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Opera: la Stagione ragazzi al Teatro Comunale di Modena

Roberta de Piccoli
  Il Maestro Aldo Sisillo
Data di pubblicazione su web 16/11/2006  
Da qualche anno la Fondazione Teatro Comunale di Modena propone al suo affezionato pubblico un'originale consuetudine pre-natalizia: la messa in scena di una nuova opera contemporanea, commissionata e prodotta per la Stagione ragazzi (Il fantasma di Canterville di Claudio Scannavini e Diporti, 2000; Neve Bianca di Marco Betta, 2001; Racconto di Natale di Carlo Galante, Dario e Lia del Corno, 2002; La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Marco Biscarini e Pier Francesco Campi, 2003; Lavinia fuggita di Matteo D’Amico e Sandro Cappelletto, 2004; La Bella e la Bestia di Marco Tutino e Giuseppe Di Leva, 2005). Il progetto, abilmente gestito con passione da artigiano esperto dal direttore Aldo Sisillo, ha il merito, rarissimo in Italia, di fornire agli autori contemporanei la possibilità di confezionare opere che abbiano un orizzonte certo, oltre a quello, inverso, di offrire visioni musicali qualitative. Una sorta di mécanisme atto a sostenere il confronto diretto tra i risultati delle ricerche musicali contemporanee e le risposte di un pubblico difficilissimo ed esigente come quello giovanile, destinato ad incrementare la curiosità verso la cultura musicale in genere, considerata sempre più spesso in termini edo-commerciali o iperspecialisti. Ne abbiamo parlato sorseggiando un caffè con il Maestro Aldo Sisillo l'estate appena trascorsa, durante i preparativi per la nuova stagione.

Direttore, com'è nata questa idea di offrire un 'Cartellone per ragazzi'?
Il progetto è nato in stretta collaborazione con l'ERT, ed era già attivo alla mia venuta a Modena. Ma non è un'esclusiva 'modenese': tutti i maggiori Teatri d'Italia ne possiedono uno… la differenza è che pur gestendo programmi intelligenti e piacevoli (belli gli interventi sul materiale rossiniano di Pisa e di Bologna), anche ricorrendo a compagnie specializzate di qualità (come il "Teatro delle Briciole"), gli altri non investono in Opere contemporanee (un tentativo coraggioso è stato fatto a Bergamo con "Il Teatro delle Novità").
Noi, come Teatro Comunale, interagiamo e integriamo quanto proposto per la prosa dal Teatro Storchi e, nella volontà di seguire una linea programmatica stagionale comune, abbiamo, ovviamente, il compito di visionare/proporre tutto ciò che concerne l'aspetto musicale; promuovendo in particolar modo la musica 'dal vivo' (opera e danza). Lo scopo iniziale è quello di sempre: stimolare le nuove generazioni, educarle all'arte. Ci vantiamo di volerlo fare con qualità, rinunciando anche a spettacoli sensazionali legati a cast d'eccezione e destinati esclusivamente al pubblico serale.

Come viene composto il cartellone in questione, o meglio, quali sono i criteri di scelta (temi, fasce d'età e così via)?
Si cercano opere di argomento fiabesco (ma la fonte può essere anche attuale), che facciano riferimento agli archetipi più classici. Drammatizzazioni dove l'impatto visivo e la gestualità svolgano un grosso ruolo (un buon esempio è dato dall'Opera Bestiale ovvero La Compagnia degli animali cantanti di Aldo Tarabella e di Antonella Carezzi, con i pupazzi di Altan). Fondamentali sono le opere che comprendono la danza; anzi, in questi ultimi anni stiamo valutando la possibilità di differenziare anche il programma destinato alla stagione del balletto, per poter fornire almeno uno spettacolo destinato a questa categoria di pubblico, ed è quello che abbiamo fatto offrendo La favola esplosa di Giorgio Rossi in collaborazione con il Teatro Comunale di Chiasso e Sosta Palmizzi Network.
Per quanto riguarda le fasce d'età, ogni anno cerchiamo di soddisfarle tutte, curando spettacoli per le scuole elementari, per le medie inferiori e superiori. Non sempre ci riusciamo, o non al meglio… Molto dipende dai fondi a disposizione: la produzione di Lavinia, ad esempio, è costata centomila euro… non potevamo permetterci di investire molto di più. La scelta è stata obbligata, anche se non era sicuramente un'opera comprensibile dai più piccoli, almeno non totalmente…
<i>La famosa invasione deglio orsi in Sicilia</i> (Foto: R. P. Guerzoni)
La famosa invasione deglio orsi in Sicilia
(Foto: Rolando Paolo Guerzoni)


