Spy Ensemble

di Siro Ferrone

Data di pubblicazione su web 16/04/2007

"Le vite degli altri"
Un piccolo capolavoro, premiato con l'Oscar per il miglior film straniero, giunge un po' in ritardo in Italia, ma sempre in tempo per consentirci di misurarne la distanza dal resto della produzione corrente.

Alla base del film ci sono alcuni anni di ricerche che il giovane regista e sceneggiatore Florian Henckel von Donnersmarck ha dedicato allo spoglio dei documenti contenuti negli archivi della polizia segreta della Germania comunista (la Stasi), finalmente resi pubblici dopo la caduta del muro di Berlino. Attraverso la lettura di quelle pagine i tedeschi hanno scoperto una realtà molto più cruda e squallida di quanto si sarebbe potuto credere. Quasi un simbolo di quel regime la ragnatela di circuiti e fili telefonici che percorreva le mura di tanti edifici pubblici e privati, attraversata da conversazioni private, intime o politiche, carpite al solo scopo di avere un pretesto per arrestare, interrogare e torturare il maggior numero possibile di cittadini, preferibilmente quelli invisi al burocrate o funzionario di turno.


                                     Le vite degli altri

Dunque un film storico, costruito attraverso la lettura delle fonti primarie. Già questo costituisce un'eccezione rispetto al panorama nostro contemporaneo, infestato da svenimenti fantasy, sbattimenti pseudoerotici, onanismi ombelicali, hamburger mitografici. Su questa serietà documentaria l'autore ha imbastito una narrazione calibrata e essenziale, una sorta di spy story a sfondo erotico, di facile consumo, secondo il modello brechtiano (autore più volte citato nel film) che vuole i contenuti drammatici e morali veicolati da trame e soggetti popolari. Nella trama popolare s'infiltra però un emozionante crescendo morale.

Qui vediamo un potente burocrate del partito che, infoiato per la bella e fragile attrice Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), sentimentalmente legata a uno scrittore di successo (Georg Dreyman, interpretato da Sebastian Koch) cerca di incastrare il suo rivale mettendo sotto controllo il suo appartamento con apposite microspie. La direttiva percorre tutta la piramide burocratica e assegna il compito di ascoltare e pedinare la vita privata dello scrittore a un fedele funzionario della Stasi. E' lui il protagonista del film, Gerd Wiesler, interpretato dall'eccellente Ulrich Mühe. Rigoroso e attento, zelante e convinto, redige con pazienza e puntiglio i verbali di quanto ascolta attraverso i microfoni nascosti. Lo sappiamo obbediente al Partito e alla sua ideologia poliziesca, convinto della potenziale pericolosità di coloro cui è stato assegnato come controllore. La sua vita consiste nell'esecuzione obbediente del compito assegnato, nella fedele appartenenza ad un sistema che lo trascende. La missione è la sua prigione e il suo riscatto come in certi personaggi di Kafka.


                          Martina Gedeck e Sebastian Koch

Progredendo lungo il labirinto delle intercettazioni e dentro le spirali di una trama sapientemente intrecciata, il libero arbitrio si fa lentamente strada nella mente di questo tragico e solitario eroe della disperazione, laconico e ripetitivo come un personaggio di Beckett. Sarà lui, nella sua grigia spolverina che lo accomuna agli umili e convinti "servitori dello stato" di ogni regime e paese, con il suo sguardo vivido e disperato, a dare la svolta alla storia, tradendo il regime e salvando l'eroe buono con la stessa meccanica meticolosità con cui, all'inizio, aveva eseguito il suo "pedinamento".

La bella e fragile attrice, cedevole ai ricatti del malefico potere seppur innamorata del buon scrittore, si suicida come l'eroina infelice di una spy story. L'infedele spia salva la vita ma non il posto di lavoro: sospettato, regredisce al grado di impiegato d'ordine, mantiene però intatto lo zelo di sempre, lo spirito di appartenenza ad un sistema, adesso non più politico, ma esistenziale. Farà il postino nella Germania liberata dalla Stasi e quando si troverà davanti ad una vetrina in cui si reclamizza il libro che sulla vicenda ha scritto lo scrittore emendato e rigenerato, andrà a comprarlo, non per regalarlo – come gli chiede il commesso della libreria - ma per se stesso.


                              Le vite degli altri

Girato secondo uno stile essenziale, imparentato al ritmo dei polizieschi di genere, questo processo alla morale dell'obbedienza è il segno di un talento drammaturgico più che di una sapienza visuale. Per fortuna nient'affatto postmoderno, nonostante la varietà di riferimenti cui abbiamo appena accennato. La storia reclama il suo spazio in mezzo ai lemuri, ai replicanti, ai revenants del cinema contemporaneo. E ci emoziona.

Le vite degli altri

Cast & Credits




 

 

 

 

 

 

 

 


 
 


Florian Henckel von Donnersmarck


Cast & credits

Titolo 
Le vite degli altri
Origine 
Germania
Anno 
2006
Durata 
137'
Formato 
35 mm
Colore 
Titolo originale 
Das Leben der Anderen
Soggetto 
Florian Henckel von Donnersmarck
Regia 
Florian Henckel von Donnersmarck
Interpreti 
Martina Gedeck (Christa-Maria Sieland)
Ulrich Muhe (Gerd Wiesler)
Sebastian Koch (Georg Dreyman)
Ulrich Tukur (Anton Grubitz)
Produzione 
WIEDEMANN & BERG FILMPRODUKTION, BAYERISCHER RUNDFUNK (BR), CREADO FILM, ARTE
Distribuzione 
01 Distribution
Scenografia 
Silke Buhr
Costumi 
Gabriele Binder
Sceneggiatura 
Florian Henckel von Donnersmarck
Montaggio 
Patricia Rommel
Fotografia 
Hagen Bogdanski
Musiche 
Stéphane, Gabriel Yard