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I ragazzi di Via della Scala

di Tommaso Assennato
 
Data di pubblicazione su web 17/12/2003  
I ragazzi di Via della Scala, preceduto dagli spettacoli Il Vangelo dei buffi (1996) e Quattro bombe in tasca (2000), conclude la trilogia intitolata La recita del popolo fantastico, scritta e diretta da Ugo Chiti per la compagnia Arca Azzurra. Comune ai tre spettacoli è l'uso del racconto orale, della tradizione e dell'immaginario popolare come punto di partenza per la drammaturgia.

Siamo negli anni Cinquanta. La scena rappresenta l'androne di un palazzo. La superficie del palcoscenico, ai cui lati si trovano i primi gradini di due rampe di scale, è notevolmente ristretta e tagliata orizzontalmente da alti pannelli. Lo spazio scenico deborda nella platea, fortemente ridotta, e spesso gli attori fanno il loro ingresso passando tra il pubblico.

Quattro bambini e Giovannino, un ragazzo ritardato, si ritrovano nell'androne per giocare e raccontarsi "storie di paura". Tra un racconto e l'altro facciamo conoscenza con i diversi abitanti del condominio, generalmente presentati da Giovannino, come se parlasse tra sé. A turno i quattro bambini assumono il ruolo di narratore. Il racconto diventa azione: i pannelli sullo sfondo scorrono e - come un sipario - si aprono su rappresentazioni che sembrano quasi materializzare l'immaginazione di Giovannino, l'unico del gruppetto che tutte le volte rimane fisicamente in scena, seduto sui gradini, ad ascoltare.

Lo spettacolo è costituito in pratica da "atti unici" (le quattro storie fantastiche) inseriti in una "cornice" realistica in cui il narratore (interno) è Giovannino. Le "storie di paura", anche se si agganciano alle vicende vissute dai cinque ragazzi, o sono ispirate dai personaggi che attraversano l'androne, sono molto differenti tra loro per l'argomento e per il tono con cui vengono trattate, dal grottesco al tragico. Questa diversità produce squilibri che forse indeboliscono l'unità dello spettacolo, forte invece nei precedenti capitoli della trilogia malgrado le divagazioni, la presenza di numerose storie secondarie, l'alternanza di tragico e comico.

Nella prima parte risulta convincente soprattutto la rappresentazione del gruppo dei bambini, del condominio e dei suoi personaggi, piuttosto che i due racconti La leggenda di San Giuliano e La mamma d'oro, nonostante la bravura degli interpreti e la perfezione della messa in scena. La "cornice", spesso anche solo accennando, con brevi scene o rapidi flash (che attivano continuamente nella memoria dello spettatore ricordi personali e non), introduce il pubblico nel microcosmo del condominio, visto con gli occhi dell'infanzia. A chi scrive questo meccanismo ha ricordato il quasi sconosciuto ma interessantissimo film Le mille bolle blu, girato nel '93 da Leone Pompucci, la cui trama gira intorno alle vicende in un palazzo dell'Italia dei primi anni sessanta.

E' dopo l'intervallo che lo spettacolo decolla completamente, raggiungendo l'alto livello a cui ci avevano abituato i precedenti capitoli della Recita del popolo fantastico. Il principe bestia è una fiaba cupa che rimanda a quelle del Re porco e della Bella e la bestia, ma anche all'uomo elefante del celebre Elephant man di David Lynch, regista molto apprezzato da Chiti (la parte in cui il principe declama Dante riecheggia - e ne sembra la parodia - la sequenza in cui John Merrick legge Romeo e Giulietta). La bambola da sesso sembra invece una reminescenza di quella del Casanova felliniano. Massimo Salvianti ricopre una parte per lui insolita, interpretandola però con la solita efficacia soprattutto nella scena finale, in cui senza esagerare nella direzione del grottesco fa uscire di scena con (triste) dolcezza il personaggio del principe mostro.

L'ultimo racconto è un piccolo capolavoro di scrittura drammatica, in cui Chiti si confronta con il tema tradizionale dell'avaro creando una figura strepitosa (ben interpretata da Dimitri Frosali) che ha poco da spartire con Molière e che ricorda semmai Honoré de Balzac e il suo sinistro Gobseck. La piccola pièce nella pièce è recitata da soli tre attori (a parte il narratore e una rapida apparizione della brava Teresa Fallai) e nella sua brevità condensa in maniera originale temi e suggestioni di provenienze diverse.

Tra gli altri interpreti spicca come sempre Lucia Socci, uno dei pilastri della compagnia, mentre tra i "giovani" Maurizio Lombardi conferma nei panni di Giovannino le sue capacità in continua crescita, come sembra essersi accorto Ugo Chiti affidandogli una parte non facile e determinante per la riuscita dello spettacolo. 

 

I ragazzi di Via della Scala ovvero cinque storie scellerate
cast cast & credits
 




 
 
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