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La scomparsa dello studioso. Un ricordo
di Franesco Cotticelli


  Otto G. Schindler
Data di pubblicazione su web 12/01/2009  
È scomparso all’età di 67 anni Otto G. Schindler, storico direttore della biblioteca dell’Institut für Theater, Film- und Medienwissenschaft dell’Università di Vienna, collaboratore infaticabile alle attività didattiche e di ricerca promosse dal Dipartimento e membro della Kommission für Theatergeschichte della Österreichische Akademie der Wissenschaften. Uomo dotato di talento investigativo, viva curiosità e straordinario interesse per la storia dello spettacolo in età moderna, ha legato il suo nome a contributi fondamentali sulla diffusione della Commedia dell’Arte nei paesi di lingua tedesca, sulle vicende delle compagnie itineranti nel cuore dell’Europa rinascimentale e barocca, sulle biografie di attori e autori che, grazie ad un’inarrivabile tenacia e sfidando ostacoli di ogni sorta, hanno letteralmente fondato una nuova civiltà teatrale.

Schindler è stato studioso attento e scrupoloso, esploratore di archivi in ogni latitudine del continente, saldamente ancorato ad una metodologia imperniata sulla scoperta e sull’esegesi documentaria, con significative aperture alle problematiche dell’iconografia e dell’economia; il suo lavoro si è rivelato spesso un insostituibile punto di riferimento non solo per i colleghi viennesi e per gli utenti della biblioteca, ma anche per i suoi numerosi corrispondenti, con i quali non si sottraeva mai al dialogo, sempre proficuo di informazioni e suggestioni, anche quando affioravano motivi di dissenso. In un volume speciale di «Maske und Kothurn» del 2002, Theater am Hof und für das Volk, curato da Brigitte Marschall, tanti amici vollero rendergli una testimonianza d’affetto, in segno di gratitudine per le occasioni di studio e di confronto che aveva offerto nel corso di una lunga e produttiva carriera; in appendice, la sua ricca bibliografia – da lui costantemente aggiornata (cfr. http://www.getcited.org/mbrz/11075193) - racconta delle sue fedeltà, delle sue magnifiche ossessioni, con uno sguardo partecipe alle esperienze di corte come alle dinamiche della scena popolare.

Di lui rimane una lezione di altissima coerenza scientifica, venata di orgoglio per il pionierismo di alcuni percorsi (reperimento di fonti inedite, attribuzioni e rettifiche di inveterati pregiudizi storiografici, centralità di interpreti e compagnie nella trasmissione di temi teatrali), ma, soprattutto, l’esempio di un’autentica passione per la ricerca, trasfigurata – oltre ogni difficoltà – in ragione di vita.





 



 
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