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Intervista a Franco Piersanti

di Michele Manzotti
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Data di pubblicazione su web 28/09/2009  

«La musica per Montalbano? L’ho sempre pensata come qualcosa che non sia “di genere”. Non c’era bisogno a parer mio di sottolineare l’ambientazione siciliana, o che fosse un giallo perché già le immagini lo dimostravano».

 

Franco Piersanti è l’autore delle musiche dei film Rai tratti dai libri di Andrea Camilleri. È salito sul podio dell’Orchestra della Toscana per un programma tutto particolare legato allo scrittore siciliano. In programma infatti era incluso Magaria, una favola di Camilleri per voce recitante e orchestra su musiche del compositore Marco Betta e con Francesco Paolantoni voce recitante. Quindi la suite Il commissario Montalbano tratta dalle musiche per i film televisivi in prima esecuzione assoluta.

 

«Per la suite - spiega Piersanti, autore tra l’altro di musiche per i film di Nanni Moretti e Gianni Amelio - ho potuto scegliere tra ben cinque ore di libreria musicale. I film televisivi girati al momento sono 18 e sono in preparazione altri quattro episodi. Per l’inizio ho voluto comunque scegliere la sigla di apertura aggiungendo poi altri spezzoni che caratterizzassero la serie televisiva».

 

 Ha avuto contatti con Camilleri prima della composizione delle musiche?

 

«No, perché il mio punto di riferimento è stato sempre il regista Alberto Sironi. Proprio con lui abbiamo convenuto di alzare la qualità musicale senza ricorrere a sonorità di genere. Questo anche perché le storie presentavano varie atmosfere, come quelle ironiche sottolineate da Camilleri. Con lui però abbiamo provato a buttare giù una canzone legata al nome Montalbano. Un progetto che non si è realizzato, però la musica è rimasta».

 

 Lavora sulla sceneggiatura o sulle immagini?

 

«Su qualcosa di immaginato, cioè su qualcosa che è già girato ma che non è ancora completato. Devo vedere qualcosa per comporre, anche se poi c’è un lavoro in progresso che riguarda tutto la realizzazione del film».

 

Le piace sottolineare il personaggio con un tema?

 

«No, non credo a una prassi 'wagneriana' per descrivere un carattere. Va anche detto che non esistono personaggi così forti, anche nei film per cui ho lavorato, da meritare una descrizione di questo tipo».

 

Lei è esecutore e direttore al tempo stesso delle sue musiche. Come vive questo suo ruolo?

 

«Per me la direzione è l’ultima fase del processo creativo. Per questo motivo, ritengo che affidare ad altri la mia musica sia un passo che costerebbe molta fatica. Al tempo stesso sono convinto che la musica non debba rinunciare alla sua autonomia anche è pensata per un film».

 

Cosa ne pensa della tecnologia? La utilizza per le sue creazioni?

 

«La tecnologia di oggi permette grandi possibilità e talvolta le sfrutto per creare alcune sonorità che altrimenti non potrei utilizzare. Mi piacerebbe utilizzare i nuovi mezzi ancora di più, ma ammetto di essere un po’ “obsoleto”. È un settore che fa passi avanti veloci e che richiede un continuo aggiornamento».

 

E per Montalbano?

 

«Fortunatamente, in un periodo di contrazione di budget ho avuto a disposizione orchestre sinfoniche italiane e straniere».

 

Nella sua filmografia ci sono le musiche per i primi film di Nanni Moretti fino a Bianca del 1983. Poi c'è stato un periodo di stacco fino al Caimano nel 2006. Ci può spiegare come mai?

 

«Quando lavoravo con Moretti non mancavano le discussioni, perché Nanni è perfezionista e vorrebbe seguire tutte le fasi della lavorazione di un film. Però è anche vero che quando ci siamo ritrovati abbiamo avuto un dialogo eccellente».

 

Facendo un rapporto tra due personalità così diverse come Moretti e Amelio, con chi è più facile lavorare?

 

«Con tutti e due. Vede, quando si compone una colonna sonora il film è già stato girato, quindi il regista si è tolto un grosso peso. Anzi, viene volentieri a trovarti per curiosare e sapere come sta andando il lavoro».

 

Un compositore di colonne sonore può guadagnare bene?

 

«Per il cinema dipende da quanto incassa il film. Per la tv c’è un compenso più altre voci. Per il teatro l’ideale sono i grandi spazi antichi come Taormina dove ci sono tanti spettatori. Una volta mi sono detto che sarebbe bastato un “teatro greco” all’anno e un buon film per non ammazzarsi di lavoro...».





 

Andrea Camilleri
Andrea Camilleri




 
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