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Danzare con lentezza

di Gabriella Gori
  Black Water
Data di pubblicazione su web 18/11/2006  
Uno spettacolo come Black Water di Saburo Teshigawara, accolto trionfalmente al Teatro Comunale di Ferrara in occasione del debutto in prima assoluta, spinge a riflettere sul senso stesso della danza e sull'origine del termine con cui viene indicata questa straordinaria e specialissima forma d'arte in movimento e di movimento. E' probabile, anche se oggi più di un linguista preferisce parlare "di etimo incerto" o "sconosciuto", che la parola in oggetto derivi dalla radice tan che in sanscrito significa tensione. E questa etimologia, da cui il francese danse, l'inglese dance, lo spagnolo danza, il tedesco Tanza, il russo tanec, l'italiano danza, sembra non solo da accettare ma anche persuadere.

Che cosa è infatti la danza se non il visibile frutto di una tensione interna che si sprigiona dal corpo del ballerino? Un impulso grazie al quale per usare le parole di Saburo Teshigawara "il moto delle mani, delle spalle, della testa, del busto, crea scie piene di gesti non contabili, di dettagli innumerevoli come nella realtà"? Actio spontanea dunque, aperta agli stimoli che provengono dal luogo deputato al suo divenire, la scena, e terreno adatto a "sperimentare" il corpo concepito come "pelle piena di piccoli buchi, attraversabile dall'energia" che riempie lo "spazio nel moto multidimensionale della danza".

La danza appunto di Saburo Tashigawara che è tensione, azione, impulso, respiro, arte,  bellezza. Magia che genera dinamiche lineari e contorte, velocissime e lentissime, in cui il corpo si fa veicolo visibile e tangibile della forza che lo sorregge. Un "accadimento fenomenologico" in cui come dice Teshigawara è basilare "il rapporto con lo spazio" e in cui "l'azione è una coproduzione tra ciò che avviene fuori di noi e ciò che avviene dentro di noi". Black Water è tutto questo.


Black Water
Black Water


Creato a Civitanova Marche, il "buen retiro" di Tashigawara che ha trovato nella tranquillità della cittadella marchigiana l'habitat naturale per dedicarsi all'otium choreographicum, lo spettacolo è un'azione danzata per tre elementi, le danzatrici Kei Miyata e Rihoko Sato e lo stesso Saburo Teshigawara. Tutti membri di KARAS (corvo), la compagnia fondata nel 1985 dall'artista giapponese. Formatosi alla ferrea disciplina del balletto classico e appassionatosi allo studio delle arti plastiche, questo "coreoautore" dagli occhi a mandorla ha ricevuto riconoscimenti internazionali come danzatore, coreografo, direttore, ed è stato invitato a firmare lavori per il Ballet Frankfurt di William Forsythe nel 1994, il Bayerisches Staatsballet di Monaco nel 1999, il Nedherland Dance Theatre nel 2000 e il Ballet de l'Opéra National de Paris nel 2003.    

Black Water
Black Water
     
Indiscussa figura della scena coreutica contemporanea, Saburo ha maturato nel tempo un'inconfondibile poetica del movimento che si esprime nella prediletta forma del solo, primo fra tutti Bones of Pages del 1991, e in quella corale di famose pièce come Green del 2003, filtrate dalla millenaria tradizione del teatro giapponese del Noh e dalla weltanschauung orientale. Una visione del mondo orientata ad una concezione dilatata e rispettosa del tempo che si ritrova anche in Black Water.

Nella creazione, di cui Teshigawara cura luci e costumi, tutto appare dilatato a cominciare dal prologo in cui uno strano personaggio con un enorme mantello si muove con flessuosità felina, eseguendo passi e gesti ampliati e rallentati dalla morbida pezza che lo avvolgeSu tutto predomina un'atmosfera chiaroscurale, quasi cinerea, rischiarata a tratti da lampi di luce che filtrano da pannelli posti in diagonale e accompagnata da pagine di Mozart, arricchite da inserzioni musicali selezionate da Saburo Teshigawara e Kei Miyata e da un sostrato sonoro di gocciolii d'acqua, sciabordii di onde, silenzi, respiri, suoni emessi dalla frizione dei piedi sul pavimento. L'interrotta contrapposizione tra luce ed ombra si riflette nell'identica contrapposizione tra velocissime e lentissime parti danzate che lo stesso Saburo, un affascinante cinquantatreenne, riserva a se stesso e poi 'cede' alle splendide 'compagne' di scena, Key Miyata e Rihoko Sato, rigorosamente vestite di scuro.

Il trio, dotato di una tecnica portentosa, dà vita ad una raffinatissima performance che se non prescinde dal senso globale dell'armonia classica è incline però a tramutarsi in armonica disarmonia in momenti di grande impatto visivo. Un ossimoro che rende peculiare l'orchestica 'teshigawariana' da cui traspare anche la tradizione del Noh nel carattere plastico della danza, fatta di pose e sequenze piene di nobiltà, dignità e grazia, nel minimalismo del simbolico décor, nella breve durata dell'azione scenica. Tutti 'orientalismi' a cui rispondono altrettanti riconoscibili 'occidentalismi' nella contemporaneità coreutica di certi passaggi, nella contorsione di corpi, nella frenesia di certe sequenze, nella stasi che prelude alla parossistica spirale di legazioni. Legazioni  caratterizzate dalla levità e dall'adamantino nitore dei movimenti degli arti e della testa, di cui si perde la matrice classificatoria e si coglie il senso del 'movimento in danza e di danza'.  Un qualcosa sostiene Saburo di non "contabile e schematizzabile" che nasce quasi per partenogenesi come "forma di contrappunto" con ciò che ci circonda e in base al quale ballare è un'azione spontanea legata all'istante. Una determinazione a relazionarsi con lo spazio e il tempo, un fluire di emozioni che fanno di Balck Water una perla preziosa dello scrigno di Saburo Teshigawara  e di tutta la danza contemporanea.   


 




Black Water
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