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Ascesa e caduta di un bugiardo e delle sue "spiritose invenzioni"

di Carmelo Alberti
  Il bugiardo
Data di pubblicazione su web 17/09/2003  
Glauco Mauri approda alla messinscena del Bugiardo, la sua prima realizzazione goldoniana, sull'onda della vocazione per una teatralità poetica tanto studiata quanto efficace, mantenuta sul filo della fantasia e del grottesco, attenta a scoprire le relazioni con la dimensione del contemporaneo. Pertanto, oltre il gioco dell'ambientazione immaginaria, filtrano dal lavoro vari riferimenti a quello stile-Mauri che ha segnato le sue riletture della grande tragedia classica, del teatro di Shakespeare, di Beckett e di Jonesco. Conta la scenografia di Alessandro Camera, che colloca la commedia in uno spazio libero sviluppato in ogni direzione, soprattutto verso l'alto, attraverso l'intersecarsi dei piani ritmici, l'oscillare di altalene aeree, la leggerezza delle tele che salgono in cielo agganciate a piccoli palloni aerostatici, oppure mediante l'ironica navigazione dei personaggi sulle "bici-gondole". L'atmosfera, sostenuta dalle belle luci di Gianni Grasso, si dilata verso un infinito venato di meraviglioso e di assurdo, tale da esaltare l'universalità del discorso goldoniano ben al di là dei confini della città lagunare.


Il bugiardo


L'attore-regista si misura con il capolavoro di Goldoni raffinando l'indagine sul personaggio del bugiardo, descritto in scena da Roberto Sturno con particolare bravura, valorizzata da una sostenuta energia recitativa. Lelio dichiara fin dall'inizio il piacere di andare incontro ad una nuova avventura, una dichiarazione che dà la possibilità di valutare il suo eclettismo inventivo, alla stregua di un romanziere, e di evidenziare lo slancio verso l'improvvisazione assoluta. Mentre la messinscena si allontana dalla sterilità della commedia delle maschere, si apre un fronte interessante che indaga il pensiero e l'animo del bugiardo, visto qui come un uomo maturo, che nasconde sotto la parrucca ciuffi di capelli bianchi e si lascia travolgere, a suo modo, dall'amore per Beatrice; si tratta di una passione che ingloba l'ebbrezza delle conquiste precedenti, che incrocia persino il sogno del vecchio Pantalone, commosso all'idea di poter tenere per mano un erede.

È questa un'ulteriore novità della proposta di Mauri, che riserva a sé la figura del vecchio mercante, un'interpretazione che oscilla tra il rigore di un padre che vuol imporre la propria autorità, anche nel disporre le nozze del figlio, e l'attrazione per la ricchezza e la nobiltà, per una condizione felice che l'ingegnoso sproloquio del bugiardo lascia baluginare. Il dialogo padre-figlio copre una parte rilevante della commedia e rivela sviluppi inconsueti, a partire da una sottile venatura malinconica che filtra negli sguardi e nei sospiri dei due interpreti.

Il confronto tra la vitalità di Lelio e l'immobilità degli abitanti della casa borghese indica una via drammaturgica che sposta la rappresentazione verso la difficile unità fra l'invenzione geniale e l'azione ordinaria; solo il teatro offre la possibilità di esaltare il connubio, trasformando la parola in creazione attiva. Un elogio meritano tutti gli attori, impegnati ciascuno a spostare l'asse espressivo dalla convenzionalità verso le zone della metafora. Glauco Mauri disegna Pantalone con grande sapienza e sobrietà, valorizzando le sue speciali modulazioni vocali. Roberto Sturno mostra una padronanza scenica lodevole, mettendo in campo briose varianti linguistiche dal napoletano al veneziano, oltre ad una attenta gestualità, fino al momento conclusivo, quando con una giravolta del suo mantello s'immerge nell'oscurità e si tramuta in una silhouette casanoviana.

Stefania Micheli è una Rosaria sobria e gentile, che risponde allo slancio del mentitore e tristemente rientra nel grigiore dell'ordine, unendosi a un innamorato incerto e infantile, il Florindo di Nicola Bortolotti. Un elogio a Daniele Griggio il cui Brighella non reca più sopra di sé il colore della maschera, ma piuttosto l'amara rassegnazione di un amico fedele. Interessante la definizione linguistica del Dottore, recitato da Giulio Pizzirani in modo speculare al mercante veneziano, con lo scopo di rafforzare l'idea dell'inerzia dei padri. Gradevole la resa degli altri protagonisti, vale a dire Valentina Valsania, nelle vesti di Beatrice, Giorgio Lanza, uno stralunato Arlecchino, Chiara Andreis come Colombina, Mino Manni come Ottavio e Natale Russo vivace inventore di ridicole apparizioni minori.



Il bugiardo
cast cast & credits
 

Glauco Mauri
Glauco Mauri


 






 

 
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