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La Danza e la Passione

di Gabriella Gori
  Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght
Data di pubblicazione su web 08/01/2009  

Pitié! del belga Alain Platel, esponente di un teatrodanza sperimentale e innovativo, è la messinscena di un dramma sacro contemporaneo su musica di Fabrizio Cassol, ispirata a La Passione Secondo Matteo di J. S. Bach, e drammaturgia di Hildegard De Vuyst. Uno spettacolo del terzo millennio che, richiamandosi all’antica tradizione delle laudi drammatiche, fra cui la celebre Donna de Paradiso di Jacopone da Todi, e delle sacre rappresentazioni medievali, rievoca la passione di Cristo, lo strazio della Madonna, il dolore di Maddalena, lo sconcerto della comunità, la partecipazione degli spettatori. Questi ultimi emotivamente coinvolti dall’argomento, dalle performances musicali, canore e coreutiche dei protagonisti, un po’ meno dalla regia di Platel che al Teatro Comunale di Ferrara per il Festival di Danza Contemporanea dà vita ad una mise en scène eccessivamente complessa di cui alla fine si perde il filo del discorso.

Danzatore, coreografo, pedagogo, regista, più volte insignito di riconoscimenti per l’originalità del suo modo di ‘piegare’ la danza contemporanea a una teatralità diversa, specie in lavori come Iets op Bachs del 1994, Moeder en Kind del ’95, Bernadatje del ’96, Allemaal Indiaan del ’99, Wolf del 2003 e Vsprs del 2006, quest’ultimo in collaborazione con Cassol, Alain è esponente di una modalità espressiva che nel raccontare la cruda realtà quotidiana utilizza differenti codici comunicativi (teatro, musica, danza) senza costringerli all’osmosi del cosiddetto “teatro totale” ma, al contrario, li rispetta consentendo ad ognuno di ‘recitare’ il proprio ruolo e mantenere intatta la propria individualità scenica. Anche in Pitié! tale assunto non è smentito e nell’opera si assiste alla voluta giustapposizione di piani espressivi secondo i principi di una poetica che, frutto dell’“estetica implicita”, ovvero la dimensione prescrittiva afferente al credo artistico di Platel, non trova però poi esatta rispondenza nell’“estetica esplicita”, ovvero la dimensione rappresentativa segnata dalla regia di Platel. E in questa sfasatura tra “estetica implicita” ed “estetica esplicita”, tra l’originale poetica di Alain e la sua riuscita mise en oeuvre,  sta il punto di debole di Pitié! ma non certo dell’indubbia capacità dell’artista fiammingo di esplorare nuovi territori della comunicazione teatrale e dell’altrettanto indubbia capacità dei protagonisti di rendere la passione di Cristo. Tutti calorosamente applauditi dal pubblico ferrarese. 


Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght
Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght


Questo dramma sacro contemporaneo firmato Platel, che ha debuttato a Parigi al Théatre de la Ville e in Italia al Festival TorinoDanza, si sviluppa scenograficamente su tre livelli ideati da Peter De Blieck e illuminati da Carlo Bourguignon. Il piano alto è una torre, il piano intermedio è un palco in cui stazionano otto musicisti, e il piano terra presenta sulla sinistra un tavolo rettangolare e sulla destra una panca, luoghi deputati alle esibizioni degli interpreti che, nel corso della rappresentazione, attraversano il palcoscenico mutando postazione. A questa tripartita spazialità corrisponde una tripartizione sonora con la musica jazz di Cassol, la resa fedele di arie e recitativi della Passione di Bach, e un insolito abbinamento strumentale fatto di sassofono, fisarmonica, bouzouki, tromba, basso, percussioni, violoncello, violino, perfettamente ‘maneggiati’ da esperti musicisti.

I tredici protagonisti de Les Ballets C. De La B., la compagnia fondata da Platel nel 1984, indossano vestiti casual firmati da Claudine Grinwins e Plaat Stultjes in cui predominano il verde, il viola, l’azzurro, il rosso, il bianco, il blu, mentre Maria e Maddalena sono in nero e Gesù è un ragazzo di colore in giacca scura con l’effige di Cristo stampata sulla maglietta. Tutto parte dal tavolo posizionato a sinistra, una sorta di rivisitazione moderna del tableau vivant medievale che dà inizio alla rappresentazione ospitando l’azione concitata di individui scalmanati. Da lì il dramma collettivo e individuale prende sempre più consistenza uditiva ed emotiva grazie alle superbe voci di Maddalena, il mezzosoprano Cristina Zavalloni, di Maria, il soprano Laura Claycomb, e di Gesù, il controtenore Serge Kakudij, simbolo dell’ineluttabile sacrificio e fulcro di tutta la messinscena.

E accanto alle voci recitanti, alle esibizioni canore, alle performances musicali, anche la danza, la cosiddetta “danza bastarda” di Platel, si fa largo con sequenze estremamente fisiche e dinamiche, a tratti contorte, distorte e perfino distoniche come nel ‘numero’ di forte impatto spettacolare di due danzatori o in quello altrettanto potente del quartetto maschile a torso nudo al centro del palcoscenico. Una partitura coreografica precisa che fa da contraltare alla gestualità scomposta degli altri, si differenzia da quella rigida di Maria, sopraffatta dall’angoscia, risponde a quella bacchica di Maddalena, e fa eco a quella guizzante e ancestrale di Gesù. Un Gesù che, nel momento in cui si compie il sacrificio supremo con l’abbattersi della scure e il pullulare di automi deliranti, si staglia trionfante sulla torre, memento del ruolo salvifico assegnatogli e della tragica necessità di viverlo in piena solitudine.  




Pitié!
regia di Alain Platel
cast cast & credits
 

Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght
Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght


 

Una scena dello spettacolo. Foto di
Una scena dello spettacolo. Foto di Chris Van Der Burght




 

 
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