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Habemus Papas

di Giulia Tellini
  Irene Papas
Data di pubblicazione su web 26/04/2006  

Giovedì 20 aprile, ore 20:30. Camerino del Teatro della Pergola, la sera prima di Grecia: mia cara Grecia, "reading" di brani da La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro in occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte (voci recitanti: Irene Papas, Giancarlo Cauteruccio, Peppe Voltarelli). Una ostinata passione per la più discussa eroina euripidea induce chi scrive a perseverare per quasi tutta l'intervista - tanto meno istigata quanto più recidiva - nell'errore commesso all'inizio: chiedere a una grande diva (Irene Papas) di esprimersi a proposito di un personaggio teatrale immortale (Medea) dimenticando che, come diceva Marlon Brando, "l'attore è un tizio che se non stai parlando di lui non ti ascolta".  

 

Cos’è che secondo lei ha reso e rende Medea (e parlo della Medea di Euripide) un personaggio così significativo?

Perché questa domanda? Prima di tutto io non sono il regista e non ho scelto io questo testo. Scaparro, che mette in scena questo adattamento di Corrado Alvaro, sa perché lo fa: lo fa per omaggiare Alvaro in occasione dei cinquant'anni dalla morte. Con Scaparro ho fatto La lunga notte di Medea per intero a Vicenza. Questo è però solo un omaggio allo scrittore. Non è l'intero spettacolo. E' un omaggio: si onora Corrado Alvaro leggendo alcuni pezzi della sua Medea.

 

La Medea di Alvaro è molto diversa dal personaggio euripideo…
Non molto. Ci sono molte scene e molti aspetti del testo che sono anche nella tragedia di Euripide. 

Che personalità ha, secondo lei, la Medea di Corrado Alvaro?
Dovresti leggere il testo. Non chiederlo a me.

 

Irene Papas
Irene Papas

 


Qual è l'eroina classica che preferisce tra tutte quelle che ha interpretato? 
E' impossibile preferire qualche personaggio quando si parla di tragedie. Sono tutti meravigliosi. Si può dire che una macchina piace e un'altra no. Sono personaggi che sono così grandi. Non si possono considerare nello stesso modo in cui si considerano le piccole cose, le bambole, le macchine o le scarpe. 

Non c'è un personaggio cui sente di assomigliare di più?
Questa questione non esiste per gli attori.

Un personaggio che ama di più?  
Me stessa (ride). Non funziona così per un attore. Per niente. Funziona molto differentemente. Prima di tutto un attore è sempre se stesso, non cambia, non fa un altro personaggio, crea un'altra personalità. Non usa un'altra persona quando recita. Sono tutti miei, i personaggi. Ed io sono tutti loro. Sono domande a cui non posso quasi rispondere. Quando una persona non è un attore non può sapere come funzionano queste cose.

Grotowski sosteneva che l'attore non recita nè imita ma è sempre se stesso... Lei viene considerata un po' il simbolo della Grecia…  
Io non sono il simbolo della Grecia.

… e tuttavia ha detto che considera l'Italia la sua patria.
Considero la terra la mia patria. Io vivo in Grecia e in Italia. L'Italia è la patria che ho scelto, la Grecia è la terra dove sono nata. Ho vissuto tanto qui, da quando avevo vent'anni sono in Italia. Tutta la mia maturazione, dai venti ai quaranta anni, è avvenuta in Italia. Non si può non amare il paese dove si vive. Se non si ama, si va via.

Lo spettacolo si intitola Grecia: mia cara Grecia…

Non l'ho ideato io questo titolo. E' un'idea di Scaparro. Nello spettacolo si parla della Calabria e della Grecia. Magna Grecia e Grecia. Sono due "Grecie" anche se molto differenti. Non mi dovresti chiedere perché faccio una cosa, la faccio perché mi piace. Non me la sento di dover rispondere ai tuoi perché.

Cosa può dire sul personaggio della Medea di Euripide?

Non lo so. Io sono stata la protagonista della Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro, della Medea di Euripide nella versione in inglese e anche in spagnolo. Ho interpretato il personaggio tante volte. Non faccio paragoni fra un'opera e l'altra.

