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Le armi e gli esclusi dalla storia

di Gianni Cicali
  Il mestiere delle armi, Hristo Jivkov
Data di pubblicazione su web 01/01/2001  
La circolarità e la sineddoche, stilemi fondanti del Mestiere delle armi, sono incastonati dal regista Ermanno Olmi all'interno di una poetica, la sua poetica, che potremmo definire cristiana. 

Ripercorrendo dichiaratamente la lezione del Rossellini 'storico-didattico', Olmi narra gli ultimi giorni di vita (dal 20 al 23 novembre 1526) di Giovanni de' Medici (Giovanni dalle Bande Nere) capitano di ventura al soldo di papa Clemente VII, suo zio, e impegnato a fronteggiare l'avanzata delle truppe imperiali tedesche contro lo stato pontificio. 

La narrazione ha suscitato l'interesse del pubblico (i dati al botteghino, sorprendenti, lo confermano), pur concedendo poco alla spettacolarità e al romanzesco, diventando invece una sorta di canzone All'Italia. Un canto sgomento per la guerra, l'ignavia e il piccolo interesse degli staterelli padani (Ferrara e Mantova), che si apre alla più generale condanna della nascente guerra moderna. 

Le nuove armi che sconvolgeranno le regole fra i belligeranti sono dei piccoli cannoni (i falconetti del duca di Ferrara, minuziosamente ricostruiti), collaudati sulla sagoma di un cavaliere in armatura prima di essere venduti di soppiatto al generale tedesco. Questa è la parte per il tutto principale del film. L'armatura rinascimentale, che immaginiamo riempita dal corpo di un cavaliere, è distrutta da un colpo di falconetto: l'uomo sarà d'ora in avanti un fantoccio, 'carne da cannone'.
Il mestiere delle armi
due scene del film


A Olmi interessa il "mestiere delle armi", il valore e l'onore del singolo, la guerra dal volto orribile ma pur sempre umano. Se il film manca di una evidente drammaturgia strutturata, non è privo tuttavia di drammaticità, nel senso forse più corrente, espressa principalmente dalla figura di Giovanni de' Medici (Hristo Jivkov). Giovane, bello, di un eroismo disperato ed elegiaco, il capitano non si rassegna alla disonorevole nuova guerra, ma saluta lealmente, come volevano le regole d'onore, il suo infido e astuto nemico, il generale dell'esercito imperiale che sogna di impiccare il papa con un cappio dorato.

Tornando alla sineddoche, è da notare che il regista vi ricorre a più livelli. Primo, e più evidente, il taglio cronologico della narrazione. Infatti di Giovanni dalle Bande Nere si raccontano solo gli ultimi giorni di vita che racchiudono il senso di un'esistenza intera, così come la campagna militare tedesca, che si concluderà con il terribile Sacco di Roma del 1527, è còlta nel breve attraversamento degli stati padani. Le sontuosità cortigiane (Mantova e Ferrara erano famose per il lusso dei loro spettacoli di corte) sono ignorate in favore della ricerca del particolare prezioso mirabilmente ricostruito. Anche l'amore coniugale tra Giovanni e Maria Salviati è reso (con pesante intervento ideologico di Olmi sulla base 'documentaria') attraverso piccole cose significative: lettere, biancheria inviata dalla moglie al marito in guerra, petali di rosa infilati nei panni di lino per addolcire le durezze della vita negli accampamenti militari. Erotismo pagano (rappresentato anche negli affreschi della camera dove agonizza Giovanni de' Medici) e amor coniugale (variante di amor sacro e amor profano, temi cari al Rinascimento già proiettato verso la Controriforma), si fondono, nella lettura di Olmi, nell'uomo rinascimentale e prendono, nella vita privata di Giovanni, le forme dell'amante e della moglie, fedele e quasi angelicata. 

Abbandonando la realtà storica per aprire al 'romanzo', Olmi ci presenta il bello e amatissimo Giovanni scisso tra amore lecito (la moglie) e illecito (una nobildonna della corte mantovana). Quest'aspetto celerebbe un discutibile atteggiamento moralistico, se non fosse ascrivibile a una poetica cristiana esplicita. Il vertice di questa poetica religiosa, che permea anche quest'ultimo film del Maestro, è l'attenzione ai manzoniani esclusi dalla storia: contadini, madri e bambini delle campagne che vedono, vicino alle loro misere dimore o nei boschi in cui cercano la legna, il passaggio di splendidi e voraci cavalieri. Parti per il tutto di una elezione autorale che percorre tutto il cinema di Olmi, dagli esordi fino al celebrato L'albero degli zoccoli.

Come la sineddoche è la figura retorica principale, così la circolarità è l'elemento strutturale predominante. Ricordando il Welles di Othello, Olmi inizia Il mestiere delle armi con un funerale, quello di Giovanni de' Medici, e conclude il film sul catafalco dell'eroe, inserendovi il non visto, cioè i particolari sulla morte del grande condottiero. All'interno di questi due estremi si svolge la breve ed emblematica vicenda degli ultimi giorni di vita del protagonista. Scelta stilistica apparentemente semplice, in realtà evocativa di significati più alti e trascendenti, con cui lo spettatore è libero di confrontarsi oppure no, limitandosi ad apprezzare il nitore della struttura.

Olmi non tralascia di guardare alla pittura coeva ispirandosi, tra gli altri, ai ritratti di Holbein il Giovane per le inquadrature frontali del duca di Mantova, dei cortigiani e del generale tedesco. Evidente inoltre che Olmi, per alcuni primi piani di Giovanni de' Medici, si è ispirato al quadro del Bronzino che ritrae Cosimo I de' Medici, figlio del capitano di ventura.

Hristo Jivkov, seppur doppiato, riesce a conferire al personaggio i toni di un toccante eroismo elegiaco, come già detto, attraverso attimi di furore e un'intensa e silenziosa emozione nei lunghi primi piani in cui dal suo sguardo profondo e malinconico traspaiono i sentimenti del dubbio, della paura, della dolcezza e, forse, un senso del peccato. Tra gli altri interpreti si rivela interessante per la 'maschera' Sasa Vulicevic nel ruolo di Pietro Aretino.

Il mestiere delle armi
cast cast & credits
 

 
Hans Holbein il Giovane - ritratto di ambasciatori - part.
Hans Holbein il Giovane - ritratto di ambasciatori - part.
 

 

 




 



Desislava Tenekedjieva come Maria Salviati
Desislava Tenekedjieva 
(Maria Salviati)
 

 




 



Hristo Jivkov come Giovanni dalle Bande Nere
Hristo Jivkov 
(Giovanni dalle Bande Nere)






 

 
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