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Catarsi bergsoniana

di Gabriella Gori
  Cado
Data di pubblicazione su web 07/10/2004  
E' davvero un privilegio per Firenze poter vantare una struttura come la Goldonetta, lo storico spazio lorenese chiamato "Delices Goldoni" e oggi risorto grazie a CANGO, i Cantieri Goldonetta Firenze deputati alla creazione, produzione e fruizione dell'opera d'arte. 'Abitato' negli anni Settanta da maestri della scena teatrale come Taddeus Kantor e Vittorio Gassman, agli inizi del terzo Millennio il Saloncino Goldoni di via Santa Maria in Oltrarno ha cambiato 'inquilino', consegnando a Tersicore le chiavi di una dimora avita che, grazie a Virgilio Sieni, apre le sue porte alla creatività contemporanea. Il coreografo fiorentino ai Cantieri ha presentato Cado, un lavoro che dopo il debutto estivo al Teatro Ponchielli di Cremona arriva a Firenze nell'ambito de La Democrazia del Corpo - il progetto triennale ideato da Sieni per la Goldonetta - e a novembre rappresenta l'Italia a Lille 2004 Capitale Europea della Cultura.

"Geniaccio" del teatro di danza italiano e da tempo incline a firmare creazioni in cui il linguaggio del corpo rende visibili le sue riflessioni sulla realtà storica e sulla crisi di identità dell'uomo contemporaneo, con Cado il dancemaker si sofferma sull'analisi del quotidiano, in cui il leitmotive del cadere e del rialzarsi è simbolo del costante cambiamento che caratterizza la nostra esistenza. In un'ambientazione disadorna, delimitata dalle pareti di una Sala rettangolare e da un fondale di fili argentei, quattro danzatrici (Ramona Caia, Erika Faccini, Marina Giovannini, Mara Smaldone) - con indosso i costumi colorati di Manuela Menici - si muovono in un ipotetico mercato di periferia di un altrettanto ipotetico paese, relazionandosi con un'asse e un ferro da stiro, una granata, uno stendino, delle bottiglie di plastica, una bicicletta, un albero di Natale che costruiscono pezzo dopo pezzo.
Cado



In un susseguirsi incalzante di quadri, specie nella seconda parte dello spettacolo, si assiste alla realizzazione di quella che Sieni chiama "l'urbanistica coreografica", ovvero la creazione di figure, sculture, architetture, grazie ai corpi in movimento delle protagoniste. E le ragazze sono brave a tenere il ritmo di sequenze che, a tratti, sembrano frutto di improvvisazione e si concretizzano in assoli, duetti, terzetti e quartetti, supportati dalla musica di Francesco Giomi, che accentua o diminuisce il pathos situazionale. In Cado è palese il marchio 'seniano' quando le ballerine emettono suoni gutturali, si vestono e si svestono, contorcono il corpo in spasmi convulsi o interpretano l'idioma coreografico di un autore come Virgilio, che nella plasticità di movenze non codificate ha trovato la strada per una ricerca coreutica innovativa. Durante lo spettacolo, momenti di grande intensità sono il duetto tra una danzatrice e l'asse da stiro, in cui il gioco di braccia tocca vertici notevoli, la scena in cui Ramona Caia, in un'esplosione di violenza, è sommersa dagli oggetti, le volte in cui le mime-danzatrici imitano la quotidianità del loro essere donne con una danza contemporanea corposa e implosiva, o cadono inaspettatamente e all'improvviso. E ogni volta, di fronte a queste cadute, si ride per la rottura del meccanismo bergsoniano della causalità e alla drammaticità di un corpo che cade fa eco la comicità di un tonfo e di un riso liberatori.

Ma le perplessità su Cado non mancano. Sembra infatti che, nonostante siamo alle soglie del terzo millennio, le donne debbano ancora fare i conti con stereotipi dell'immaginario maschile che le vede sempre alle prese con confezioni di Dixan, ferri e assi da stiro, granate per spazzare. L'intento era forse quello di mostrare che le 'donne seniane' appaiono in grado di liberarsi, cadendo e rialzandosi, da tutta una serie di luoghi comuni ma, se questo era lo scopo, non sempre risulta chiaro. Pièce di non facile lettura e senza dubbio complessa, come lo sono i lavori del coreografo fiorentino, Cado segna comunque un'ulteriore tappa nel cammino creativo di Sieni che, forte dell'esperienza coreutico-teatrale degli ultimi anni, sembra aver recuperato il concetto di "danza pura" di creazioni come Il Fiore delle mille e una notte o Il Funanbolo e, alla fine, il pubblico ha mostrato di apprezzare la coreografia con applausi convinti e tante risate.

Cado
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