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Una fabula clownesca

di Gabriella Gori
  Oyster
Data di pubblicazione su web 27/03/2004  
Di sicuro Oyster (Ostrica), lo spettacolo di Inbal Pinto e Avshalom Pollak, andato in scena al Teatro della Pergola di Firenze in prima nazionale, avrebbe divertito Nerone, il "principe artista" amante delle fabulae salticae, un genere in cui interagivano mimi, pantomimi, musicisti, danzatori e acrobati. E che cos'è Oyster e come definirlo se non una moderna fabula saltica in cui si ritrovano tutti gli ingredienti delle rappresentazioni messe in scena per il divertimento del famigerato imperatore e della sua cohors amicorum? Il paragone non sembri azzardato e neppure temerario perché, nel trovare la definizione più adatta alla mise en scène della "intelligente e immaginosa" coreografa israeliana Inbal Pinto e del regista Avshalom Pollak, è proprio la cultura classica ad indicarci le comuni radici di una teatralità tutta mediterranea rinnovata dalla cultura occidentale.
Oyster



Presentato alla Biennale della Danza di Lione nel 1999 e premiato col "Theatre Awards for the Performing Arts" di Tel Aviv, Oyster allude nel titolo alla silloge lirica di Tim Burton Morte malinconica del bambino ostrica e conduce lo spettatore attraverso un viaggio fantastico e visionario, popolato di acrobati, ballerine, pinguini, clowns, che ammiccano al "fanciullino" pascoliano che è in ognuno di noi.
Ostrica ha infatti la capacità poetica di suscitare il riso, di preparare la sorpresa, di aumentare lo stupore, di fare insomma appello a tutti quegli stati d'animo che si provano quando l'andare a teatro diventa una gioia per gli occhi e il cuore e volentieri si dimenticano obblighi e doveri. Fabula per adulti e "teatro delle meraviglie", lo spettacolo di Inbal Pinto è anche una ghiotta occasione per conoscere la scena coreutica israeliana e apprezzare il talento di questa giovane danzatrice e coreografa insignita nel 1997 di un New York Dance Performance Bessie per la creazione Wrapped e nel 2000 del Premio per la Danza del Ministero della Cultura della città di Tel Aviv.

Oyster nasce dall'idea dell'ostrica da cui, come dalla borsa di Mary Poppins, fuoriescono molteplici personaggi che rimandano a situazioni da Cirque du Soleil, da cabaret, da film felliniani, in un'atmosfera immaginifica e atemporale, esaltata dall'adeguata scelta musicale e dalla bizzarria dei costumi ideati da Inbal. Dopo l'iniziale performance di un'ottima ballerina che cammina su una gamba sola, tenendo l'altra à la seconde in posizione verticale, si susseguono una serie di quadri in cui quattro attori e sette danzatori danno prova di evidente maestria pantomimica e coreutica. Nel caldo gioco di luci di Yoaan Tivoli e con l'accorta regia di Avshalom Pollak, alcuni uomini si presentano in frac nero con parrucche bionde, stile Blade Runner, o con riccioli color pel di carota, mentre altri in tuxedo evocano il furor mentis di Albert Einstein. Le donne indossano pagliaccetti color carne, tutù con mutandine trinate e sgabelli attaccati al sedere, sono a piedi nudi o hanno scarpette da punta con i lacci stranamente allacciati al polpaccio. Tutti, maschi e femmine, ostentano volti imbiancati da un pesante cerone, bocca color rubino, e si esibiscono in una 'danzatletica' proteiforme, che fonde tecnica classica e moderna.
Oyster



Esilarante è il pas de deux femminile in cui le braccia e i piedi delle tersicoree si muovono simultaneamente grazie agli indici e ai pollici legati a fili rossi manovrati da una robusta signora che, tagliate le cordicelle, lascia cadere le malcapitate. Suggestivo l'incedere verso il proscenio di un duo maschile "da Gran Guignol", in un enorme cappotto grigio di forma conica con due teste e quattro braccia, che viene accompagnato dalle struggenti note dei Pagliacci di Leoncavallo. Un solo clownesco richiama alla memoria il dolcissimo e patetico Petruska, il burattino dell'omonimo balletto che Michael Fokine creò nel 1911 per il mitico Nijinskij; l'illusione ottica di una ballerina che vola in aria e sembra camminare lungo il braccio di un uomo rammenta l'evanescente Ariel di Giulia Lazzarini nella storica regia che Giorgio Strehler firmò per La Tempesta di Shakespeare nel 1978. Le due danzatrici che al ritmo di un mambo offrono il fondo schiena al pubblico e, toccandosi le dita dei piedi, mostrano le mutandine rosa dei tutù, "ricordano i fiori di peonia che sbocciano" e sembrano parlare.


Oyster, ha detto Inbal Pinto, "concede una tregua dal mondo reale e fa pensare alla vita, alla fantasia, al passato" e gli applausi del numeroso pubblico presente al Teatro della Pergola hanno dato senz'altro ragione, decretando il successo di uno spettacolo curatissimo e con l'inestimabile pregio di durare poco. Un'ora in tutto.

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