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L'invincibile ossessione

di Cristina Jandelli
  La promessa
Data di pubblicazione su web 01/01/2001  
"Ho fatto una promessa. E tu hai l'età per ricordarti di quando questo contava", dice il detective Jerry Black/Jack Nicholson al suo capo-collega Pollack/Sam Shepard. Un personaggio appeso a una frase che ne certifica le motivazioni: condotta, etica, motore delle azioni di Black è il dovere morale di mantenere la parola data, cioè trovare l'assassino, lo stupratore delle bambine bionde col vestitino rosso. E non dimenticarsene mai, anche se è andato in pensione, si è comprato una pompa di benzina e ha trovato un'oasi di provvisoria felicità con Lori/Robin Wright Penn. E' sempre quella promessa - o meglio la sua ossessione - a stringerlo d'assedio. Allora la cinepresa di Sean Penn, coerentemente, non fa altro che braccare la sua preda come la mania che l'attanaglia. Lo avvicina, lo schiaccia, lo scruta dalla cervice, lo marca a uomo inibendogli ogni progressione psicologica, ogni gesto liberatorio (gliene concede uno solo, la pesca: ma è proprio in quei momenti che a Black riaffiorano i ricordi, e con essi l'ansia di catturare il serial killer che soffoca il piacere dello svago). E' una sfida a due che si consuma ne La promessa, e non poteva essere che così: regista contro attore, attore contro regista, attore contro attore. Nicholson-Penn (atto secondo: per il primo si veda Il coraggio della verità). Tutto qui, ma con esiti davvero rimarchevoli.

Solo prima dell'evento, prima che la madre della bambina martoriata strappi al detective il fatidico giuramento sulla croce, c'è spazio per una sequenza magistrale come l'invasione del campo visivo da parte dei tacchini dell'allevamento mentre Black comunica ai genitori la fine agghiacciante della loro figlia. Poi, da quando la macchina da presa comincia a incarnare la personificazione della promessa, parte l'operazione ottundimento: il campo visivo è ristretto, saturo, i contorni minati dalla sfocatura, la visione alticcia. Allo spettatore viene negato quasi ogni piacere, primo dei quali la comprensione degli eventi che scorrono sotto i suoi occhi. Sean lo tratta come un pugile suonato: gli dà il gong riprendendo dall'alto il tintinnare dei campanelli alla porta dello spaccio e lo stordisce sistematicamente mirando allo stomaco con i primissimi piani dei grandi attori cui affida l'enunciazione di indizi per lo più inconcludenti ma un messaggio inequivocabile, gravido di dolore. Sfilano Benicio del Toro, l'indiano suicida, Vanessa Redgrave, la nonna della bambina, Mickey Rourke, il padre dell'altra piccola innocente uccisa, Harry Dean Stanton il proprietario della pompa e soprattutto la mai banale Robin Wright coniugata Penn, resa irriconoscibile dal destino che gli ha affibbiato un marito violento che le rifà i connotati. Solo la comparsa dei due poliziotti, rappresentanti di un ordine ancor più ottuso della realtà, mette momentaneamente la sofferenza in stand-by.

Penn crea con la rilettura de La promessa di Dčrrenmatt l'occasione propizia a dichiarare la sua definitiva presa di possesso dello stile registico con cui si fa attore alla massima potenza: cancella la storia per sovrapporvi l'entità-protagonista con i suoi personaggi-coreuti, trasforma sistematicamente il paesaggio - umano e naturale - in riflesso empatico allo stato puro: sotto questo profilo il Nevada innevato è ugualmente debitore di Fargo dei Coen e di Il dolce domani di Egoyan (e perfino del recente Fiumi di porpora del francese Kassovitz). Il pre-finale durrenmattiano fornisce a Penn la quadratura del cerchio narrativo con la sadica sostituzione della cecità del caso all'agognata cattura del colpevole. Ma il finale è il sigillo per eccellenza della prova d'attore, quella scena di pazzia che neanche al Nicholson più misurato degli ultimi decenni si può negare come premio per una magistrale prova di fatica che annovera nel saldo attivo una breve sequenza da antologia sul primissimo piano, nell'attesa della partenza all'aeroporto.


La promessa
cast cast & credits
 

J. Nicholson
J. Nicholson




 
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