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L'idioma danzato della vita

di Gabriella Gori
  Cullberg Ballet in ''Aluminium'', foto Lesley Leslie-Spinks
Data di pubblicazione su web 13/04/2006  

Non è un banale leitmotive affermare che la stagione coreutica la Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia è una interessante vetrina sulla creatività coreografica internazionale. E la presenza dell'inossidabile Cullberg Ballet testimonia l'attenzione della rassegna emiliana ai frutti più maturi dell'orchestica contemporanea.       

Ospitato nel 2002 con Il lago dei Cigni di Mats Ek, all'epoca direttore dell'organico e protagonista di un festival monografico, il Cullberg Ballet torna trionfante al Valli con Aluminium dello stesso Ek e As If di Johan Inger. Un applaudito dittico d'autore, di scena anche al Comunale di Modena e di Ferrara, che mostra la nuova via intrapresa dalla compagine svedese dopo la recisione del cordone ombelicale con la famiglia Cullberg-Ek e la nuova direzione del tretanovenne Johan Inger.

Sotto l'egida di Inger, che succede a Carolyn Carlson (1993-1995) e a Lena Wennergren-Juras e Margareta Lindstrom (1995-2003), la compagnia sembra aver ritrovato l'auspicata stabilità direttiva dei tempi di Birgit Cullberg, coreografa, fondatrice e direttrice del gruppo dal 1967 al 1985, e di Mats Ek, figlio di Birgit e direttore dal 1985 al 1993.
 

''Aluminium''
''Aluminium'', foto Lesley Leslie-Spinks


L'ensemble, che si avvicina a grandi passi a festeggiare i quattro decenni di attività, è a tutt'oggi considerata una delle migliori formazioni europee grazie all'imprinting avuto da Birgit, carismatica figura del balletto moderno europeo e capostipite della danza contemporanea svedese, e alla lezione di Mats. Uno dei più significativi esponenti della coreografia narrativa del secondo Novecento.           

Degno figlio di tanta madre e di tanto padre, l'attore Andreas Ek molto amato da Ingmar Bergman, Mats Ek, oggi coreografo free lance, non ha mai nascosto la sua propensione per la danza e il teatro  come mimesis della realtà e per questo ha spesso attinto alla quotidianità per spettacoli di rottura, arrivando a reinterpretare capolavori della tradizione ballettistica all'insegna del cosiddetto ''revisionismo''. Così Giselle (1982), Il lago dei cigni (1987), La Bella Addormentata (1999), sono diventate pièces di denuncia dei distorti meccanismi della psiche umana e delle relazioni sociali, San Giorgio e il Drago (1976) una sarcastica allegoria sul potere, Soweto (1979) un balletto sui conflitti razziali sudafricani, La casa di Bernarda Alba (1978) un lavoro sui difficili rapporti familiari. Mentre la recentissima mise scène de Il Mercante di Venezia del Kungliga Dramatiska Teater di Stoccolma conferma l’attuale interesse di Mats Ek per la drammaturgia teatrale.

Ma siccome il primo amore non si scorda mai Ek non ha rotto i ponti con il Cullberg che, in tournée in Italia, ha presentato Aluminium, una creazione realizzata dal coreografo svedese nel 2005 per la Compania Nacional de Danza di Nacho Duato.

Aluminium è un intenso e lucido studio dei rapporti di coppia e la chiave di lettura come sostiene l'autore - è ''il termine resistenza''. Resistenza intesa ''come modo di avvicinarsi alla vita, guardando la quotidianità con occhi nuovi, senza dare niente per scontato''. Ed in effetti il balletto, dall'ambientazione minimalista e dall'atmosfera fumo di Londra ideate da Peder Freiij, entra come una macchina da presa nell'intimità della relazione amorosa, filmando scene di vita caratterizzate da sentimenti ed emozioni contrastanti, silenzi e sussurri incomprensibili, esternazioni affettive incontrollate, desideri di fuga e di ritorno. Gli unici elementi a fare da riferimento sono tavoli, stoviglie d'alluminio, abat-jour accese e spente, e la musica ossessiva di John Adams che fa da colonna sonora ai complicati stati d'animo del menàge a due.

