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La geometria dell'amore

di Marco Luceri
  Les amours d'Astrée et Céladon
Data di pubblicazione su web 02/09/2007  

Anche questa volta Eric Rohmer ha scelto il palcoscenico della Mostra di Venezia per presentare un suo film, l’ultimo dell’ottantasettenne maestro francese, già omaggiato al Lido con il Leone d’Oro per Il raggio verde (1986) e con il Leone alla Carriera. Per questo ritorno tanto atteso Rohmer ha liberamente tratto Les amours de Astrée et Céladon da un dramma pastorale, L’Astrée, scritto da Honoré d’Urfé nel XVII secolo, ambientato, come di tradizione per questo genere letterario così in voga nelle corti europee tra Cinque e Seicento, tra le radure idilliache dell’Alvernia al tempo dei druidi. Il tema, naturalmente, è quello amoroso tra due bellissimi pastori, Céladon (Andy Gillet) e Astrée (Stéphanie Crayencour), uniti da un legame di sentimenti purissimi.

Ingannata da uno spasimante amoroso, Astrée intima a Céladon di allontanarsi per sempre da lei. Disperato, il pastore si getta in un fiume impetuoso; Astrée crede che sia morto, ma lui viene soccorso in segreto da un gruppo di ninfe. Obbligato all’esilio dall’ordine di Astrée, Céladon deve superare molte prove prima di giungere alla redenzione: pazzo d’amore per la pastorella perduta, bramato dalle ninfe, circondato da rivali e costretto a travestirsi da donna per avvicinarsi all’amata, si ingegna per farsi riconoscere da lei senza disobbedirle. L’agnizione finale, come di consuetudine, scioglie la matassa, e il legame d’amore torna a ricomporsi felice.


Cécile Cassel et Stéphanie de Crayencour
Cécile Cassel et Stéphanie de Crayencour

Di un corposo testo di circa cinquecento pagine di versi, Rohmer ha tratto un materiale narrativo perfettamente in linea con la sua produzione precedente: sono infatti molti i temi e i motivi che legano quest’ ultimo film non solo alle precedenti opere del regista, ma anche alle riflessioni teoriche che hanno accompagnato la carriera del regista francese.

Innanzitutto il motivo della fedeltà, presente in un gruppo di film che va da La mia notte con Maud a Racconto d’inverno, da La collezionista a Le notti della luna piena, in cui un preciso meccanismo narrativo fa ruotare intorno a questo sentimento, così moralmente determinante, tutta la vicenda dei personaggi. In secondo luogo la costruzione della suspence, molto simile, in questo film, a quella dell’unico dramma teatrale scritto da Rohmer, Trio in mi bemolle: ne Les amours de Astrée et Céladon vediamo infatti un personaggio puntare piedi, in modo folle, come quello di Céladon, e rifiutarsi di pronunciare l’unica parola che consentirebbe il ricongiungimento dell’amata, perché non può venir meno all’ordine di Astrée; è lei, solo lei, che deve pronunciare quella frase.

In terzo luogo la presenza delle forme geometriche, dal preciso carattere simbolico, che, oltre ad essere presenti nella scrittura di Honoré d’Urfé, richiamano ancora una volta la fascinazione di Rohmer per il cinema di Alfred Hitchcock, un “grande creatore di forme”, come ha scritto egli stesso nel celebre libro a quattro mani scritto con Claude Chabrol ormai cinquant’anni fa. I motivi geometrici nel film infatti sono tanti, basti pensare alla presenza del cerchio nella radura, della spirale nel labirinto e del triangolo della capanna, veri e propri luoghi di azione narrativa e di creazione di senso: intorno a queste forme ruota tutta la vicenda, come nel cinema di Fritz Lang (altra grande passione del regista francese), il tutto con l’intervento decisivo del caso, l’altro grande topos del cinema rohmeriano.

E’ chiaro dunque come Rohmer si sia concentrato sulla storia d’amore tra i due pastorelli, lasciando da parte tutte le storie collaterali; ciò ha permesso al film di assumere una fortissima valenza erotica, resa con il solito tocco di ambiguità, come ad esempio nella bellissima scena che precede l’agnizione: la tensione del desiderio trattenuto man mano si scioglie, con Astrée che scopre le spalle e il seno, a cui fanno seguito gli abbracci e i baci “saffici” con la finta donna. Tuttavia niente sembra perdere l’innocenza originaria, resa memorabile anche dagli splendidi scenari naturali girati nell’incontaminata regione dell’Auvergne. È forse proprio nella resa di questa natura idilliaca l’unico punto di rottura di questo film con le opere precedenti; infatti negli altri film tratti da testi letterari, come Perceval, La Marchesa Von e La nobildonna e il duca, la natura è sempre ricostruita, stilizzata, mentre ne Les amours de Astrée et Céladon sembra che la presenza umana sia solo occasionale, cancellata dalla poesia dei versi, dal senso sacro del mondo e dai sentimenti umani elevati dal mito.





Gli amori di Astrea e Céladon
cast cast & credits
 
 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 



Eric Rohmer
Eric Rohmer


 
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