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L'archetipo del balletto romantico

di Gabriella Gori
  Aurélie Dupont e Leonid Sarafanov
Data di pubblicazione su web 09/01/2006  

Le operazioni filologiche sono sempre encomiabili perché riportano alla luce capolavori dimenticati e consentono di riappropriarsi di tutta una tradizione, in questo caso ballettistica, dalla quale è impossibile prescindere. Questi repechages hanno poi un sapore tutto particolare quando a compierli è uno studioso e Commendatore delle Arti e delle Lettere come Pierre Lacotte, considerato una vera autorità nella ripresa dei cosiddetti balletti storici.

Formatosi alla scuola dell'Opéra di Parigi e nominato primo ballerino del prestigioso omonimo corpo di ballo, Lacotte ha affiancato alla carriera di danzatore quella di docente, di coreografo e di direttore di compagnia de Les Ballets de la Tour Effeil, Les Ballets National des Jeunesses Musicales de France, dei Nouveaux Ballets de Monte Carlo, del Corpo di Ballo dell'Arena di  Verona e del Ballet National de Nency de Lorraine. Nel '68 la scoperta di documenti inediti su La Sylphide di Filippo Taglioni, un balletto del 1832, gli consente di realizzare nel '71 una produzione televisiva, messa in scena l'anno dopo all'Opéra di Parigi e poi ripresa nei teatri di tutto il mondo. Da allora Lacotte inizia a dedicarsi al recupero filologico di balletti otto-novecenteschi e riallestimenti come La Fille du Da nube, Nathalie, La Gitana e L’Ombre, di Taglioni, Giselle di Coralli e Pierrot, Marco Spada di Mazilier, Il Lago dei Cigni e Schiaccianoci di Petipa e Ivanov, L'Uccello di fuoco e Le Spectre de la Rose di Fokine, lo  consacrano a specialista della materia. 

 

Il Corpo di Ballo della Scala
Il Corpo di Ballo della Scala


 

La Sylphide con i suoi candidi tutù, le scarpette da punta rosa, i capelli divisi à bandeaux intorno al volto, è l'archetipo del balletto romantico o ballet blanc che Taglioni ideò per la figlia Maria, divenuta l'icona della tersicorea pallida, spirituale, alata, che si libra nell'aria ed ammalia. Questo ballet d’action nacque su suggerimento del tenore Adolfe Nourrit, che parlò a Filippo di Trilby ou Le Lutin d’Argail, un racconto di Charles Nordier incentrato sull'irrealizzabile e fatale amore tra un giovane e una figura soprannaturale. Il coreografo italiano prese spunto dalla vicenda e firmò un'opera in due atti ambientata in Scozia e passata alla storia anche grazie al libretto di Nourrit, la musica di Jean-Madaleine Schneitzhoeffer, i bianchi costumi di Eugène Lami e gli effetti scenici di Pierre Ciceri che inventò i voli notturni delle Silfidi, l'apparizione e la sparizione della protagonista da una finestra, da un camino, da un albero e dal suolo. 

Il "coreodramma" settecentesco, infarcito di soggetti mitologici ed allegorici, aveva ormai fatto il suo tempo. Con il Romanticismo nascevano mises en danse in cui si evocavano atmosfere lunari e silvane di forte spiritualità, si recuperavano le trazioni popolari, si concedeva spazio all'esotismo, si legittimava il grottesco, considerato da Hugo nella Préface al Cromwell il tratto distintivo dell'arte moderna.