''Aluminium''
''Aluminium'', foto Lesley Leslie-Spinks


Nello spettacolo incombe un'atmosfera claustrofobica che diventa ancora più soffocante quando si mette a fuoco la difficoltà della donna a liberarsi dal cliché di angelo del focolare e, preda di un invincibile furor, scaraventa giù dal tavolo piatti, posate e recipienti. Ma l'arrivo del maschio la riconduce nell'alveo del falso ma rassicurante tran tran del legame istituzionalizzato.

E se le scene, per così dire, in cucina sono quelle che vedono i protagonisti calati nel classico gioco delle parti, quelle in salotto con i paralumi accesi creano situazioni più distese ma prive di romanticismo perché, alla fine, per rompere la routine alla lei non resta che lasciare il suo lui e scappare verso un ignoto destino come  Thelma e Louise .  

Nel susseguirsi di soli, duetti, scene corali, è riconoscibile la cifra stilistica di Ek che utilizza un'accorta prossemica coreografica per rappresentare la complessa comunicazione tra uomo e donna ma questa indagine, a momenti troppo prolissa, genera un senso di sazietà.

Quello che invece non sazia è la bellezza dell'idioma danzato, un contemporaneo doc, forte, vigoroso e al tempo stesso lirico ed emozionale, che nel fluire dei legati palesa la cosiddetta ''bewegun lehre'', ovvero la disciplina del movimento che sta alla base della danza moderna e contemporanea. Passaggi e figure risultano di notevole impatto visivo e non mancano i tipici grands pliés alla seconda con il baricentro basso, il busto in diagonale, gli arti superiori in parallelo e le gambe che scalciano con i piedi flessi, le posizioni en fondu con le braccia a 'volo di uccello', gli equilibri en dedans, l’uso del pavimento come fonte di energia.

E i danzatori regalano un'esecuzione perfetta che si ripete anche in As If di Johan Inger, il giovane direttore che per il Cullberg ha già firmato Home and Home nel 2002, Phases e In Two nel 2003.

''As If''
''As If'', foto Urban Jorén


Di rigorosa formazione accademica presso la Scuola del Balletto Reale Svedese e alla National Ballet School of Canada, l'artista vanta una carriera da solista nel Balletto Reale Svedese, a cui va aggiunto il tocco di classe raggiunto grazie ai dodici anni trascorsi al Nederlands Dans Theater di Jirì Kylian. Un periodo (1990-2002) che ha visto Inger diventare autore di creazioni come Mellantid (1995), Sammenfall (1997), Among Others (1999), Dream Play (2000), Walking Mad (2001), So Now Then e Out of Breath (2002).   

E proprio lo stile limpido, arioso, musicale di Kylian, altro grande maestro della coreografia contemporanea, ha influenzato la creatività di Johan che, pur tenendo conto della scuola 'ekiana' dei suoi ballerini, li ha a poco a poco fatti entrare nel suo universo fatto di grande energia e vitalità, di dinamica leggera e fluida, di danza pura e assoluta.

Questa poetica 'ingeriana' si riflette in As If, un balletto su musica di Stefan Levin in cui tutto ruota intorno ad un muro semovente che, per il coreografo, rappresenta ''le diverse età della vita''. Posizionato in diagonale, verticale e orizzontale, ''the wall'' segna il passare del tempo e delimita lo spazio di manovra dei tredici interpreti in body, maglietta e pantaloncini. I danzatori, costretti a relazionarsi con questa ingombrante mole rettangolare ideata da Mylla Ek, la scalano, la usano per nascondersi, per mettersi a sedere, per divertirsi e disegnarne il perimetro.

In questo spensierato ludus i protagonisti tra lifts, prese in corsa, continui sbilanciamenti e abbandoni sul pavimento, da cui prendono l'imput per danzare e saltare in ogni direzione, esorcizzano il passare del tempo con l'incoscienza della gioventù. Una gioventù che prorompe da corpi in moto perpetuo fino a che, come in un vortice, vengono risucchiati dal muro che gira su se stesso.







Aluminium / As If


Aluminium
cast cast & credits
 


As If
cast cast & credits
 


 
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