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La fine dell'Utopia, la morte del Sogno

di Fabio Tasso
  ''Umiliati''
Data di pubblicazione su web 20/11/2003  
L'ultimo lavoro della coppia di registi francesi Straub e Huillet prosegue nella personale rilettura del romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini, che racconta la storia di una comunità sorta in Italia nel secondo dopoguerra e costituita da persone di diversa provenienza. Se il film precedente, Operai, contadini del 2002, metteva in scena la costituzione della comunità, formata da operai e contadini, mostrando e tentando di spiegare le istanze che avevano condotto alla sua formazione, Il ritorno del figlio prodigo/Umiliati si concentra invece sul confronto, o per meglio dire sullo scontro, con la prassi economica e politica che ne determina la fine.

È, come sempre, un teatro di personaggi statici e immobili, di enfasi declamatoria, di lucida presa di coscienza delle dinamiche socio-politiche quello che i due registi francesi mettono in scena. Una rappresentazione stilizzata, irrigidita in una sequenza di voci che non si piegano mai alla sovrapposizione, una polarità di personaggi che sono anche e soprattutto incarnazioni della coscienza di classe, rappresentazioni simboliche di una parte, di una fetta di popolo.


''Umiliati''
''Umiliati''
 

Il ritorno del figlio prodigo/Umiliati racconta la fine dell'Utopia, alla luce di un marxismo che è, e rimane, la chiave di lettura e interpretazione del cinema di Straub e Huillet. Una fine che appare quasi annunciata, ma che pure i registi intendono mostrare nei suoi passaggi consequenziali, senza cedere il passo a una falsa demagogia, aprendo il racconto al disvelamento sincero e lucido di un'inevitabile caduta. Il Sogno, sembrano voler dire i due registi, deve cedere alla ferrea logica della Storia (qui i soldati, che convincono i membri della comunità ad andarsene).

Inevitabile vedere l'influenza, netta eppure rielaborata, rimasticata e risputata fuori, di due teorici e intellettuali come Bertold Brecht e Frederich Hölderlin. Del teatro politico del primo, della sua riflessione puramente marxista, e della poesia politica del secondo, c'è traccia in Il ritorno del figlio prodigo/Umiliati e, forse estensivamente, in tutto il cinema di Straub e Huillet. Un cinema raro e prezioso, che si distingue per la sua costante e ininterrotta fedeltà tematica, sempre capace di mostrare con esemplare consapevolezza il punto di rottura di una società attraverso le sue manifestazioni sensibili. Un cinema che fa della purezza delle immagini, della sincerità espressiva la sua bandiera. Un cinema, infine, che non cede un centimetro al compromesso e che tenta, in ogni modo, di entrare nel nucleo delle cose e cogliervi la radice, e metterla a nudo senza pregiudizi.

 


Il ritorno del figliol prodigo/Umiliati
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