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Il magma memoriale di un'esistenza tormentata

di Gabriella Gori
  Nijinsky
Data di pubblicazione su web 10/06/2004  
Sono perle rare gli spettacoli che sanno restituirci la primigenia natura del teatro come mimesis della realtà. Nijinsky di John Neumeier, andato in scena in prima nazionale al Teatro Valli di Reggio Emilia, risponde a tale assunto consegnandoci non un balletto biografico sul leggendario "clown de Dieu" ma, come dice Neumeier, "una biografia dell'anima, dei sentimenti e delle sensazioni" di un uomo e artista che rivoluzionò l'immagine del 'maschio' che danza. Il rischio di cadere nella retorica del 'raccontar danzando' era reale, ma il coreografo americano è riuscito a creare una pièce che - sulla scia del romanzo psicologico di Paul Bourget e in linea con la concezione del tempo interiore bergsoniano, il flusso di coscienza di Joyce e le intermittenze del cuore di Marcel Proust - può essere definita un insigne esempio di 'balletto psicologico'.

 

Hamburg Ballet - Nijinsky


La bravura di Neumeier è consistita nel mettre en danse la complessità della psiche disturbata di Nijinsky, in una sorta di 'magma memoriale' che trova il suo corrispettivo nel Diario scritto da Vaslav proprio biennio 1918-'19, che fu crucialei per la nascita del romanzo novecentesco. In Nijinsky la successione cronologico-causale, generalmente rispettata nel balletto narrativo, va letteralmente in frantumi e spiazza lo spettatore, che si trova a muoversi tra flash-back e i flussi di coscienza del protagonista, senza poter contare su quel rassicurante filo di Arianna autoriale che collega, spiega e motiva l'agire dei personaggi secondo il criterio di causalità.

Il 'coreoautore' manipola musica e danza e dà al balletto, di stampo neoclassico, un forte taglio registico, a cominciare dall'inizio nella hall della Suvretta House, l'hotel di Sankt Moritz dove nel 1919 il ballerino russo, in preda la furor mentis, si congedò dagli ospiti assisi in scena e nei palchi di proscenio, con un mirabile tocco di metateatro. Fin dalla prima apparizione del divus, interpretato da un magistrale Alexander Riabko, si avverte il suo profondo dissidio interiore nel passare da una coreutica libera, espressione del tormento e per questo incompresa, alla più pura danse d'école, simbolo di sicurezza e applaudita per i virtuosismi degli enchainements, a cominciare dalla sequenza glissade- assamblé-brisé.



Hamburg Ballet - Nijinsky



Tutta la prima parte dello spettacolo, accompagnata dal poema sinfonico Shéhérazade di Rimsky-Korsakov, ripercorre gli eventi significativi della vita del danzatore, in una sovrapposizione di piani temporali resa dalla presenza del doppio di Nijinsky, un altrettanto magistrale Otto Bubenicek.
Ecco allora il fatale incontro di Vaslav con il 'padrino' Diaghilev (un bravissimo Lloyd Riggins) che da passo a due, con l'arrivo del suo alter ego, si trasforma nelle citazione del Pas de trois da Jeux , il celebre balletto firmato da Nijinsky nel 1913. Via via sfilano tutti quei ruoli che fecero del danzatore l'idolo dei Ballet Russes di Diaghilev: il sensuale "Schiavo d'oro" di Shéhérazade di Fokine, l'eroticissimo fauno dell'Après-midi d'un Faune dello stesso Nijinskij, l'immateriale "Spettro della Rosa" de Le spectre de la Rose di Fokine, che entusiasmarono e divisero le platee d'inizio Novecento.

Velati passaggi alludono al torbido rapporto con il famigerato impresario, alla partner per eccellenza Tamara Karsavina, al complicato legame con la sorella Bronislava Nijinska, al desiderio di rinascita nell'unione con Romola de Pulski, un'intensa e formidabile Silvia Azzoni che, nell'emozionante pas de trois con Alexander Riabko e Otto Bubenicek, esprime tutta l'incapacità della donna di distinguere tra l'uomo e il mito. Se in questa prima parte dello spettacolo spetta alla Sonata per viola e pianoforte op.47 di Shostakovic il compito di assecondare i momenti che furono funesto preludio alla pazzia che porterà Nijinsky in manicomio, sempre la musica di Shostakovic è scelta da Neumeier come colonna sonora di tutto il secondo atto: la Sinfonia n.11 e i luminosi cerchi bianchi su fondo nero, che lo stesso Vaslav disegnò in ospedale, ci catapultano nell'atmosfera inquietante di una mente malata, sconvolta dal suo male di vivere e dalla souffrance universale generata dagli orrori della grande guerra.
Hamburg Ballet - Nijinsky



In una coreografia quasi espressionista, che tocca punte di altissima drammaticità, esplodono le insanabili contraddizioni di un uomo e di un artista travolto da vicende che lo sovrastano: la follia e la morte del fratello Stanislav e la violenza del conflitto, restituita dall'irrompere sulla scena di militari che ballano la loro danza di morte sulle note della Sagra della primavera, coreografata da Nijinsky nel 1913. Indissolubile resta ancora il legame con Romola nello straziante passo a due, dove la donna assume le sembianze di una figura salvifica; ma l'apparire del burattino Pétrouschka diventa l'emblema di un'umanità di cui non rimane che "qualche brandello di muro". Alla fine il flusso di coscienza ritorna, da dove era partito, nella hall dell'Hotel Suvretta e Nijinsky, all'acme del delirio mentale e fisico del suo "matrimonio con Dio", si annienta, "come corpo morte cade".

Lo spettacolo, fiore all'occhiello del Tribute to John Neumeier del Reggio Emilia Danza Festival, è stato accolto da applausi calorosissimi e vere ovazioni sono state tributate anche all'Hamburg Ballet, la compagnia diretta dal 1974 dal 'coreo-regista' statunitense. Degni 'figli di tanto padre', tutti i danzatori sono stati straordinari nell'eseguire la complessa partitura coreografica neumeieriana; negli arditi lifts, nelle strabilianti promenades, negli arabesques, nelle difficili prese, negli esasperati cambrés, era palpabile la tensione di corpi spinti a dare il massimo per esprimere l'indicibile aegritudo di un'anima che trovò la pace eterna a Londra, l'8 aprile del 1950.

Nijinsky
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