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Un serial killer alla mia tavola

di Marco Luceri
  In the Cut
Data di pubblicazione su web 31/12/2003  
La regista neozelandese Jane Campion è stata una delle autrici più importanti della nuova generazione di cineasti salita alla ribalta negli anni Novanta. Con Un angelo alla mia tavola e Lezioni di piano si era imposta all'attenzione di pubblico e critica per molti motivi, primo fra tutti la particolare ed originale attenzione dedicata nelle sue opere alla complessità psicologica dei personaggi femminili. Sempre sospese tra l'esplodere delle passioni e la rinuncia a relazioni impossibili, le donne della Campion appaiono drammaticamente lontane nella loro solitudine, unica dimensione che però permette loro di continuare la loro difficile esistenza. Dopo due film il cui limite maggiore è stato forse quello di essere appesantiti da un eccessivo manierismo (Holy smoke e il più riuscito Ritratto di signora da Henry James), l'ultimo In the cut recupera molti dei temi e dei motivi già affrontati in precedenza.

Tratto da un'altra opera letteraria, il discusso romanzo Dentro di Susanna Moore, questo film si snoda nella struttura di un giallo classico. Protagonista un'insegnante di letteratura, Frannie (Meg Ryan), che si trova coinvolta, grazie all'accidentale conoscenza del detective Malloy (Mark Ruffalo), in una caccia ad un sanguinoso serial killer di giovani ed avvenenti ragazze. L'inizio è folgorante: siamo a New York o, più precisamente, nell'East Village, zona sud di Manhattan, rappresentata come un luogo tragico, in cui migliaia di corpi si aggirano frenetici sotto un caldo torrido e sensuale che appiccica le vesti alla carne, in mattine, pomeriggi, notti che si tingono di colori forti ed intensi (veramente pregevole il lavoro alla fotografia, curata da Dion Beebe).

Meg Ryan e Mark Ruffalo
Meg Ryan e Mark Ruffalo

In questa sorta di calderone moderno ed eccessivo, la macchina da presa si muove con rapidi movimenti a spalla, ed un montaggio serrato accentua ancora di più la frenesia caotica della vita in questo scorcio d'America. Un uso sapientissimo e scorretto della soggettiva senza soggetto introduce sulla scena lo sguardo di una misteriosa presenza che, anonima ed inquietante, segue i personaggi spiandoli, contribuendo ad aumentare la suspence ed in generale il senso di attesa per qualcosa che si sente debba accadere.
Peccato però che queste soluzioni linguistiche adottate all'inizio si perdano ben presto per lasciare il posto ad una narrazione molto più lineare che imprigiona il film nelle maglie schematiche del giallo classico.

 Tra i due protagonisti, scatta, quasi da subito, la prevedibile storia d'amore; sebbene non siano personaggi stereotipati (lei è estroversa, sensuale, annota su un taccuino tutte le frasi che legge scritte per la strada, lui è un ruvido poliziotto che si vanta di conoscere bene la sessualità femminile), l'unica cosa che sembra tenerli insieme è il sesso. Infatti, al di là del debole leit-motiv che dovrebbe reggere il film non riuscendovi (il sospetto di Frannie che sia Malloy lo spietato assassino), è il sesso che emerge come elemento caratterizzante la narrazione. Come spesso succede nei film della Campion, la sessualità mostrataci diventa a volte morbosa ed eccessiva; in In the cut le pratiche sessuali ci sono tutte: dal voyerismo alla fellatio, dalla masturbazione al cunnilingus e alla pornolalia.

Mark Ruffalo
Mark Ruffalo

Sorprende, a questo proposito, vedere Meg Ryan nei panni di un personaggio lontanissimo da quelli interpretati fin ora, tutti appartenenti alla categoria delle biondine sdolcinate nelle commedie sentimentali; seppur in un ruolo inconsueto, l'attrice mostra una grande padronanza e sicurezza, soprattutto nella resa delle caratteristiche più spiccatamente erotiche del personaggio; Ryan perde il confronto però quando a farle da contraltare sulla scena è Jennifer Jason Leigh (nella parte di Pauline, sorellastra ninfomane di Frannie, vittima anche lei del feroce serial killer), molto più a suo agio nel ruolo della ragazza squilibrata.

Se il sesso dunque, anche quello più morboso ed estremo, come elemento unificante tra i personaggi non stona affatto, ad essere sopra le righe è forse la violenza con cui ci viene mostrata la ferocia dell'assassino: teste mozzate, corpi smembrati, gole tagliate, laghi di sangue eccetera. Non si capisce perché la Campion abbia voluto insistere su questi particolari (quanta di questa stessa violenza in Kill Bill, ma che differenza poetica ed estetica tra Tarantino e la Campion!) che fanno ripiegare il fim proprio laddove la stessa regista tenta più volte di non farlo cadere, cioé nello stereotipo. A ciò contribuisce un finale posticcio, con una soluzione prevedibile che non aggiunge niente di nuovo e che chiude il film su un tono noioso che sa molto di dejà-vu.


Jennifer Jason Leigh
Jennifer Jason Leigh

Poche luci e molte ombre, allora, su In the cut, e a tal proposito sorprende come la grande regista non abbia saputo sfruttare, all'altezza delle sue indiscusse capacità, le caratteristiche di un giallo morboso e sensuale che alla sua poetica erano così congeniali. Che questa caduta di stile sia il segnale di una battuta d'arresto irrimediabile? Speriamo veramente di no. Per lei, per noi, per il cinema.

 
In the Cut
cast cast & credits
 


 


 

Locandina del film
Locandina del film


 

 
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