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Sì o no? Boh

di Roberto Fedi
  Sì o no? Boh
Data di pubblicazione su web 15/01/2011  
Venerdì sera 14 gennaio, tardi. C’è in ballo, alla Fiat Mirafiori, l’ormai celeberrimo (tanto rumore per nulla) referendum sul contratto. Sono giorni, settimane, mesi che non si parla d’altro: l’importanza della posta è alta, e naturalmente – siamo in Italia – più politica che sindacale. O così sembrerebbe, visto che solo la Fiom, minoranza nelle rappresentanze sindacali, non ha firmato. Ma il circo mediatico, in questo inizio d’anno debole come notizie (Cesare Battisti ormai è dimenticato in Brasile: che paese di smemorati…), non si è arrestato né arreso. Tonnellate di articoli di giornale, interviste, sondaggi.

Rai Due ha dedicato alla cosa L’ultima parola, ennesimo talk show condotto da Gianluigi Paragone. Matrix, sul Cinque, idem. Sul Terzo ri-idem. Collegamenti e chiacchiere. Ospiti in studio e on location. Inviati. Gente esagitata o composta. Qualche urlo. Strani personaggi che non rappresentano o quasi altro che se stessi e che si ergevano a capopopolo. Si è capito poco, o cioè si è capito quello che ormai anche un deficiente sapeva già, se solo non aveva dormito ininterrottamente gli ultimi due mesi.

La cosa più interessante, ovviamente, era il risultato, visto che le urne si erano chiude alle 19 e trenta e che i conteggi erano in corso. Ovviamente, ripetiamo (siamo o no in Italia?), è successo un gran casino: 58 schede risultavano perse in un seggio. Visto che in tutto si trattava di poco più che 5mila votanti e in quel seggio molto meno di mille, un bel record. Nessuno sapeva spiegare perché, né in studio (ovviamente) né in loco. Voi cosa avreste fatto? O nulla (aspettiamo), o si manda subito un inviato a vedere e a informarsi. Invece gli inviati d’assalto ai cancelli e in fabbrica (eskimo regolamentare da operai: va bene che era freddo, ma ci è sembrato eccessivo) leggevano comunicati stantii o intervistavano sindacalisti che erano lì e che quindi ne sapevano meno di noi. E siccome siamo in Italia, ecco che il rappresentante Fiom, del tutto ignaro, ha bofonchiato che evidentemente, visto che in quel seggio si profilava una vittoria sia pure minima del ‘no’, era chiaro che qualcuno aveva fatto sparire le schede… Nessuno gli ha richiesto di precisare meglio, né gli ha obiettato alcunché – per dire, che serietà documentaria. Perplessi non poco da queste evidentemente consuete prassi sindacali, abbiamo aspettato con calma e sangue freddo i risultati. Le schede alla fine, così abbiamo letto, si sono ritrovate. Mah.

Ma i risultati non venivano. Ritardi abissali (ripetiamo: 5400 schede, non cinque milioni e quattrocentomila). Ma da quelle schede ancora intonse, dallo studio, si diceva più o meno che dipendeva il futuro dell’Italia, del Piemonte, dei nostri figli, della nostra stessa sopravvivenza. Mentre ci giravano (non poco) le scatole pensando che il nostro futuro fosse appeso al voto di 5 mila persone (non cinquanta milioni, ragazzi), si saltava da un canale all’altro dove c’era sempre lo stesso triste spettacolo: gente al freddo, al buio, e senza notizie, mentre interviste volanti e spesso urlanti completavano il caos.

Abbiamo detto: che cavolo, come si fa ad andare a letto mentre quelli lassù si stanno giocando (in 5000) i nostri destini? Caffè e aspettare. Volti tirati. Urla represse o esibite. Incazzature. Interviste a ignoti che discettavano sul futuro del Paese.

E noi, duri. Si sono fatte circa le due, quasi. Titoli di coda. Arrivederci, buonanotte. Come? E il futuro dei nostri figli attaccato ai lapis di 5000 persone? The show must go on, si dice in tutte le televisioni fuorché in Italia. Tutti a nanna.

L’abbiamo saputo la mattina dopo, il risultato. Tutte le trasmissioni hanno mandato tutti i giornalisti e i difensori del Paese, o i detrattori, a dormire quando lo spoglio delle schede da cui dipendeva il mio e vostro futuro era nemmeno a un terzo. Con tutti i caffè che avevamo bevuto abbiamo dormito malissimo.

Onestamente: la mattina dopo, cioè stamani 15 gennaio, almeno chi scrive si è sentito, e non poco, preso – pardon – per il culo.


 




 
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