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A pas de deux

di Gabriella Gori
  La Dame aux Camélias
Data di pubblicazione su web 31/08/2006  

La storia di Alphonsine Plessis, meglio nota come Marie Duplessis, la Marguerite Gautier de La Dame aux camélias, il romanzo di Alexandre Dumas figlio che l'ha resa immortale, non ha mai smesso di ispirare adattamenti teatrali, operistici, cinematografici e coreutici.

Il primo a cimentarsi fu lo stesso Alessandro junior che, sull'onda del successo editoriale del 1848, scrisse l'omonima pièce messa in scena al Théatre du Vaudeville nel 1852 a furor di popolo.

Verdi consegnò ai fasti imperituri del melodramma la larmoyante vicenda della cortigiana parigina con La Traviata, accolta trionfalmente al Teatro San Benedetto di Venezia nel 1854 dopo l'infelice debutto alla Fenice nel '53.    

Da allora Alphonsine, Marie, Marguerite, Violetta, sono state al centro di magistrali riedizioni, basti pensare a quelle teatrali con Sarah Bernhardt nel 1881 ed Eleonora Duse nel 1897, a quella cinematografica con Greta Garbo nel 1936 in Camille di George Cukor, a quella lirica 'verdiana' con Maria Callas nel 1955.

In questa sorta di agone delle arti perfomative non poteva mancare la danza che nel Novecento ha voluto dare la sua lettura della vita dannata dell'eroina ottocentesca con balletti firmati da Rosalia Chladek, Aurel Milloss, Antony Tudor, Ruth Page, Maurice Béjart, Frederick Ashton, Pierre Lacotte, John Neumeier.

Proprio a quest'ultimo spetta la palma dell'originalità per essersi attenuto al romanzo, e non alla pièce di Dumas figlio, e aver recuperato dal testo l'analogia tra il destino di Margherita e Armando e quello di Manon Lescaut e Des Grieux.

Una proiezione mai tentata in alcuna trasposizione ispirata alla Dame aux camélias, un testo improntato al ''canone dell'autenticità'' per essere in gran parte autobiografico ma, al tempo stesso, inserito in un filone letterario che già all'epoca in cui fu scritto contava storie simili. Marion Delorme di Hugo del 1831, Splendeurs et misères des courtisanes di Balzac del 1847, Manon Lescaut dell'Abbé Prévost  del 1731.

La Dame aux Camélias
La Dame aux Camélias

 

La versione coreografica di Neumier, creata nel 1978 per Marcia Haydée e il Balletto di Stoccarda, è un capolavoro di dance drama. Un balletto narrativo entrato nel repertorio del Ballet de l'Opéra National di Parigi che lo ha rappresentato con grande  successo al Palais Garnier.

Al di là della romantica e fatale passione tra mademoiselle Marie/Marguerite, morta di tisi il 3 febbraio 1847, e il giovane Armand/Alexandre figlio, quello che resta impresso della Dame aux camélias del direttore dell'Hamburg Ballet è l'armonica complessità di una mise en oeuvre che potremmo ascrivere al genere del ''balletto di regia'' e il suo autore a quello del ''regista coreografico''.

Sulla scorta di quanto nel 1942 aveva osservato il grande maestro e ''coreoautore'' Aurel Milloss nelle sue riflessioni sulla coreografia, John Neumeier possiede quello che Milloss chiamava il ''senso ricreatore demiurgico''. Ovvero la capacità non solo creativa ma anche 'ordinativa' che corrisponde nella musica al direttore d'orchestra e nel teatro al regista.

Nella sua Signora delle camelie Neumeier espleta la funzione di ''regista coreografico'' nella profonda conoscenza dell'opera da rappresentare, nella perfetta padronanza del medium espressivo, i danzatori, nel sapiente uso del mezzo teatrale in sé, anche nella sua natura ''metateatrale'', nella capacità di padroneggiare gli altri mezzi a sua disposizione. La musica, i costumi, le scene, l'illuminotecnica, di cui il dancemaker americano si serve per integrare la parte danzata.

Una parte inserita in una rappresentazione così sfaccettata e calibrata che, se si richiama al balletto narrativo moderno di Ashton, Tudor, Mac Millan, Cranko, per la matrice  letteraria, il linguaggio neoclassico influenzato dalla modern dance, la presenza di una drammaturgia, la finezza dell’introspezione psicologica dei protagonisti, resta un mirabile exemplum di ''balletto di regia'' e il suo autore lo specimen del ''regista coreografico''.