La danza con i suoi passi, i tutù e scarpette da punta, fu chiamata a partecipare a questa renovatio e la strada maestra fu quella di dare significato ad ogni passo, ad ogni movimento, facendo tesoro dei progressi della scenotecnica teatrale francese che, se esplose proprio grazie alla Silfide di Taglioni, aveva le radici negli "ingegni brunelleschiani" quattrocenteschi e nella macchineria teatrale del Rinascimento e Barocco. Nella trasposizione coreografica, seguendo la moda delle leggende gaeliche lanciata da Ossian e Scott, Taglioni scelse come luogo dell'azione una casa di campagna dove James, la notte prima delle nozze con Effie, riceve la visita di una Silfide, genio femminile che nel Medioevo si pensava abitasse l'aria e i boschi. Il giovane, affascinato da questa creatura, decide di seguirla abbandonando futura consorte e amici. Per legarla a sé la strega Madge gli consegna una sciarpa magica ma quando lui riesce ad avvolgere le spalle dell'amata, lei perde le ali e mentre muore in lontananza passa il corteo nuziale di Effie, sposa di Gurn, James si accascia al suolo e Madge prorompe in una risata diabolica.

Il successo a Parigi fu immediato e in tutta Europa La Syphide riscosse ovunque calorosi consensi ma, incomprensibilmente, questo capolavoro 'taglioniano' cadde nel dimenticatoio e al suo posto venne e viene tuttora rappresentata Sylfiden. La versione che Auguste Bournonville creò nel 1836 per il Balletto Reale Danese di Copenhagen dopo aver visto quella di Taglioni e apportato alcune modifiche. Affidò infatti la musica a Loevenskjold, tagliò gli effetti speciali di Ciceri, eliminò e aggiunse alcune parti, dette maggiore risalto alla figura di James e della strega, accentuando il dramma e il virtuosismo tecnico con il cosiddetto "stile bournonville". E a questa Sylfiden si ispirano le rivisitazioni moderne di Matthew Bourne nel '94 e di Alexander Koplin nel 2001. Esiste addirittura un'altra versione italiana in tre atti di Antonio Cortesi intitolata La Silfide ovvero Il genio dell'aria, messa in scena alla Scala il 27 gennaio 1841, ma differisce da quelle dei predecessori per l'impianto di "ballo di mezzo carattere" settecentesco, la presenza di motivi mitologici, il contributo musicale di Rossini e il lieto fine.

In questa complessa vicenda ballettistica Pierre Lacotte ha il merito di restituire La Sylphide come era in origine con la coreografica di Taglioni, la scenografia di Ciceri, i costumi di Lami, la musica di Schneitzhoeffer, e grandi sono stati i suoi interpreti a cominciare da Noella Pantois e Cyril Atanassoff, Ghislaine Thesmar e Michael Denard, Dominique Khalfouni e Rudolf Nureyev, Elisabeth Platel e Manuel Legris, Agnès Letesteu e José Martinez. Inoltre questa filologica mise en scène 'lacottiana' entra per la prima volta nel repertorio del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano che, per l'occasione, ha ospitato l'impeccabile Aurélie Dupont, luminosa étoile dell'Opéra di Parigi, e Leonid Sarafanov, solista del Balletto del Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo e astro nascente del firmamento tersicoreo. Attorno a loro si è mossa con disinvoltura la compagnia scaligera e in particolare Antonella Luongo, Effie, Vittorio D'Amato, Gurn, gli amici Antonella Albano e Maurizio Licita, e il convincente Francesco Ventriglia en travesti. Una Madge con enorme naso, lunga capigliatura brizzolata e variopinti abiti a brandelli.


La Sylphide
La Sylphide


 

Il balletto si apre con James addormentato su una poltrona. Nel sonno gli appare la Silfide che, entrata dalla finestra, inizia a danzare intorno a lui. La Dupont è stata perfetta nel restituire l'immaterialità dello stile "aérien", da sempre tratto distintivo della Silfide di Carla Fracci, e subito nei delicatissimi port de bras è apparsa una rediviva Maria Taglioni. Le sue braccia infatti si sono mosse con una leggerezza quasi sovrumana, soffermandosi nella posizione incrociata davanti al petto e finendo nella classica posa en couronne con collo e testa leggermente allungati e inclinati. Identica è risultata la levità dei piedi e delle gambe nell'esecuzione di difficili balances in pointe o demi-pointe,  negli arabesques, nei veloci piqués, nei reiterati jetés in arabesque, nei sissonnes, nelle petite batterie, fino a che sveglia il giovane con un bacio e duetta con lui al chiarore del fuoco del camino. Di altissimo livello sono stati anche i virtuosismi di Leonid Sarafanov quando, preda di questa malia, si lancia nei potenti grands jetés, nelle formidabili grandes batteries con gli entrechats à trois, quatre, cinque, six, finiti in perfetto aplomb in arabesque allongé o in quinta posizione, nei velocissimi scenés, nei taglienti brisés volés. Gli stessi passi che, in combinazioni diverse, si ripresentano anche nel secondo atto e confermano la bravura di Sarafanov, dotato di uno straordinario ballon e di gambe che schizzano come 'sciabole'.


