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La vita fatta tragedia

di Marco Luceri
  Bianciardi!
Data di pubblicazione su web 01/09/2007  
E’ stato presentato nella sezione Giornate degli autori il bel documentario realizzato dal giovane Massimo Coppola sulla vita e l’opera di Luciano Bianciardi, importante traduttore e autore di un romanzo di grande valore come La vita agra (1962), amaro ritratto dell’Italia del boom, vista sotto la deformante, pungente e solitaria penna dello scrittore toscano, immigrato “provinciale” nella Milano industriale e mondana.

Coppola (autore e conduttore televisivo di trasmissioni cult come Brand:New per MTV Italia e curatore insieme a Luciana Bianciardi dell’Anti-Meridiano Opere complete di Luciano Bianciardi, ISBN Edizioni, 2005) e il co-sceneggiatore Alberto Piccinini, hanno viaggiato tra Grosseto, Roma, Milano e Rapallo, per raccogliere le voci di quelli che vissero vicino a Bianciardi.

Il documentario rispetta il semplice schema narrativo della raccolta di testimonianze ed è privo della voce extradiegetica che commenta le immagini: la vita dello scrittore è raccontata dalle parole, spesso commoventi, dei tanti amici scrittori, attori, registi, pittori e artisti in generale che hanno condiviso con lui un’esperienza di vita segnata dalla povertà, dalle mille difficoltà di emergere nell’Italia bacchettona e democristiana degli anni Cinquanta e Sessanta. Le battaglie culturali, le passioni politiche, la vicinanza al PCI, le vicende sentimentali, la bohème milanese fino al successo strepitoso de La vita agra a cui seguì poi un periodo di crisi, fino alla tragica morte dovuta all’alcolismo, ci consegnano il ritratto di uno scrittore straordinario, dall’acume intellettuale pungente e disincantato, ma anche la vicenda di uomo solo e spesso incapace di gestire dei sentimenti contrastanti.

Tra le varie voci che compongono questa duplice immagine di Bianciardi c’è quella della compagna Maria Jatosti, giornalista e militante comunista, per la quale mollò moglie e figli e fuggì a Milano, e in seguito ancora a Rapallo, luogo scelto per scappare dalla città lombarda “che lo aveva accolto a braccia aperte, ma che non amava, anzi diprezzava”; quella di Carlo Lizzani che trasse dal romanzo il film omonimo, interpretato da Ugo Tognazzi, quella poi dei suoi editori (che ricostruiscono il burrascoso rapporto con Giangiacomo Feltrinelli, prima dell’arrivo alla Rizzoli), dei pittori toscani (Furio Cavallini che Bianciardi chiamava Crazy Horse) a lui vicini e ai critici letterari che evidenziano la sua vicinanza al Gruppo ’63, in particolare a Umberto Eco. Ed è proprio da uno di loro che arriva forse la domanda che meglio riassume la vicenda artistica, e dunque umana, del corsaro solitario Bianciardi: “Dove lo collochi tu, Bianciardi, eh? Io non lo so.” Già. Dove lo mettiamo?


Bianciardi!
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Luciano Bianciardi
Luciano Bianciardi



 
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