Un ''regista coreografico'' che nel suo balletto in tre atti e un prologo non racconta solo un periodo della breve ma intensa esistenza della raffinata cocotte, famosa per essere stata l'amante di Dumas figlio e di altri gentiluomini, fra cui Listz, ma mette a fuoco la passione più pura e profonda denudata degli stereotipi e le incrostazioni del vuoto sentimentalismo piccolo borghese.    

Aspetti questi resi ancora più coinvolgenti dalle musiche di Chopin che non sono assemblate per creare una colonna sonora romantica e mielosa, ma scelte per essere rispettate nella loro interezza come il Largo della Terza Sonata del Prologo e ricorrente leitmotiv, il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra del primo atto, i Valzer e i Preludi del secondo atto, le Polonais  per piano e orchestra, le Ballate e il Secondo Movimento del Primo Concerto per pianoforte e orchestra del terzo atto.

Pagine tutt'altro che scontate a cui corrispondono le raffinatissime ed essenziali scenografie dai toni pastello e gli elegantissimi e ricercati costumi dai colori simbolici di Jurgen Rose.

Tutto parte, come nel libro, dalla vendita di lussuosi mobili e suppellettili in un appartamento parigino a causa di un decesso. Un cartello con scritto ''Vente'', appoggiato su un cavalletto a sinistra del proscenio, segnala al pubblico presente in sala l'inizio della vicenda e delimita lo spazio d'azione del Prologo.

Amici della defunta mademoiselle Marguerite Gautier, potenziali compratori e curiosi entrano in scena mentre Nanine, la fedele domestica, riceve le condoglianze. Un uomo anziano, in disparte, osserva contrito la scena. E' Monsieur Duval, padre di Armand. All'improvviso un giovane trafelato arriva precipitosamente e di fronte a tanto strazio sembra accasciarsi al suolo ma è sorretto dalle braccia del genitore. Assalito dai ricordi Armand comincia a raccontare la sua storia d'amore con Marguerite in un lungo flash back.  

Il primo atto si apre in medias res al Teatro del Varietà dove, in una elegante soirée, si assiste al balletto Manon Lescaut. Tra il pubblico c'è Marguerite Gautier, una fra le più corteggiate cortigiane di Parigi, amante del lusso e degli intrattenimenti mondani. Il giovane Duval, che ha già avuto modo di ammirarla, ha l'onore di esserle presentato durante l'intervallo. Entrambi, anche se inconsapevolmente, restano colpiti dalla storia di Manon e Des Grieux.

Dopo la spettacolo Margherita, annoiata dalla presenza del Conte de N., invita a casa sua Gaston, amico di Duval, Prudence, una sua 'collega', e lo stesso Armand allo scopo di allontanare il conte che, in preda alla gelosia, lascia l'appartamento. Un attacco di tosse la costringe a ritirarsi e Armand ne approfitta per dichiararle il suo amore. La bella etera inizialmente rifiuta le profferte amorose ma resta ugualmente travolta dall'ardente passione del giovane. Inizia così una relazione con lui ma non rinuncia alla sua vita dissoluta, nonostante l'uomo le palesi il valore salvifico del suo sentimento e la segua in campagna dove il vecchio e paterno duca, preoccupato per la salute della donna, le ha messo a disposizione una dimora rurale.

Il secondo atto si svolge in un'ambientazione campestre e qui, in seguito a un duro confronto tra il duca e Armand, la ragazza decide di rompere con il passato per amare solo Duval anche in ristrettezze economiche. I due finalmente possono essere felici ma questo bonheur non è destinato a durare. Monsieur Duval, saputo della peccaminosa relazione del figlio con mademoiselle Gautier, si reca in segreto da lei e in un drammatico colloquio le chiede di lasciare Armand per non screditare il buon nome della famiglia. La giovane con la morte nel cuore si sacrifica e rientra nel suo appartamento in Chaussée d'Antin, lasciando un lettera d'addio all'esterrefatto Armand che, preda della caeca cupido, corre a Parigi per ottenere delle spiegazioni ma trova l'amata tra le braccia di un altro.

Nel terzo atto la situazione precipita. Armando incontra per caso Margherita sugli Champs-Elysées in compagnia di Olympe, una graziosa cortigiana che subito corteggia e con la quale intreccia una relazione. La Gautier, ormai consunta dalla malattia, si reca dal giovane per chiedergli di non umiliarla e in uno straziante vis à vis sembrano ritrovare l'intesa di un tempo. Ma dopo un disperato amplesso la donna, perseguitata dalla tragica fine di Manon e dalla promessa fatta a Monsieur Duval, lascia l'amato che al risveglio si ritrova di nuovo solo.

