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Americans

di F.F.
  Palindromes
Data di pubblicazione su web 08/09/2004  
Riecco Todd Solondz, il regista del New Jersey divenuto ormai autore di culto in tutto il mondo, anche se mal distribuito in Italia, dove solo il penultimo Happiness è stato fatto circolare in maniera decente. Una delle personalità più interessanti del cinema americano, Solondz si era fatto conoscere nei festival internazionali e poi anche nelle sale per il suo cinema ultra-cinico e divertente, fatto di personaggi grotteschi e di situazioni estreme di miseria sociale, una specie di Ciprì e Maresco ma aggiornato ai lindi sobborghi americani.

Idee molto originali supportate da una produzione realmente indipendente, che gli hanno dato una libertà, inusuale nel cinema americano di oggi, di giocare con cinismo e umorismo anche sui malesseri più tabù e sui lati più oscuri degli Stati Uniti. Come la pedofilia per esempio, crimine orrendo per eccellenza secondo il comune senso morale, e che rimane uno dei temi ricorrenti, usati in chiave coraggiosamente dileggiatoria, della sua cinematografia. Pochi sono ormai i registi americani che mantengono un controllo autoriale assoluto sui propri film e Solondz, che è anche sceneggiatore unico dei suoi precedenti Fuga dalla scuola media, Happiness e Storytelling (mai uscito nelle sale italiane) è certo uno di questi.

Anche in Palindromes la trama è ridotta a mero pretesto per permettere a Solondz di esplorare temi ormai a lui usuali: appunto la pedofilia, le crisi adolescenziali che portano a scelte surreali, il bigottismo e in generale il sesso vissuto in maniera morbosa o inusuale. Tutti soggetti apparentemente seri che, nei personaggi di Solondz, coinvolti in situazioni ben aldilà dell'assurdo, strappano la risata senza però diminuire la pena o il disprezzo che lo spettatore prova di fronte ad un'umanità frustrata e superificiale.

Nessuna sorpresa, dunque, nell'apprendere la trama di Palindromes. Protagonista del film è la fragile e insicura Aviva Victor, di dodici anni. Stretta tra genitori piccoloborghesi (Ellen Barkin e Richard Masur) e un ambiente freddo e cinico, Aviva (nome palindromo) ha un solo desiderio: rimanere incinta. Grazie ad un amico vi riesce quasi subito, ma i genitori la convincono ad abortire. Tuttavia l'intervento parentale non fa che aumentare il desiderio di maternità di Aviva, che fuggirà di casa alla ricerca di qualcuno pronto ad aiutarla a realizzare il suo sogno. Ne seguirà un delirante viaggio di iniziazione alle perversioni ed alle meschinità dell'uomo, tra camionisti pedofili e cristiani fondamentalisti, che spingeranno Aviva a tornare dai genitori, a loro modo non meno inquietanti e mostruosi.

Come Bunuel in Quell'oscuro oggetto del desiderio, il ruolo della protagonista femminile è affidata a diversi interpreti, fisicamente diversissimi, che si alternano senza una logica apparente. Quattro teenager, un ragazzo di dodici anni, una bambina di sei e persino due adulte, tra cui la quasi quarantenne Jennifer Jason Leigh, incarnano Aviva nelle varie fasi del film. Rossa, bionda, afro-americna, obesa ed anoressica, Aviva assume nel corso del film tutte le facce d'America.

Palindromes dunque, palindromi, come gli esseri umani per Solondz: letti da una parte o dall'altra sono comunque la stessa cosa, dichiara il regista nel pressbook. Palindroma è anche la trama del film visto che dopo la fuga dalla casa paterna Aviva ritorna mestamente alla base. In un film improntato ad un pessimismo quasi determinista, Solondz ha soprattutto il merito di aver creato un universo personalissimo, con una galleria di personaggi indimenticabili, dalla dolcissima e ipocrita Ellen Barkin, a Mama Sunshine, sorta di san Francesco anti-abortista che accoglie nella sua casa ogni sorta di bambino deformato o abbandonato per educarlo alla vera fede ed al rock cristiano.

Ma pur mantenendo intatta la forza dei precedenti film, è lecito porsi il dubbio di una certa tendenza a ripetersi del regista americano, ormai ammesso nel gotha del grande cinema come dimostra la partecipazione in concorso a Venezia. Per ogni scena o personaggio che colpiscono in Palindromes non è difficile ritrovare un antecedente o un'analogia negli altri film di Solondz. Così anche i dialoghi, straordinari per livello di surrealismo (in particolare quelli tra Aviva e i genitori e tra la ragazzina e l'amante camionista), ricordano ed a volte fanno rimpiangere soprattutto quelli di Happiness, in cui un padre confessava lo stupro di tre dei suoi amichetti al figlio di 8 anni, scatenando le lacrime di quest'ultimo che si sentiva trascurato dal genitore.

Per quanto divertenti e spietate, anche le descrizioni della piattezza dell'America profonda e dei suoi squallidi individui, nella quale pare crogiolarsi compiaciuta l'intelligenza del regista, rischiano, a lungo andare, di mostrare la corda.

Palindromes
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