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Il buon viaggio di Monsieur Rappeneau

di Chiara Tognolotti
  Grégori Derangère  e Gérard Depardieu
Data di pubblicazione su web 12/11/2003  
Negli ultimissimi anni il cinema francese è tornato spesso all'epoca oscura degli anni Quaranta: l'occupazione tedesca, con il suo portato di ambiguità, di piccoli eroismi, di sottili tradimenti ha suggerito a Bertrand Tavernier (Laissez-passer, 2002), ad André Téchiné (Les égarés, 2003) e adesso a Jean-Paul Rappeneau un percorso alla ricerca di sensazioni e sentimenti nelle pieghe della storia. Del resto, si tratta di un tema non nuovo alla cinematografia d'oltralpe: tra gli altri, Louis Malle con Lacombe Lucien (1974) aveva narrato i giorni cupi del 1944 visti con gli occhi di un contadino che sceglie di collaborare con i Tedeschi, mentre l'anno successivo il consueto e forte impegno civile di Costa-Gavras aveva descritto in Section spéciale (1975) i tempi del governo di Vichy e il loro mescolare in diversa misura le cadenze del grottesco e del drammatico.
Virginie Ledoyen e Grégori Derangère
Virginie Ledoyen e Grégori Derangère


L'umorismo nero (di Costa-Gavras) e il senso di disfatta (di Malle) portavano comunque ai due film una tensione civile alta e un tono oscuro, solenne a tratti, che si decanta invece, nei film più recenti e soprattutto in Bon voyage, in uno sguardo sugli eventi forse più sereno, certo meno corrucciato. Tavernier osserva le ricadute della storia nel microcosmo del cinema; Téchiné esplora il retrogusto, tra il sentimentale e il noir, delle vicende di tre fuggitivi, smarriti dopo la fuga dalla Parigi occupata: e Rappeneau, nel film più interessante dei tre, fonde molti di questi aspetti, raccontando la fuga verso Bordeaux, alla metà del 1940, del beau monde della politica e del cinema, mettendo in scena un'attrice opportunista e sbadata (una efficace Isabelle Adjani, dagli occhi sempre sgranati), un politico trasformista (interpretato da un Gérard Depardieu dalla consueta forte presenza scenica), uno scrittore coraggioso e ingenuamente innamorato dell'attrice (Grégori Dérangère), coinvolto suo malgrado in un'avventura noir; e poi un professore di fisica in fuga verso l'Inghilterra, la sua giovane assistente (una lieve Virginie Ledoyen), un giovane malvivente fuggito di prigione...

Come già nei precedenti Cyrano de Bergerac (1989) e Le huissard sur le toit (1995), Rappeneau si dimostra regista allegro ed esigente, abile nell'accostare toni diversi, a volte anche contrastanti. Bon voyage corre su un ritmo rapidissimo, incalzato da un montaggio scintillante (di Maryline Monthieux) che alterna i registri del grottesco (la sequenza iniziale, con il classico cadavere nel bagagliaio dell'auto che si spalanca nel momento meno opportuno), del farsesco (un'evasione rocambolesca), del vaudeville (i momenti con la Adjani), della commedia sentimentale (gli amori, i malintesi, gli incontri), fino alla dimensione più drammatica e tesa dell'inseguimento tra tedeschi e francesi, in una sequenza girata nella fredda semioscurità di un bosco che ricorda l'assassinio del professor Quadri nel Conformista (B. Bertolucci, 1970). E la qualità del film sta proprio nella capacità del regista di travestire l'indignazione nei confronti di una classe politica che aveva iniziato a collaborare già nel giugno 1940 in una narrazione brillante e spigliata che non si piega alla retorica ma che procede leggera verso una conclusione appena venata di malinconia.

 


Bon voyage
cast cast & credits
 

La locandina del film
La locandina del film




 
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