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Una serenata per Farinelli e Bosman

Lorenzo Mattei
  Marc'Antonio e Cleopatra
Data di pubblicazione su web 22/11/2005  

Il cartellone della Fondazione «Petruzzelli e Teatri di Bari», già di per sé ricco ed elegante, in questa sua II stagione ingloba una serie di eventi collaterali tesi alla diffusione dello spettacolo lirico fuori dall'edificio teatrale, al fine di valorizzare luoghi della città di grande interesse artistico e di coinvolgere quella parte di cittadinanza che ignora cosa sia un 'teatro'. La sera del 3 novembre questo legame tra produzione culturale e territorio si è realizzato nella cornice romanica della Vallisa (una deliziosa chiesina oggi Auditorium) attraverso un'opera di grande raffinatezza – la serenata di Johann Adolf Hasse Marc'Antonio e Cleopatra (Napoli 1725) – omaggiante da un lato i trecento anni dalla nascita di Farinelli (Andria 1705), che interpretò il ruolo della regina egiziana, dall'altro il compianto Arnold Bosman (direttore musicale dell'Ente lirico barese) che tanto si adoperò per la riscoperta di Hasse e della musica del XVIII secolo.

La serenata con la quale si rivelò in Italia il talento compositivo del ventiseienne Hasse – già ab origine pensata per un ambiente ristretto, extrateatrale e con fini celebrativi – possiede una stringatezza congenita al genere stesso (due soli personaggi con 4 arie ciascuno e 2 duetti) che a tutt'oggi ne permette un ascolto disteso ma al tempo stesso attento e concentrato sulla fascinazione belcantistica, portata a nuova vita dalle eccellenti interpreti Laura Aikin (Cleopatra/Farinelli) e Francesca Provvisionato (Marc'Antonio/Vittoria Tesi). La forma di concerto si è dimostrata infatti congeniale ad una tipologia di spettacolo formalmente gestita attraverso una geometrica successione di recitativi e arie, quest'ultime disposte in modo tale da mantenere sia l'equivalenza gerarchica per le due stars canore, sia la varietas nell'alternanza dei contenuti affettivi.



 

Marc'Antonio e Cleopatra
Marc'Antonio e Cleopatra


 


Nonostante alcuni problemi d’intonazione l'ensemble Musica Rara diretto dal M° Toni ha sostenuto con precisione e buona verve le esibizioni del soprano e del contralto, impegnate in intelligenti variazioni improvvisatorie dei 'Da capo', capaci di reinventare e trasformare la ripresa della sezione iniziale di ogni singola aria e duetto. La valentìa vocale della Aikin ha raggiunto l'acme nell'ultima aria della protagonista eponima (Quel candido armellino), caratterizzata da un'intensità espressiva coincidente con la climax della serenata: paragonandosi ad un ermellino predato, Cleopatra si appresta a lasciare il mondo con uno struggente addio alla vita.

La bravura della Provvisionato, che padronaggiava l'intera gamma dei suoi registri, è emersa invece nelle due arie iniziali (Pur ch'io possa a te ben mio e Fra le pompe peregrine) impreziosite da complesse fiorettature e da messe di voce. Ottima la realizzazione dei recitativi – cesellati da Hasse con lo scopo di evidenziare parole chiave e snodi sintattici – mossi da interne accelerazioni e distensioni agogiche ed accompagnati dagli archi nelle sezioni più drammatiche (nel recitativo n.17 ad esempio l'innesco dell'obbligato si pone in relazione alla consapevolezza della propria infelicità: «or infelici siam»; nel n. 19 e nel n. 21 è la decisione del comune suicidio ad innalzare la temperatura emotiva e a richiedere uno stile quasi arioso).

Nonostante le continue citazioni da Porpora e Scarlatti, maestri e modelli del giovane Hasse, già ad ogni battuta di questa sua prima opera italiana si rende percepibile l'ésprit de géometrie che fece del 'caro sassone' l'interprete ideale del razionalistico sistema teatrale ideato da Metastasio. Per chi si fosse perso questa vera 'chicca', la possibilità di approfondire la conoscenza di Farinelli e di Hasse continua a Casa Piccinni, dove sono ospitate fino a dicembre due mostre monografiche curate rispettivamente da Klaus Müller della Hasse Geselschaft di Monaco e da Michèle Sajous D'Oria e Dinko Fabris.




Marc'Antonio e Cleopatra



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