Perché la volontà di commissionare/finanziare la produzione di un'opera nuova?
Per quanto mi riguarda, è una passione. Mi piace ricoprire il ruolo di sovrintendente, di direttore artistico e mi piace svolgerlo in termini attivi, intervenendo in prima persona nella composizione dell’opera e negli allestimenti… all’atto creativo…un po’ come faceva Ricordi ("questo non va! Taglia!....qui aggiungi…!"). Credo sia giusto così. Chi meglio di un direttore di Teatro conosce il suo pubblico e può pensare al suo futuro? Limitarmi alla composizione del cast sarebbe deprimente: stancante e futile!
Insomma, è una scommessa che porto avanti in prima persona. Effettivamente è un atteggiamento non usuale per il mercato musicale nazionale. In Italia, purtroppo, c'è una certa trascuratezza in questo settore. La causa principale è chiaramente la totale mancanza di fondi economici (ad ogni livello) che permettano di investire in progetti che abbiano continuit. L'unica soluzione possibile, per realizzare prodotti di un certo valore, è ricorrere a co-produzioni (la prima spetta a chi investe di più, ovviamente), ma non sempre è facile trovare l'accordo, sono rapporti che richiedono tempi più lunghi. Noi, ad esempio, abbiamo collaborato con i Teatri di Pisa, Lucca, Ravenna, Bergamo, Verona (anche con Reggio Emilia per Prova d'Orchestra di Giorgio Battistelli e con Roma per Il fantasma nella carabina di Marco Betta da un racconto di Camilleri, ma queste due erano opere per 'adulti').
La cosa fondamentale è rendersi conto che in realtà l'Opera non è morta, è solo 'in trasformazione': è finito un 'linguaggio', non il genere. L'errore di molti autori contemporanei è stato quello di estraniarsi dal pubblico, di non cercare più forme di comunicazione, ma di dedicarsi in modo solipsistico alla ricerca pura. È un errore che stiamo pagando e molti si stanno ricredendo (anche Donadoni, amico e maestro). Bisogna avere la capacità di maneggiare concretamente il materiale sonoro e di proporlo in termini 'fisiologici', soprattutto percettivo-temporali.
L'opera dedicata ai ragazzi è perfetta: deve durare poco (intorno ad un un'ora) e deve offrire molto.


Come vengono selezionati compositori e librettisti? E la storia?
Si pesca dal mercato. Autori già con dell'esperienza alle spalle (spesso hanno partecipato -vincendo- a concorsi nazionali o internazionali) e che sappiano gestire il materiale sonoro in modo diversificato, ma sempre narrativo e comunicativo. Devono cercare una commistione di stili, combinare con fantasia diversi generi (opera, operetta, musical, cabaret e così via, anche la musica leggera) e considerare che non tutto deve essere cantato (la prosa deve avere un suo ruolo ben definito all'interno di queste produzioni).
In pratica, devono aver operato in diversi ambiti, devono averli 'digeriti' tutti e devono riproporli in un unico contesto con un linguaggio colto e interessante; facendo uso anche di tecniche moderne come l'amplificazione (non siamo più nel Settecento…), ricorrendo a voci non solo impostate liricamente… e soprattutto devono avere una storia!
Qui subentrano i librettisti, che molto spesso sono proposti dai compositori, con i quali hanno rapporti di collaborazione già assodati.
La storia la propongono loro, spesso capita che ci stiano già lavorando o che la cosa fosse in progetto da tempo e che aspettassero solo il pretesto giusto per attuarla. Poi se ne parla assieme.

<i>Il Piccolo Spazzacamino</i> (Foto: Rolando Paolo Guerzoni)
Il Piccolo Spazzacamino (Foto: Rolando Paolo Guerzoni)



L'esperienza teatrale, il contatto tra Scuola e Teatro, si limita alla visione o va oltre (preparazione degli insegnati, visite guidate, incontri con gli artisti, e così via)?
No, non si tratta solo di 'visioni'. Per lo meno non nella maggior parte dei casi! Ci sono vari progetti culturali correlati, che stiamo portando avanti. Ad esempio, "I mestieri della Lirica" comprende cinque incontri per le scuole superiori (gli studenti partecipano alle prove generali di un allestimento e si confrontano con regista, direttore d’orchestra, compositore, librettista e così via); ci sono poi una serie di "Lezioni–Concerto" organizzate da un giovane compositore cittadino, Claudio Rastelli, destinato ai ragazzi delle scuole Medie per svelare loro i misteri della musica; con "I Luoghi del teatro", invece, si soddisfano le esigenze dei bambini delle scuole elementari, che vengono condotti da un gruppo di animazione in esplorazione dietro alle quinte (ad esso sono collegate alcune attività di laboratorio in sala di Scenografia, per insegnare loro a creare dei bozzetti e a costruire teatrini di carta).
Non da tralasciare, poi, è la presenza di un Coro stabile di voci bianche (a questo proposito si è deciso di inserire in repertorio un classico, Il Piccolo Spazzacamino di Britten, opera proposta di recente dal coro con la partecipazione delle scuole che intervenivano allo spettacolo), l'avvio di alcune attività in collaborazione con l'Istituto Musicale "Orazio Vecchi" (ricordo l'esecuzione della Fabbrica di Cioccolato di Alberto Giacometti) e i rapporti con il "Il Festival delle Bande Militari" (che dire della Buona novella di Fabrizio De Andrè con David Riondino per "Rataplan" a luglio?).

L'esperienza si sta definendo come uno stimolo positivo per la città? Si sono concretizzate risposte di pubblico in termini di presenze e quindi economicamente, oltre che culturalmente, favorevoli? In pratica: i 'bambini cresciuti' sono maturati?
È prematuro affermarlo. La risposta l'avremo tra dieci anni… comunque (lo dico sottovoce) abbiamo avuto un incremento di pubblico che si alterna tra il 5 e il 7% in questi ultimi anni, in netta controtendenza rispetto ai 'trends' nazionali. Quindi… sì… investire nei giovani dovrebbe essere un buon investimento… 
 



 
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