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«Nel» ventre della parola

di Giulia Tellini
  Alessandro Bergonzoni
Data di pubblicazione su web 21/02/2008  
Il 15 e il 16 febbraio 2008, al Teatro Puccini di Firenze va in scena Nel di Alessandro Bergonzoni. Poco prima dell'inizio dello spettacolo, la sera del 15, incontriamo lo scrittore-pensatore-comico-attore-pittore bolognese nel retropalco del teatro. Gli chiediamo di Nel, della scrittura (che secondo lui deve servire per «essere sballottati e portati altrove»), del teatro (inteso come una sorta di «crema protettiva antimbecillaggine», contro la televisione e contro tutti i «mezzi di distrazione di massa») e dell'arte (come strumento per «ribellarsi» nel senso di «rivolere il bello»).  


Perchè Nel?

Per il «dentro». È un «dentro». È la parte "budellare" di quello che io reputo il pensiero e quindi è la parte più interiore. È quello che succede «in». È nella parte che noi non vediamo. E questo… il «non visto»… credo che sia uno degli oggetti del desiderio della mia scrittura: lo sconosciuto, il nascosto, quello che non esiste.

È uno spettacolo sulla scrittura?

Non è "sulla scrittura". Usa la scrittura. Parla della scrittura. Ma è sicuramente uno spettacolo sul pensiero. Pensiero che è anche comico, o anche "cosmico" nel senso che comunque raccoglie una possibilità di cose che non sono solo quelle che si vedono o che ci appaiono: e quindi non parla della realtà, non parla dell'attualità, non parla del presente. Ma va un po' oltre.

Fra scrittore, attore e pittore, lei si sente più…

…scrittore. Al cento per cento. Altrimenti non avrei mai fatto teatro.

Cos'è il teatro?

Il teatro sicuramente è fisico e rende fisica la parola. E questa è una cosa che mi alletta, mi diverte. Il teatro non è un luogo sacro. Ma è sacro quello che ci si mette dentro. Non sono uno che si atrofizza sul concetto dell'immagine stupenda del teatro, del palcoscenico, delle tavole, perché credo che le tavole del palcoscenico siano le parole. È sicuramente un enorme trampolino, è una rampa di lancio, è una vasca, è una terrazza. È un qualcosa dove puoi sia entrare dentro che affacciarti.

E l'attore? Cos'è?

L'attore è un esecutore con radici d'autore. È un movimentatore. Non è un virtuoso, non è un tecnico. Anche se spesso si pensa che l'attore sia colui che mette a disposizione gli anni dell'esperienza, la sua capacità di saper fare. L'attore, anche lui, è un portatore sano. È un accompagnatore di testi, è un accompagnatore di idee. È un Caronte che porta lontano.

 

Alessandro Bergonzoni
Alessandro Bergonzoni


 

Teatro, cinema, radio e scrittura: in quale ordine?

Scrittura, ancora. Seguita dal teatro, immediatamente. Poi dal cinema: io ho fatto pochissime cose ma adoro il cinema. Mettiamo, anzi, prima la radio del cinema. Poi il cinema, e basta.

Come mai prima la radio del cinema?

Perché ne ho fatta di più. Perché la conosco. Perché credo che sia l'uso del silenzio parlato, della non visibilità. In questo momento storico è importante non farsi vedere. E poi perché il cinema è molto complicato. Non solo complesso, ma molto complicato. E credo sia troppo in mano ai produttori, troppo in mano al mercato per essere profondo. Bisogna essere molto ricchi, oppure molto famosi per poterlo controllare. Poi amo la pittura: tra poco faccio la mia prima mostra, a Napoli. Quindi ci sono altre arti prima del cinema, sicuramente.

Fra teatro e cinema: teatro…

Sì. Teatro al cento per cento.

Come mai?
C'è il vivo. C'è il live. C'è il diretto. C'è il pubblico. C'è l'applauso. C'è il fiato. C'è la claque. C'è il calore. C'è il sudore. Per questi motivi.

Cos'è la comicità?

La comicità è "per-vertere". Spostare una cosa che sembra in un modo e metterla in un altro. È surrealtà allo stato puro. Non è umorismo. Non è ironia. Non è presa in giro. Non è parodia. Non è imitazione. La comicità è invenzione. Invenzione con effetto risata. Invenzione detonante. È l'unica mina (che io adoro) pro-uomo e non anti-uomo.

Comicità futurista…

Brava. Bravissima. Importante. Bello. Mi piace molto. Ci sta. 


Alessandro Bergonzoni in
Alessandro Bergonzoni in "Nel"


 

Come si colloca Nel in rapporto agli altri spettacoli che lei ha fatto precedentemente…?

A parte le scene che ho fatto quest'anno, e ho voluto provare a ricominciare a metter mano a quello che è intorno a me, sicuramente c'è un discorso di improvvisazione maggiore, c'è un discorso di elaborazione sul pensiero e c'è un lavoro anche registico diverso. Non c'è la fissità con cui avevo lavorato sul tema di Predisporsi al micidiale. Dove c'era un tavolo-scrittoio, una specie di letto-leggìo. In Nel c'è un'azione divisa in tre punti con un fattore di pulpito. C'è quasi un pulpito dove si declama. Quindi c'è anche qualcosa, che non c'era nell'altro spettacolo, legato alla lettura-scrittura.

Com'è la sua improvvisazione?

Sicuramente la mia è una improvvisazione che non riguarda il pubblico e la casistica del momento, l'attualità o quello che è successo nella città il giorno prima o il giorno stesso. Con "improvvisazione" si intende che cosa mi viene in mente di poter creare e quindi significa "improvvisare me", "sorprendere me".

Un anno e mezzo fa è uscito il suo libro Non ardo dal desiderio di diventare uomo finchè posso essere anche donna bambino animale o cosa…

Sì. È un libro di writing painting, di scrittura di getto. Non sono poesie, non sono pezzi comici, non è un romanzo. È tutto quello che si può estrapolare dalla pittura del pensiero.

Non è neanche un monologo?

No, assolutamente. Lo può diventare per attori folli, o monologanti disperati.

Il suo scrittore preferito?

James Joyce. Finnegan's Wake.


 
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locandina di "Nel"




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