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Conversazioni di musica in un interno

di Marina Longo e Caterina Pagnini
  Bruno Canino
Data di pubblicazione su web 26/05/2006  

Il maestro, la pianista e due allieve. La scena si svolge nel salotto dell’appartamento dell’allieva bruna. È la sera di un venerdì invernale, il gruppo è riunito a tavola per la cena. Accanto alla tavola un pianoforte a mezza coda nero si allunga sotto un quadro di Kandinskij e sopra un tappeto rosso ad arabeschi bianchi. Il maestro, invitato dalle sue due allieve per una presunta intervista divulgativa, ha appena fatto la conoscenza della pianista, sua ammiratrice e affermata insegnante di conservatorio. Con occhiate d’intesa e sorrisi di soggezione le due allieve cominciano a sottoporgli alcune curiosità. 
 

Allieva bruna (meditando sull’ultimo sorso del suo Primitivo): Maestro, lei ha esplorato tutto il repertorio pianistico del periodo classico e i suoi maggiori autori. Da diversi anni si sta dedicando all’approfondimento del Novecento, cosa pensa dei contemporanei?
Maestro: Trovo sempre meno nella musica degli ultimi anni. Cerco novità, ma non ci sono. Il Novecento classico è invece quello più ricco, ma i musicisti di oggi sono contrari….Potrei avere ancora un po’ di insalata di scampi?….

Allieva bionda (mentre gli serve l’ulteriore porzione dell’entrée): A proposito della ricchezza musicale del Novecento, non le sembra molto interessante il fenomeno della musica da film, e cosa ne pensa dei film sui musicisti?
Maestro: Ho suonato musica per film muti, come la Lulu di Pabst. L’anno scorso a un festival curato da Ghezzi ho eseguito il commento musicale per i frammenti del Don Chisciotte di Welles. Mi piace Tarantino e l’uso che fa della musica. Detesto i film sulla musica e sui musicisti [le allieve e la pianista convengono ridendo]. Mi è piaciuto, però, Amata immortale su Beethoven, benché sia di una falsità evidente [la bionda lo guarda entusiasta]. Mi interessa che la musica abbia una sua autosufficienza. Ho composto per un documentario, ma bisogna essere nel giro e dedicarci la vita.

Allieva bruna (dopo aver portato in tavola la pasta al forno pugliese e preparando abbondanti porzioni per tutti i convitati): E’ vero, la tragedia per le nuove generazioni è riuscire ad emergere e trovare spazi senza assecondare questa realtà…ma assaggi questa specialità…lo so eccedo sempre nelle porzioni…
Maestro: Basta, davvero…sono a dieta…La vera tragedia della musica in Italia è l’educazione nelle scuole. Se i Conservatori sono equiparati alle università chi insegnerà prima? In Europa invece c’è il problema della senescenza del pubblico. Non sono favorevole a un approccio alla musica come gioco.  È sofferenza anche se è amore. La musica sta diventando qualcos’altro, segnale di comunicazione. Siamo minoritari, noi musicisti, e dobbiamo esserne consapevoli.

[La pianista, rimasta sempre in silenzio ad ascoltare compiaciuta la conversazione, versa ancora da bere al maestro, le allieve attingono autonomamente]

Allieva bionda: In effetti la nostra sensazione, pur dedicandoci anche ad altre cose, è che la musica sia vitale e debba essere un’espressione profonda e consapevole, senza asservirsi ad altre logiche. Studiando con lei, come duo pianistico, ci stiamo rendendo conto dell’importanza dell’esperienza cameristica, di quanto può far comunicare agli altri e arricchire la propria sensibilità solistica.
Maestro: Sono d’accordo. Mi sono dedicato alla musica da camera fin dai trent’anni, da giovanissimo ho suonato molta musica contemporanea e poi per contrappasso sono tornato al repertorio classico-romantico. Sono contento di aver dato largo spazio nella mia professione alla musica da camera, perché la vita del solista è una vita da cani. In particolare mi piace molto suonare con il violino…

[Si sta facendo tardi; dopo una giornata intensa di lezioni, il maestro deve andare a riposare, l’indomani lo aspetta un concerto al Teatro della Pergola di Firenze. Le allieve sparecchiano velocemente e la pianista, sollecita, porta il suo dolce bulgaro]

Allieva bruna: Prima di riaccompagnarla in albergo, le volevamo esprimere la nostra riconoscenza per l’arricchimento che stiamo traendo dal suo insegnamento. Come fa a essere sempre così paziente eppure così determinato durante le lezioni?
Maestro: La difficoltà è comunicare certe idee nella vita didattica. Non credo nell’insegnamento e nell’auctoritas, io non ho autorità nemmeno con i miei figli...! Il grande talento didattico è saper far fare qualcosa, ottenere le cose senza ricorrere né al terrore, né alla lusinga, né alla prosopopea. Mi rendo conto che molto spesso si cerca, da parte dei giovani, non tanto un maestro quanto un padrino, e questo è al di fuori della mia concezione didattica. D’altra parte io e quelli della mia generazione siamo anche troppo tolleranti didatticamente, mentre credo che sia necessario rispettare la personalità dell’allievo, pur dicendo fermamente ciò che si pensa…Questo dolce è ottimo, credo che dovrò arrivare a Fiesole a piedi per smaltire la cena…




 
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Incontro con il maestro
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