quotidiano della città, L’Eco (di Bergamo, appunto). Già che c’era ha fatto un discorso. Fin qui, tutto bene. La cosa curiosa è quello che ha detto, nel pistolotto presidenziale.

 

Questo (citiamo dalle agenzie): «Ormai c'è uno spazio abnorme, nei telegiornali e nei notiziari, dedicato alla cronaca nera e giudiziaria. Queste notizie hanno preso il posto di notizie essenziali come, ad esempio, le informazioni internazionali, spesso sottaciute». Queste notizie, ha poi aggiunto, sono importanti perché è necessaria, «una consapevolezza più diffusa della realtà internazionale oltre che di quella italiana». E quindi, «occorre una informazione più responsabile, più pacata, affinché ci sia un clima politico di maggiore correttezza e sobrietà».

 

Pensavamo di aver letto male. Attenzione, quindi: il Capo dello Stato, che è un’autorità ma non certo etica o morale (non ha questo compito: non è il papa, per intendersi), ha detto ai giornalisti come si deve fare o non fare un Tiggì. Quali notizie mettere e quali no, o non enfatizzare. Cosa dire e come. Ha cioè ritenuto che i telegiornali dovessero essere in linea con quello che Lui ritiene il Giusto. No, per esempio, alla cronaca nera, o poco. Sì a notizie più internazionali, eccetera. A noi non risulta che il Capo dello Stato sia un giornalista autorevole. E a voi?

 

Ma  il bello viene adesso. Onestamente, ci saremmo aspettati una levata di scudi in nome della libertà di informazione, qui non certo minacciata ma insomma un po’, come dire?, limitata, o almeno di cui si suggeriva una limitazione. Immaginatevi se una cosa così l’avesse detta non si dice Berlusconi, ma il presidente della Rai, o il direttore generale. Come minimo qualche furbo avrebbe aperto le trasmissioni cantando Bella ciao.

 

E invece? Niente. Tutti, si dice tutti, i direttori dei Tiggì hanno fatto alla sveltissima a garantire che loro proprio così fanno, ci mancherebbe altro. Minzolini (Tg1) ha commentato «con soddisfazione». Bianca Berlinguer, dello stesso partito del Capo dello stato, ha assicurato che lei proprio così fa sempre. E così via tutti, allineati e coperti.

 

Secondo noi è uno scandalo. La cronaca nera sparì dai giornali al tempo del duce, tanto per rinfrescare la memoria agli smemorati. Ai tempi di Bernabei (DC) se ne parlava poco o nulla: nel Tg si vedevano solo ministri che inauguravano scuole tra folle plaudenti. E ora vorremmo tornare a quel ‘giusto mezzo’? I Tiggì piacciono poco anche noi, ma tutto vorremmo piuttosto che vivere in una nazione in cui il Capo dello stato, per altro non eletto dai cittadini, si scorda di non essere più in un partito dal centralismo democratico e ci ammonisce su quello che sarà bene che vediamo al Telegiornale. Non ha questo compito, non ci piace che se lo arroghi, e anzi la cosa ci fa incavolare non poco.

 

E i direttori dei Tiggì della Rai? Beh, quelli sono lì per un accordo fra i partiti. Ergo, sono disposti a tutto. Non ci piacciono neanche un po’.  






 
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