Che interpretazione ha dato della Medea euripidea?  
Come posso dire qualcosa su quello che ha scritto un grandissimo scrittore? Non si può mai interpretare bene un personaggio inventato da uno scrittore come Euripide, non ci si può mai avvicinare più di tanto a quello che ha scritto. Prima di uno spettacolo leggo tante volte un testo per vedere che mi dice…

… che le ha detto l'opera di Euripide?

Io non ti capisco. Non so che fare. Questi quesiti non appartengono al nostro mestiere.

Medea uccide i figli per vendicarsi del marito…

Questa è la soap opera di Medea. Non è così.

Lo so. Appunto. E allora per quale motivo Medea è un personaggio così affascinante?
Non chiedermi più il perché delle cose. Io ho interpretato Medea e basta. Non riusciamo proprio a capirci. Non capisco quello che mi chiedi. Non sono domande da fare a persone di teatro. Non so che dirti. Mi chiedi: che voleva fare Euripide? E che ne so io? Io sono una interprete. Che ne so io perché Medea ha fatto quello che ha fatto? Non capisco quello che mi chiedi e perciò non posso neanche darti una risposta.

Questo spettacolo non è dunque La lunga notte di Medea di Alvaro?

Sì. Ma la leggiamo. Non facciamo lo sforzo di recitare. Non è uno spettacolo come viene comunemente inteso. Ci sono dei punti salienti della Medea di Alvaro, i personaggi più importanti. Perché Medea - mi chiedi - è diventato un grandissimo personaggio? Chi può rispondere. E' una scelta del popolo. Perché la capiva, si ritrovava in lei. Uno non può rispondere per gli altri. Se questi personaggi non erano amati dal popolo mai sarebbero potuti sopravvivere. Perché Medea - mi chiedi - è un personaggio immortale? Ma chi può rispondere? Io non sono più il popolo, il pubblico. Sono dall'altra parte. 

Le faccio un'ultima domanda, retorica, per concludere questa conversazione che non sono completamente convinta sia mai cominciata: quali considera i suoi maestri?

Nessuno. La gente. Io imparo molto di più guardando le persone. Non è un mestiere questo. Non c'è un metodo per fare una cosa.

Lei non appartiene a nessuna scuola?

Per sfortuna o per fortuna io non ho amato mai la scuola. I maestri forniscono un modello che uno imita. Io ho imparato sempre guardando le persone che dicono la verità. Loro possono aiutarmi. Questa è la mia idea di teatro: non si deve recitare, si deve essere. Si deve fare un lavoro, delle ricerche. Allora un attore può creare un personaggio, non recitarlo. C'è molta differenza fra una persona che recita e una persona che non recita ma parla semplicemente. Quando una persona in teatro dice la verità, il popolo - il pubblico - la segue. E questo facevano anche gli antichi greci, assistevano allo spettacolo e la gente percepiva il messaggio del testo. I maestri, i maestri… i maestri possono fare solo del male non del bene perché hanno una opinione già precisa, hanno una maniera già precisa. Io credo che una scuola - alle persone che vogliono conoscere la verità -  dovrebbe mettere in mano le chiavi per schiuderne la porta e non spiegare come è secondo loro. A me, se mi dicono come devo parlare, è finita. Molti registi dicono: «tu devi dire una battuta come la dico io». Non posso: l'attrice sono io, non sono loro. Questi testi sono molto belli. L'attore tante volte li ama, diventa pubblico e comincia a declamarli. Perché le tragedie sono bellissime. Ma l'attore non è il pubblico e deve fare il personaggio. Mi ha detto una volta un maestro a proposito di Ecuba: «questo personaggio è un simbolo». E allora? Astianatte è morto, io esco dal teatro e dico: «sono un simbolo». Non ha proprio senso.   

Gli attori, quando me li vedo davanti in carne ed ossa, riescono sempre a convincermi, con mio grande orrore, che quasi tutto ciò che ho scritto su di loro fino ad oggi è falso. Ed è falso perchè li descrivo con immutabile amore (F. Kafka).  

 


 



Irene Papas
Irene Papas

 

La Medea di Emma Dante

Medea per Iaia Forte

Medea da Adelaide Ristori a Giacinta Pezzana

Medea per Maddalena Crippa



 

Irene Papas in Antigone (1961)
Irene Papas
in Antigone (1961)

 

 
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