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Un viaggio sul mondo della luna, all'insegna del realismo fantastico

di Carmelo Alberti
  Teatre Lliure
Data di pubblicazione su web 01/09/2006  

Tra le proposte del 38° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, dedicato dal suo direttore Maurizio Scaparro a Gozzi e Goldoni europei, spicca la rappresentazione, in prima nazionale, presso il Teatro Piccolo Arsenale de Il mondo della luna, libretto di Carlo Goldoni, musicato da Franz Joseph Haydn nel 1777 in occasione di una festa di nozze dei principi Esterházy. L'edizione è quella prodotta nel 2004 dal Gran Teatre del Liceu e del Teatre Lliure di Barcellona, insieme al Teatro Arriaga di Bilbao, affidato alla misurata esecuzione dell'Accademia Musicale di San Giorgio di Venezia, diretta da Silvia Massarelli. L'attesa maggiore era per la regia di Iago Pericot, che si è avvalso delle scene di Pep Duran, dei costumi di Nina Pawlowsky, delle luci di César Fraga.

Lo spettacolo, apprezzato dal pubblico, risulta segnato dall'eclettismo graffiante di una messinscena ben elaborata; l'artista catalano trasferisce il racconto settecentesco negli anni '60, vestendo i protagonisti con abiti rigati, sottovesti di seta e leggeri paltò, pettinandoli con toupet gonfi oppure a caschetto. La scena, che presenta una zona sopraelevata collegata da due scalinate, è illuminata da luci nitide dai colori contrastanti, che ricordano le tonalità rosa-violacee delle decorazioni pop.

Nel dramma giocoso goldoniano traspare l'irrisione dei mali della società, a partire proprio dalla pratica dell'impostura ai danni dei creduloni e degli esaltati; ma l'affondo non risparmia i rapporti familiari, l'amore e la sete di denaro e di potere. Il gioco delle metamorfosi si conclude nel salotto colorato dal rosso della passione e dell'erotismo, che all'improvviso diventa un chiuso spazio della solitudine. Gli ingredienti utili per restituire una piacevole prova di "realismo fantastico", secondo la definizione di Pericot, ci sono tutti.

Il finto astrologo Ecclitico circondato da servi, qui impersonati da satiri-ballerini svestiti, e dal coro degli scolari, inneggia alle meraviglie del globo lunare che attirano gli sciocchi come Buonafede; con l'aiuto del suo magico cannocchiale fa vedere ciò che non esiste, vale a dire un mondo in cui si possano raddrizzare le incongruenze terrestri. Insieme ad cavaliere Ernesto e al servo Cecco, il falso scienziato appronta nel suo giardino un paradossale regno della luna. Intanto Buonafede, per effetto di un ingannevole elisir, è travolto dall'ebbrezza di credersi in volo oltre i confini dello spazio fino a raggiungere il suolo del satellite; qui accetta suo malgrado che le proprie figlie Clarice e Flaminia amoreggino con Ecclittico e Ernesto e approva che l'amata cameriera Lisetta, stordita dal sogno di diventare regina della luna, si unisca al fasullo imperatore Cecco. Il finale determina una crudele ricaduta nella realtà, che si traduce nell'isolamento di Bonafede e nel lieto fine per le tre coppie di amanti.

La partitura di Haydn propone una raffinata varietà di passaggi musicali in grado di esaltare il contrasto tra macchinazione e fantasia, e ancor più contribuisce a ben caratterizzare i protagonisti oltre lo schema del serio e del comico. L'opera realizza il perfetto intersecarsi di recitativi e arie, specie in alcuni passaggi dell'azione, qual è il finale del primo atto, quando Buonafede, stordito dall'effetto del sonnifero, crede di lievitare, cantando «vado, vado, volo, volo», sostenuto dalla leggerezza degli archi. Allo stesso modo si segnalano alcuni duetti d'amore, che scivolano verso il tono drammatico-sentimentale, com'è quello tra Eccliticco e Clarice, nella seconda scena del terzo atto, che apre ad un gioco raffinato tra canto e orchestra. Di buon livello il cast dei cantanti, composto da Josep Ferrer, un misurato e attonito Buonafede, Jordi Casanova, un sereno e lineare Ecclitico, Cristina Obregón, una Clarice dalle belle coloriture vocali,  Eliana Bayón, una gradevole Flaminia, Cristina Faus, la convincente Lisetta, Francisco Javier Jiménez, il fedele Cecco, e Agata Bienkowska, che canta nel ruolo di Ernesto, un travestimento volto a rafforzare le sottolineature barocche dell'opera.

Pregevoli sono le azioni predisposte dal regista, che apre a vari livelli d'interpretazione, a cominciare dal compendio metateatrale, governato dai satiri, inservienti di una macchina illusionistica che alla fine si rinchiude come una scatola-salotto, contrassegnata da un'accesa coloritura rosso-passionale. La lettura erotica dell'opera è sostenuta dalle visioni torbide di Buonafede, che mediante il telescopio lunare spia una giovane mentre si spoglia, e dagli atteggiamenti allusivi degli innamorati, mentre si appartano per conversare nel palazzo celeste. Altrettanto suggestive sono le citazioni spaziali, espresse da moduli e piattaforme, da datare prima dello sbarco degli astronauti, che rammentano i marchingegni dei primi film di fantascienza. 

In contemporanea, nel cortile dell'Accademia delle Belle Arti, gli allievi hanno rappresentato con l'ausilio di attori e marionette Il mondo della luna musicato del primo compositore, Baldassarre Galuppi nel 1750, un interessante saggio di teatro per musica diretto dall'ingegnoso regista-scenografo Gabbris Ferrari.

 



Il mondo della luna
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