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Alla Goldonetta fra nouvelle vague e Contact Improvisation

di Gabriella Gori
  Both Sitting Duet / Haecceity
Data di pubblicazione su web 08/12/2004  
"La Democrazia del corpo", il progetto triennale curato dal coreografo Virgilio Sieni per CANGO – Cantieri Goldonetta Firenze – ha visto in questo scorcio del 2004 l'arrivo di uno dei coreografi più interessanti della nouvelle vague della danza inglese, Jonathan Burrows, e l'attesa rentrée in Italia di un nome culto della Contact Improvisation, l'americano Steve Paxton. Perfettamente inquadrati nello spirito di CANGO, la poliedrica "fabbrica" che si è appropriata del Saloncino lorenese d'Oltrano e si è aperta fin dagli anni Settanta alla sperimentazione teatrale con Taddeus Kantor e Vittorio Gassman, i due ospiti hanno portato alla ribalta internazionale i Cantieri fiorentini.

Nati per volontà dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze e dello stesso Sieni come sede privilegiata del dialogo e del confronto tra danza, teatro, arte visiva, musica, poesia, i Cantieri di via Santa Maria sono diventati il simbolo della nascita e fruizione dell'opera d'arte nell'era contemporanea. Eventi clou di questa "Democrazia del Corpo" decembrina, che chiude con un bilancio all'attivo il primo anno del progetto 'seniano', le presenze di Burrows e Paxton hanno richiamato numerosi cultori di uno speciosissimo linguaggio tersicoreo che, fuori dai canoni tradizionali, porta con Jonathan a riflettere sullo stato dell'attuale ricerca coreutica, e con Steve a riscoprire la trasgressiva creatività dei novecenteschi anni Settanta.
Jonathan Burrows / Matteo Fargion
Jonathan Burrows / Matteo Fargion


Ballerino del prestigioso Royal Ballet di Londra, Burrows si è imposto soprattutto come coreografo firmando lavori per una stella del balletto come Sylvie Guillem e per il famoso Frankfurt Ballet di William Forsythe, scardinando i principi della danse d'école in virtù di una nuova espressività sganciata dalla tradizione. Nella Sala Grande della Goldonetta il dancemaker ha proposto la sua ultima fatica, Both sitting Duet, un duetto che lo vede protagonista assieme a Matteo Fargion, musicista e insegnante milanese da anni impegnato con l'amico britannico a studiare il rapporto tra musica e danza e a sviscerarne connessioni e influenze. Assisi l'uno accanto all'altro su due sedie collocate al centro della scena e in borghese (jeans e maglia Jonathan, jeans e camicia Matteo) il duo per 45 minuti ha eseguito con mani, dita, braccia, testa, collo, torace, spalle, cosce, una partitura scritta, fatta di note per Fargion e di numeri per Burrows, ispirandosi al brano For John Cage di Morton Feldman.

Senza musica ma accompagnati dai suoni e dai ritmi dei tocchi leggeri delle dita e delle mani sul corpo e sul pavimento, dallo scricchiolio delle sedie, gravate dal peso di un corpo seduto ma scosso dal continuo lavorio degli arti superiori, e da simpatiche interiezioni ("oh, ah, eh"), Jonathan e Matteo si sono sfidati a una "singolar tenzone" gestuale che per la velocità e il ritmo, a volte anche parossistico, sconfinava in una vera prova di resistenza. I due artisti si sono dimostrati degli eccellenti performers in grado di catalizzare l'attenzione del pubblico che, incapace di distogliere lo sguardo dai loro virtuosismi, alla fine li ha sommersi con applausi convinti e calorosi. Resta tuttavia da considerare se questo tipo di performance esclusivamente seduta possa definirsi - come è stato scritto - "coreografia" o se abbia bisogno di una diversa definizione che colga a pieno il senso originale dell'operazione Burrows-Fargion ma al tempo stesso eviti fraintendimenti e generiche classificazioni perché – come recita un detto medievale - verba volant, scripta manent.

Padrini del ritorno nel "bel paese" di Steve Paxton, considerato il 'padre' della Contact Improvvisation, sono stati Alessandro Certini e Charlotte Zerbey, fondatori di Company Blu, l'organico che lavora sulla composizione "all'improvviso" e ha la residenza presso il Teatro della Limonia di Sesto Fiorentino. Grazie alla collaborazione fra "La Democrazia del Corpo" e "Danze d'Inverno", la rassegna curata dalla coppia Certini-Zerbey, Paxton è tornato ad esibirsi a più di due decenni di distanza dalla sua apparizione romana, accompagnato dalla coreografa e videomaker Lisa Nelson, da anni impegnata insieme a Steve nello studio delle tecniche d'improvvisazione, e dal musicista e percussionista Steve Noble.

Tutti insieme, Certini, Zerbey, Paxton, Nelson, Noble, hanno dato vita per circa un'ora nella Sala Grande del Saloncino a Haecceity. Improvvisazione per quintetto, un'esibizione di Contact Improvvisation o Cantact Dance, una tecnica nata nell'alveo del Postmodernismo coreutico americano. Steve Paxton, formatosi alla scuola della Modern Dance di Marta Graham, José Limon, Doris Hamphery, Merce Cunningham, e influenzato dalla rivoluzionaria weltanschauung dell'arte e cultura newyorkesi degli anni Sessanta e Settanta (Living Theatre, Pop Art, Minimalismo), nel '62 è stato uno dei cofondatori del Judson Dance Theatre, che ha segnato la nascita della Postmodern Dance. Spirito indomito, questo "battitore libero" ha poi iniziato un personale percorso che lo ha visto costituire nel 1970 il gruppo Grand Union e a porre la basi della Contact Improvisation. Un consapevole e volontario recupero delle radici democratiche della primitiva danza moderna e contro ogni gerarchia interpretativa.

Per fissare i principi della tecnica Cantact, raccolti dallo stesso Paxton in Materials for the Spine, il coreografo ha rielaborato i concetti di contraction-release della Grahm, di fall and recovery della Humphrey, facendoli interagire con le arti marziali Aikido, Tai Chi Chuan, e individuando nella spina dorsale l'organo da cui nasce il movimento. Nella caduta e nel contatto con il partner ha poi trovato la spinta energetica per una fluida dinamica estemporanea, sempre in equilibrio e in grado di stimolare le facoltà sensoriali del corpo. Il quartetto dei danzatori, fedeli interpreti del dettato 'paxtoniano', in Haecceity ha inanellato una serie di improvvisate legazioni, cadute, rotolamenti, in soli e duetti, assecondati dalle percussioni di Steve Noble, impegnato alla batteria. L'applaudita mise en space, impreziosita dalla vis comica di alcune gags mimate e dialogate – ridicole scene di corteggiamento fra Certini e Zerbey, monologhi pieni di non sens, divertenti 'intermezzi' con un borsone che accoglie Alessandro e si trasforma in una sorta di canoa - rappresenta senza dubbio una testimonianza importante di un lavoro di ricerca sulle potenzialità dell'improvvisazione, grazie anche alla bravura dei protagonisti.

Vedere Paxton in azione all'età di sessantasei anni così pieno di verve è un privilegio e un'occasione da non perdere, come poter apprezzare le indubbie doti attoriali di Certini, ma il fenomeno Contact Improvisation resta tuttavia ancora troppo legato ad una temperie artistico-culturale che oggi appare un po' lontana e forse bisognosa di nuova linfa.

La Democrazia del corpo / Cantieri Goldonetta


Both Sitting Duet
cast cast & credits
 


Haecceity
cast cast & credits
 



 
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