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L'arte di raccontare

di Emanuela Agostini
  Laura Curino
Data di pubblicazione su web 22/12/2006  

Sabato 16 dicembre, nei camerini del Teatro Comunale di Antella, al termine di Camillo Olivetti, alle radici di un sogno andiamo ad infastidire Laura Curino, interprete e autrice dello spettacolo (in collaborazione con Gabriele Vacis): molto gentilmente posticipa il meritato riposo, e accoglie volentieri l'invito a una chiacchierata perchè, dice, «serve a riorganizzare le idee».


Come e quando ha iniziato a fare teatro?
Allora... se intendiamo giocare al teatro, credo verso i tre anni, che è la prima volta che ricordo di aver fatto la Santa Caterina...diridin diridin bum bum la Santa Caterina... Mi piaceva moltissimo. Ho cominciato poi a farlo a scuola. Dopo la scuola ho continuato in tutti i posti. All'epoca  - erano gli anni ’70 - quel tempo buono in cui Comuni, istituzioni, finanziavano volentieri il teatro, cosa che non accade più, ti poteva capitare a Torino di fare corsi, laboratori, messinscene con maestri importanti, non col cugino del fratello di uno che era andato a fare un corso. Ti capitava di non pagare e di fare un laboratorio con Augusto Boal, Dario Fo, con la Comuna Baires piuttosto che con l'Odin; di ascoltare delle lezioni di Grotowski, Orazio Costa. Voglio dire... neppure soltanto un solo ambito ma... anche i nascenti Magazzini e questo era eccezionale. Non c'era l’accademia a Torino, e comunque la mia famiglia non avrebbe avuto nessun tipo di inclinazione, né economica, né sociale, né culturale a farmi fare una scuola di teatro. Però potevo farlo, e lì sono stati grandi insegnamenti. Poi ho cominciato prestissimo a lavorare, a mettere su un gruppo che si chiamava Teatro Settimo, con alcuni personaggi che sono Gabriele Vacis, Lucio Diana, Adriana Zamboni, Roberto Tarasco e Lucilla Giagnoni. C’è passato di tutto: Marco Paolini, Eugenio Allegri, Mirko Artuso... È diventato un ambiente culturale e anche una professione, è stato un passaggio molto morbido...

...progressivo...
...sì esatto, prima il lavoro, università, i corsi, il teatro vissuto come lusso serale e poi piano piano è diventato anche una professione. 

Laura Curino
Laura Curino



Lei ha fatto anche l'università?
Sì, era il prezzo pagato alla famiglia. In realtà volevo fare l'università, la mia famiglia non poteva permetterselo e quindi ho iniziato a lavorare. A quel punto se volevo fare il teatro dovevo lavorare e fare  bene l'università. Era il luogo per affrancarmi dal loro giudizio, perchè per altro il teatro non lo potevano proprio mandare giù.

Che università ha fatto?
Ho fatto Lettere con indirizzo artistico e naturalmente Storia del teatro a Torino.

Quindi poi le è tornato utile anche questo aspetto?
Uno dei miei maestri più amati è Gian Renzo Morteo, il professore di Storia del teatro a Torino a cui devo veramente tantissimo. Lui e Giovanni Moretti, la persona con cui aveva la cattedra, sono le persone che mi hanno fatto da guida, sistemando teoricamente quello a cui avevo accesso invece a livello pratico nei laboratori o nella sperimentazione un po' casalinga che si faceva all'inizio. Sono le persone che hanno inquadrato questo imparare all'interno di un panorama impedendomi di scoprire l'acqua calda. Il che non è poco.

Da cosa parte quando si mette a lavorare a un nuovo progetto?
Da cosa parto? Dipende, sono abbastanza d'accordo con Peter Brook quando dice... d'accordo... chi sono per essere d'accordo... è affascinante quando dice che all'inizio uno spettacolo è un colore, un'idea cui giri attorno per un po' così in sordina, magari un anno, anche due anche tre, poi quelle parole, quell'argomento iniziano a rientrare in una serie di coincidenze. Torna nei discorsi, cominci a parlarne sempre più spesso e questo continuare un po' ossessivo a ritornarci col pensiero determina il fatto che quello è maturo. E allora cominci a lavorarci, cominci un lavoro di documentazione di qualsiasi genere sul tema. Credo che questo sia abbastanza dovuto agli studi filologici per cui prima ho bisogno di "barocco", cioè trovare tantissimo, molto materiale. Quando c'è tutto, allora il lavoro è togliere e scrivere solo quello che è decantato. Faccio due, tre, quattro versioni e poi lo metto in mano a qualcun altro perchè poi non so tagliare, mi affeziono a tutto. Dipende dalle volte, ci sono interlocutori diversi: scrivo con Michela Marelli, Luca Scarlini, Gian Luca Favetto, Vacis. C'è un tempo in cui devo staccarmi e dire: "Vedi un po' tu!"

Comunque parte dal testo, da un'idea che poi si fa testo...
Sì, perchè da molto tempo lavoro sul racconto. Stiamo parlando di spettacoli che faccio da sola. È evidente che per un lavoro fatto con altri su un testo che esiste già, allora il mio lavoro è più un lavoro d’attrice, e un lavoro d’attrice per me parte evidentemente dal testo come materiale condiviso insieme agli altri. Quando c'è. Altrimenti possono essere le improvvisazioni... dipende dalle produzioni... e poi di solito parte da un suono. Il lavoro di attore parte quasi sempre da qualcosa che ti arriva da molto lontano come suono, e lì comincio a cercare.

Laura Curino
Laura Curino

Lei svolge anche attività d’insegnamento, quali sono quelle cose che lei ritiene più necessario trasmettere.
In questo periodo, credo la capacità di ascolto, non far niente, la sottrazione di se stessi, la possibilità di cominciare il lavoro ascoltando e non facendo nulla e poi piano piano da lì far nascere. Il lavoro di pedagogia che io faccio è quasi esclusivamente dal punto di vista di quello che conosco meglio e cioè il racconto. Attuata questa sottrazione e questo ascolto, insegno a raccontare storie ascoltando sempre però il pubblico, cioè affinando la possibilità di andare insieme al pubblico a trovare il ritmo giusto di lavoro. Credo che questa sia la cosa che so fare meglio poi - vabbè - ci sono le diverse tecniche della narrazione.




 


Laura Curino

Fotografie tratte dal sito ufficiale dell'attrice www.lauracurino.it
 



 
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