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Carolyn nel paese delle donne

di Gabriella Gori
  Inanna
Data di pubblicazione su web 27/10/2006  
Da una donna per tutte le donne. Questo il senso primo ed ultimo di Inanna, lo spettacolo di Carolyn Carlson andato in scena in prima italiana al Teatro della Pergola di Firenze. La storica e prestigiosa sede dell'Accademia degli Immobili che ormai da qualche anno ha il piacevole vezzo di inaugurare la stagione di prosa con la cosiddetta "danza d'autore". Una scelta di qualità che ha portato sulla scena coreutica fiorentina il  lavoro della coreografa americana ispirato a Inanna, la dea sumera della fecondità e della bellezza antenata della babilonese Ishtar, della greca Afrodite e della romana Venere.

La creazione, ideata nel 2005 per il Centre Choréographique National Roubaix Nord-Pas de Calais, è una elegante pièce di teatrodanza interpretata da sette brave "danzattrici" e accompagnata dalle immagini di Francesca Woodman. La fotografa statunitense a cui la Carlson dedica Inanna con il palese intento di esorcizzare l'energia negativa che ha portato Francesca al suicidio e celebrare la forza che caratterizza l'universo femminino.


Inanna
Inanna


Un istinto di sopravvivenza e un desiderio di continua rinascita che sembra riflettere la stessa storia artistica di Carolyn, insignita di numerosi e ambiti premi fra cui il Leone d'oro alla carriera, ricevuto a giugno alla Biennale Danza di Venezia.

Assegnato solo a Merce Cunnigham, il grande mentore della danza postmoderna americana, questo ambito riconoscimento è ora andato a una "donna d'acqua" come lei ama definirsi che non ha mai interrotto l'eterno fluire dell'indole tersicorea  a cominciare dagli anni Sessanta quando era ballerina nella compagnia di Alwis Nikolais, poi "coreografa étoile" del GRTOP (Groupe de Recherches Théatrale dell'Opéra de Paris) negli anni Settanta e direttrice del Teatro Danza La Fenice Carolyn Carlson negli anni Ottanta. A cui si aggiungono le direzioni artistiche del Cullberg Ballet dal 1994 al'95, del Settore Danza della Biennale di Venezia dal 1999 al 2002, dell'Atelier de Paris Carolyn Carlson dal 1999 e del Centro Coreografico Nazionale di Roubaix dal 2004.


Inanna
Inanna



Un'intensa attività che la vede a sessantatre anni adoperarsi ancora per aprire a Chiasso un'Accademia professionale sull'esempio dell'Accademia Isola Danza di Venezia, dedicarsi alla poesia e alla calligrafia, arricchire il nutrito corpus coreografico, sfidare il tempo calcando le scene con l'ineguagliabile incedere di una "fera bella e mansueta".

Inanna, accolto trionfalmente alla Pergola, è una delle ultime fatiche della dancemaker californiana che mostra di saper cogliere e rendere le infinte contraddizioni dell'anima muliebre in uno spettacolo di notevole impatto visivo ed emotivo. Ma che, complice forse la ridondanza di alcune parti, risulta più un personale ripensamento di stilemi 'carlsoniani' e 'bauschiani', che l'inizio di un nuovo percorso creativo.

La pièce si snoda in quadri in cui le sette protagoniste parlano, danzano, saltano, ridono, piangono, sulle musiche di Armand Amar, a cui fanno eco stralci di Bruce Springsteens e Tom Waits.

Fin dallo splendido solo recitante di Sara Simeoni, impersonificazione della belle dame sans merci che, muovendo ad arte lo strascico rosso fuoco lo trasforma in uno spazzolone e dà il cencio per terra, appare chiara la misteriosa capacità metamorfica della donna. Creatura dai mille volti, mai doma e sempre consapevole della sua identità.

Carolyn questa volta, anziché scegliere l'esclusiva forma compositiva dell'assolo, tipica dei suoi celebri Blu Lady e Vu d'ici, riscopre la coralità con le sette interpreti che iniziano un viaggio nella complessa realtà femminile, arricchita dalle poesie e dalle calligrafie disegnate dalla stessa coreografa.

Ecco allora apparire la fanciullezza nelle sembianze e nei rimbalzi di Isida Micadi, la calda e rassicurante madre di Sara Orselli, la donna in carriera in tailleur che in maniera impeccabile esegue una danza sincopata che riecheggia il "voguing" della break dance, la sequenza corale in cui tutte, calzando vertiginosi tacchi a spillo, mostrano strane e asimmetriche protuberanze siliconate, il nuvolo di geishe in fruscianti chimoni, il sacrificio dell'eletta che sala su una montagna, l'emblematico quadro finale. Una scena d'ambientazione preistorica, stile 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, in cui le sette primitive sono coperte solo da una maschera sul viso che cela, già agli albori dell'umanità, il meraviglioso e impenetrabile mistero che si chiama donna.

In Inanna tutto è studiato nei minimi dettagli a cominciare dalle scenografie di Euan Bernet-Smith e dalle luci di Rémi Nicolas, che ricreano suggestivi paesaggi lunari, desertici, esotici, urbani. Gli stessi variopinti e coordinati costumi di Emmanuelle Piat non vengono meno a tale assunto e contribuiscono ed esaltare i tipici stilemi 'carlsoniani'. Riconoscibilissimi sono le atmosfere rarefatte, le luci limpide e misteriche, le filiformi figure avvolte da mantelli, le chiome sciolte, le maestose e distanti promenades. Inconfondibile è la poetica del gesto improntata all'accorta ripetizione, ai suadenti ralenti, al frantumarsi, al ripiegarsi o allungarsi nello spazio. Costante la ricerca delle levità come matrice primaria del movimento che genera una danza 'tonale', lirica e ironica allo stesso tempo, con cui la Carlson strizza l'occhio a Pina Bausch, icona del Tanzatheater  e sua coetanea.

Stilemi 'bauschiani' sono gli abiti stile anni Quaranta, le scarpe con il tacco indossate senza calze, l'utilizzo della voce recitante, la marcata impostazione teatrale di certe sequenze. Tutti elementi riassorbiti grazie ad una tecnica "ad incastro" di cui la Carlson si rivela maestra. Una maestra che appare e scompare fra le geishe per sottolineare il misterioso artificium che presiede alla creazione artistica in generale e femminile in particolare.


 




Inanna
cast cast & credits
 


Le foto sono di Anna Solè
 
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