Ferito nell'orgoglio l'uomo reagisce consegnandole ad una festa un pacchetto di banconote, il prezzo per i suoi servigi di cortigiana. Con lo strazio di una donna ferita a morte termina l'analessi di Armand che, allontanatosi dal padre, viene raggiunto da Nanine che gli consegna il diario di Margherita dal quale apprende la verità e come siano trascorsi gli ultimi momenti di mademoiselle. La vede a teatro ad assistere a Manon Lescaut quando, prossima alla fine e disperata, sovrappone la sua sorte a quella dell'eroina di Prévost e spera di riabbracciare Armand e di morire, come Manon, fra le braccia dell'amato. Ma la vita non è letteratura e ormai sopraffatta dalla tisi, abbandonata dagli amici, confida i suoi patimenti al diario pregando Nanine di darlo ad Armand dopo la sua morte. Povera e sola  Margherita si congeda dalla vita in una desolazione infinita che fa tornare alla mente l'immagine catulliana del fiore ''falciato dall'aratro che passa''.

La Dame aux Camélias
La Dame aux Camélias

 

John Neumeier ha ordinato la complessa materia narrativa in una mise ne scène che ha nel pas de deux il suo fil rouge. A ciascuno dei quattro passi a due di Marguerite e Armand corrisponde un preciso momento della vicenda scandita da incontri fisico-emozionali di grandissimo pathos espressivo e superba tecnica. I reiterati e virtuosistici lifts, gli esasperati portés neoclassici, i frenetici accademici manèges, i frequenti allongés tenuti fino all'estremo, i vigorosi e delicati corpo a corpo, esprimono in modo encomiabile questo amore disperato, reso ancora più struggente dalla scelta registica di irradiare dal fondo, e non dal proscenio, la luce dai tenui  e delicati cromatismi.

I due protagonisti, un'impeccabile Eleonora Abbagnato e un intenso Benjamin Pech, interpretano duetti mozzafiato a cominciare da quello dell'incontro, quando sono entrambi vestiti di scuro e danno vita da un schermaglia amorosa, a quelli in campagna in abiti chiari. Il primo espressione di una calda intimità, il secondo caratterizzato dalla sofferta decisione dell'abbandono. L'ultimo in nero, nella casa di Duval a Parigi, animato dalla dolorosa consapevolezza di un sogno infranto.

Magistrale proiezione ''metateatrale'' di questi pas de deux sono quelli della coppia Manon e Des Grieux, i formidabili Isabelle Ciaravola e José Martinez, che sembrano additare al connubio arte e vita. E' infatti proprio dal libro di Prévost, regalato da Armand a Marguerite e acquistato all'asta dal narratore, che ha inizio il romanzo.

In particolare il gioco del doppio si svela anche nella presenza dello specchio, non un elemento del prezioso décor dell'appartamento di Margherita, ma lo strumento attraverso il quale la donna vede riflessa Manon e, implicitamente, il suo destino che puntualmente le si ripresenta in alcuni momenti cruciali.

Sempre dal libro il ''regista coreografico'' prende spunto per inserire la relazione di Armand con Olympia, una deliziosa Juliette Gernez, che si intrattiene focosamente in un angolo del proscenio con Duval, roso dalla gelosia e pronto a tutto per vendicare l'orgoglio maschile.  

Superbo, per l'insita teatralità, è anche il drammatico colloquio tra la Gautier e Monsieur Duval, un credibilissimo Michael Denard, già étoile di prima grandezza e oggi apprezzato ''danzattore''.

E se i pas de deux rappresentano il legame di coppia, le scene corali raccontano il demimonde parigino frivolo e civettuolo nelle sequenze a teatro del primo atto, nelle scene di vita in campagna con pic nic e atmosfera de gaieté parisienne del secondo atto, nella sontuosa festa da ballo del terzo. Tutte indistintamente connotate da un'atmosfera charmante e raffinata, che ricorda le ariose mise en scènes  strehleriane.            

E la stessa cura si ritrova nelle luci del finale quando Margherita morente è illuminata da sinistra e, all'esalare dell'ultimo respiro, una luce si accende a destra su Armand che legge le ultime pagine del diario e poi sparisce di colpo con il buio improvviso.




La Dame aux Camélias
cast cast & credits
 


Opéra National de Paris

 


 




John Neumeier
John Neumeier


 

 


 



 
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