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Lo zar digitale

di Sandro Bernardi
  L'arca russa
Data di pubblicazione su web 01/01/2002  
Uno schermo nero, una voce ignota che parla nel buio, che s'interroga sulla propria identità, sul luogo e sul tempo in cui si trova. Poi una folla di signore e signori in costume storico che arrivano in carrozza all'ingresso di un grande edificio: così inizia il film di Sokurov, che si svolge tutto in un unico, lungo piano sequenza, girato in digitale.

Per noi viene messa in scena traversalmente, per episodi, la storia della grande Russia, la sofferenza del passato, le inquietudini del presente, l'incertezza dell'avvenire.

Signore e signori in costumi ottocenteschi entrano nell'edificio come a teatro, o per una festa: chi sono, e noi chi siamo? siamo dentro o fuori dalla rappresentazione? La cinepresa percorre lo spazio in soggettiva - una lunga, interminabile soggettiva che dura tutto il tempo del film - e si mescola a questa folla aristocratica, entra nel parterre, sale le scale, percorre i corridoi, mentre la voce sempre s'interroga sullo spazio, sul tempo, sul luogo che stiamo percorrendo.

Quella che ci mostra Sokurov è la visualizzazione dell'istanza narrante ma anche dello spettatore, che si chiede sempre inconsapevolmente all'inizio di ogni film: dove sono, in che periodo, in che epoca, e soprattutto, chi sono? Qui la risposta non arriva, ma in compenso si moltiplicano le domande: dove stiamo andando, dove sta andando tutta questa gente?

La famiglia dello zar Nicola II a colazione
La famiglia dello zar Nicola II a colazione
 

La cinepresa, un poco smarrita, incontra un altro strano visitatore dell'Hermitage (sì, siamo all'Hermitage, anche se nessuno ce lo dice); questo visitatore è altrettanto smarrito, un po' meno forse, visibilmente un aristocratico dell'Ottocento, che gira anche lui cercando di capire, di raccapezzarsi. Inizia un dialogo con lui, come fra due persone che provengano da spazi e tempi differenti: il visitatore è francese, ha vissuto ai tempi del Congresso di Vienna ed è stato ospitato alla corte dello zar durante gli anni Trenta del XIX secolo. Non ci viene detto di chi si tratti ma ci sono parecchi indizi storiografici che ci possono aiutare a ricostruire la figura del misterioso marchese, quanto basta per mantenere sempre viva e attenta la nostra curiosità, senza mai soddisfarla, come deve fare un buon film.

Penetriamo poco a poco con lui nelle stanze dell'Hermitage che, sotto i nostri occhi, diventa un vero e proprio cronotopo: la parola è stata coniata da Bachtin nella sua teoria del romanzo, il cronotopo è un luogo dove il tempo si condensa.

Percorriamo le vaste sale, i grandi corridoi e vediamo scorrere parallele varie serie temporali: lo zar Pietro il grande in una delle parti più antiche dell'edificio sta castigando un suo ministro, la grande Caterina sta sorseggiando il suo caffè e riceve la visita delle nipotine, in altre stanze visitatori contemporanei ammirano la raccolta di quadri dello zar Nicola, Dolci, Cigoli, Van Dijk, e tanti altri. In altre sale alcune ragazzine ci conducono fino alle stanze dov'è riunita la famiglia di Nicola II, l'ultimo zar ucciso nel 1918 dai rivoluzionari. In altre stanze ancora non ci viene permesso di entrare.

Lo sconosciuto visitatore parla, guardando verso la cinepresa, della rivoluzione francese, della Convenzione, mentre il personaggio altrettanto sconosciuto che sta dietro la cinepresa, un russo, parla della rivoluzione russa ("Anche noi abbiamo avuto la nostra Convenzione") e, mentre la visita continua, incontriamo gli attuali direttori del museo, ripercorriamo le stanze del grande edificio che raccoglie i tesori della cultura europea. Una grande festa, un ricevimento ai tempi dello zar Nicola I, chiude il film con un grande ballo di viscontiana memoria (1839?).

Gli ospiti dello zar, e fra questi anche il misterioso marchese, che qui viene riconosciuto da alcune giovani gentildonne di corte, dopo avere a lungo ballato, si accingono a uscire dalla residenza imperiale, si affollano lentamente verso l'uscita, scendono le scale, le grandi scalinate che abbiamo visto anche nelle memorabili scene di Ejzenštejn (chi non ricorda la scalinata di Kerenskij in Ottobre).

Poco a poco, come la festa, termina anche il film, con questa grande folla disciplinata di ospiti-spettatori che esce dall'Hermitage, dal film e anche dalla storia. Da ultimo, la cinepresa si affaccia sulla porta: non c'è più la strada e neppure il giardino d'ingresso, ma solo un vasto, immenso, oscuro mare, agitato, coperto di nebbia. Viene in mente la domanda di Gogol: "Dove stai andando Grande Madre Russia?"


Arca Russa
cast cast & credits
 



Brosi Khaimsky, Alexander Sokurov, Svetlana Proskurina





 
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