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Quando la classe è acqua

di Michele Manzotti
  Waterboys
Data di pubblicazione su web 17/07/2007  

La storia dei Waterboys coincide con quella del suo leader, il cantante-chitarrista Mike Scott, uno scozzese orgoglioso. Un personaggio che è partito prima dal rock'n'roll per raggiungere un linguaggio più vicino al folk-rock e che successivamente ha trovato una sintesi tra i due generi con una spiccata vocazione per evidenziare il primo. Una vicenda musicale partita nel 1983 e che come tutte le storie legate a un musicista alternano momenti più o meno ispirati. Sicuramente il periodo migliore è quello che coincide con gli album This is the Sea (1985) e Fisherman's Blues (1988) e che rappresenta il picco degli anni dall'esordio al temporaneo scioglimento del 1994. Poi Mike Scott pubblica altri due album solisti (Bring 'Em All In del 1995 e Still Burning del 1997) prima del ritorno del marchio Waterboys che vede come disco più rappresentativo A Rock in the Weary Land del 2000. Il 2007 è l'anno di Book of Lightning (W14/Universal), il cui livello musicale è pari ai migliori dischi del gruppo. Un'occasione che ha permesso ai Waterboys di allestire un lungo tour attraverso il nord Europa e la Gran Bretagna con epilogo di tre giorni al Festival di Glastonbury.

Mike Scott
Mike Scott



L'esibizione più attesa era sicuramente quella della Royal Albert Hall a Londra. Tanto per fare un esempio, la stessa sera un personaggio come Van Morrison si sarebbe esibito in un locale molto meno prestigioso della capitale britannica. La prestigiosa sala vittoriana infatti era quasi sold out, per un pubblico composto prevalentemente da quarantenni. Spettatori ottimamente disposti ad accogliere un programma che univa i brani di Book of Lightning con i vecchi classici. Scott, festeggiatissimo sin dal momento della comparsa sul palco, si presenta con due fedelissimi, il violinista Steve Wickham (con il leader dal 1985) e il tastierista Richard Naiff, e una sezione ritmica formata da Jeremy Stacey alla batteria e Mark Smith al basso.

Il concerto, due ore, è concepito da Scott come una  forte scarica di adrenalina. Si inizia subito con i nuovi brani, a partire con Crash of Angel Wings, un bel rock d'impatto per proseguire con Love Will Shoot You Down, altra canzone dal ritmo intenso. Mike Scott, cantante-chitarrista, non abdica al suo ruolo di leader:   è solo lui che parla con il pubblico e non si risparmia nel forzare voce e chitarra suonata sia in chiave ritmica sia in quella solista. L'unico a cui talvolta lascia la scena è Wickham: apparentemente tranquillo, alterna violino acustico elettrificato, violino elettrico e  mandolino. Spesso, con la distorsione del suono, si diverte a creare effetti da chitarra elettrica e verso la  fine dello spettacolo si mette una maschera per un'esibizione che lo vede imperversare per tutto il palco. Non mancano le ballate, come la splendida Strange Arrangement, ma arrivano più tardi rispetto ai  canoni tradizionali delle scalette. Tra i brani nuovi ricordiamo anche She Tried to Hold Me e It's Gonna Rain.

The Waterboys alla Royal Albert Hall di Londra (foto di Michele Manzotti)
The Waterboys alla Royal Albert Hall di Londra (foto di Michele Manzotti)



Il pubblico, già conquistato dalle produzioni recenti, esplode letteralmente quando viene attaccata The Whole of The Moon (da This is the Sea). E' questa la svolta dello spettacolo: gli spettatori della platea saranno sempre in piedi, seguiti da quelli della galleria e dei vari di ordini posti. Le ovazioni arrivano anche per altri classici, come Old England, Don't Bang The Drum, And a Bang on The Ear. Fino a Fisherman's Blues, dilatata nei tempi dove tutti, musicisti e spettatori saltano e ballano approfittando dello stile folk del brano, uno dei più noti del gruppo. Ascoltato nel posto giusto al momento giusto.





The Waterboys
Royal Albert Hall di Londra



cast cast & credits


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