Leonid Sarafanov e Aurélie Dupont
Leonid Sarafanov e Aurélie Dupont

Vero monstrum (prodigio) di doti tecniche, Leonid non è però riuscito del tutto a rendere la complessità di James, eroe romantico attanagliato dal dissidio interiore, preda del sehnsucht, il "male del desiderio" e l'inquietudine che lo costringono a vivere in un perenne conflitto tra la realtà borghese, rappresentata dalle certezze matrimoniali con Effie, e il sogno incarnato dalla Silfide. Di questo personaggio consumato dallo streben (sforzo) che lo spinge a rincorrere i suoi desideri, il ventitreenne Sarafanov ha accentuato il ribelle velleitarismo giovanile più che le contraddizioni che ne lacerano l'animo e la resa nel complesso è lontana da quelle ben più articolate di famosi danzatori come Erik Bruhn, Peter Schaufuss e Rudolf Nureyev.


Leonid Sarafanov
Leonid Sarafanov



L'arrivo al mattino di Effie con la madre e le amiche ci riporta alla realtà con James ancora scosso dal ricordo della creatura alata che, visibile solo a lui, si mescola tra gli invitati. La  strega, leggendo la mano alla fidanzata e rivelandole il futuro di sposa di Gurn, getta lo scompiglio fra gli amici che eseguono una quadriglia e passi di giga scozzese, a cui fa eco il pas de deux dei bravi Antonella Albano e Maurizio Licita. Il primo atto termina con lo stupendo pas de trois di James, Silfide, Effie, e il coup de theatre della Silfide che sparisce all'improvviso inghiottita da un'invisibile botola di proscenio. La seconda parte prende le mosse dal sabba di Madge e delle streghe che inscenano una pantomima per dare a James il velo con cui conquisterà la Silfide. Tutto questo atto, il cosiddetto atto bianco con le Silfidi che animano la foresta incantata e volano da una parte all'altra della scena, è una proiezione nel subconscio di James e il gioco chiaroscurale delle luci sottolinea questa atmosfera quando lui, la Silfide e le consorelle ballano insieme. E se Aurélie è sempre più 'taglioniana', Leonid accentua il velleitarismo con strabilianti evoluzioni fino al passo a due in cui tenta di coprire le spalle della Silfide con la sciarpa. Riesce nell'intento ma alla figurina cadono le ali e con una sequenza ininterrotta di coupés, sissonnes, jetés terre à terre, muore mentre le sue amiche scendono dal cielo e in corteo la sollevano, svanendo nell'aria. L'incursione finale di Madge con l'eco dei festeggiamenti nuziali e James che cade "come corpo morto cade" chiude a cornice l'atto bianco. La maga e la Silfide si sono contese l'anima del giovane ma la vittoria finale di Madge conferma lo smacco del protagonista, l'irrealizzabilità delle aspirazioni dell'eroe romantico e dell'uomo in generale.

L'Orchestra del Teatro alla Scala, sotto la bacchetta di Kevin Rhodes, ha regalato un'esecuzione perfetta della musica di Schneitzhoeffer, a dire il vero, l'unica cosa non proprio entusiasmante del balletto di Taglioni. Il pubblico ha salutato i danzatori con ovazioni da stadio, costringendo più volte gli addetti ad aprire e chiude il maestoso sipario scaligero.

 


La Sylphide
cast cast & credits
 



Leonid Sarafanov e Aurélie Dupont
Leonid Sarafanov e
Aurélie Dupont


 
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