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La favola di un figlio negato 

di Carmelo Alberti
  Il cerchio di gesso del Caucaso
Data di pubblicazione su web 01/05/2003  
Nasce dalla collaudata collaborazione fra il Teatro di Genova e lo Stabile del Veneto la messinscena de Il cerchio di gesso del Caucaso di Bertolt Brecht, nella versione italiana del poeta Edoardo Sanguineti, con la regia di Benno Besson, amico e collaboratore di Brecht. È una rilettura autonoma, ma fedele all’impianto berlinese del 1954, felicemente corredata dalle scene, costumi e maschere di Ezio Toffolutti, il più brechtiano dei nostri scenografi.


Il cerchio di gesso del Caucaso
Il cerchio di gesso del Caucaso


Tanti sono i fili che legano la nuova edizione di Besson al nostro presente, a cominciare dal riferimento che si fa nella favola alle conseguenze di un’incomprensibile guerra combattuta nelle regioni della Persia sulla gente umile, sui miseri e sui disperati che lottano ogni giorno per non soccombere. La differenza che si riscontra nel comportamento tra la classe dei potenti e quella del popolo è esaminata attraverso la parabola del figlio negato, abbandonata da una madre fin troppo distratta e raccolto per compassione da una povera lavandaia; il fragile neonato fa sorgere nel cuore della sguattera, incolta e cocciuta, la vocazione per una maternità verginale, visto che caparbiamente vuole preservarsi inviolata per il suo promesso sposo, il soldato Simon, nonostante abbia accettato di sposare uno sconosciuto per proteggere colui che ha deciso di porre sotto la propria tutela.

Brecht insiste perché la serva Gruscha risulti una figura ingenuamente saggia, rude, grezza, ma non ribelle, insomma il prototipo tragico della misera condizione contadina, il sale della terra. La scrittura del drammaturgo tedesco evidenzia, senza enfasi, l’ambigua vitalità di un popolo troppo spesso vittima dei potenti e dei ricchi, comunque attaccato al senso del dovere e sorretto dall’istinto di sopravvivenza. Il meccanismo dialettico del teatro epico valorizza la tessitura del racconto, che si snoda scena dopo scena come in una moderna tragicommedia sull’amore e sull’ordine, con tanto di coro e di canzoni su musiche di Paul Dessau.


Il cerchio di gesso del Caucaso
Il cerchio di gesso del Caucaso


La graffiante parodia del Cerchio è valorizzata questa volta dalla bella traduzione di Sanguineti, che ricerca le assonanze e i ritmi di un parlato segnato da venature di assurdo. Aiutato dalla maestria stilistica di Toffolutti, che semplifica la scena con felici riferimenti metateatrali e con l'uso dinamico dei velari e degli elementi, Benno Besson libera com'è sua abitudine le attitudini interpretative più nascoste di quindici attori che vestono i panni di una miriade di personaggi, grandi e piccoli. Si tratta di un'autentica popolazione che, affidandosi alla grottesca deformazione delle maschere e dei corpi, delinea sulla scena una narrazione di vasto respiro, simile ad un mosaico di vicende aspre e crudeli, dando uno sviluppo per nulla compiacente al quadro delle storture insite nella natura umana. È ammirevole come l'instancabile regista riesca ad evitare le trappole del didascalismo e l'inutile corredo di motivazioni politiche, valorizzando l'idea di un teatro puro, che s'affida solamente alla mediazione del palcoscenico e che sia in grado di stare al passo con i repentini cambiamenti della storia.

Il risultato è davvero apprezzabile; si assiste ad una rappresentazione bella, agile, godibile che afferra la mente dello spettatore, costringendolo a riflettere, se non a prendere parte, intorno alle questioni che si agitano sulla scena e al dibattito sul destino di un bambino che, nonostante tutto, cresce e spera nel futuro. Orietta Notari è una perfetta Gruscha, abilmente definita nel modo di pensare e di muoversi, convinta di dover piantare i piedi quando sa di avere ragione. Paolo Serra è un estroso Azdak, che una volta nominato giudice amministra ogni processo con uno spirito anarchico, forse perchè ignora le trame della legge, oppure perché sa essere malvagio e interessato oltre i limiti, o semplicemente perché segue l'intuito tramutando il tribunale nello spazio più appropriato per lo svolgimento di una commedia popolare.

Lello Arena
, mentre si traveste in maniera divertita da mendicante, monaco e corazziere, infonde un alone di saggia buffoneria alla figura dell'attonito soldato Simon. Marco Avogadro, Giovanni Calò, Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Adriano Iurissevich, Alessandro Maggi, Manuela Massimi, Angelo Palladino, Roberto Serpi e Lia Zinno passano con sicurezza e con lodevole estro da una parte all'altra, in uno spettacolo che ha un'autentica anima corale. Sui prolungati applausi finali gli attori sventolano, sicuri, le bandiere arcobaleno della pace.


Il cerchio di gesso del Caucaso
cast cast & credits
 


 















Foto dal sito web del Teatro di Genova


 



 

 















 



 
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