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Il colpo di coda del caimano

In primis vorrei fare i complimenti a colui il quale ha scritto questa recensione, dotato, senza dubbio, di uno spiccato senso critico e di una indiscussa proprietà di linguaggio. Tanti anzi tantissimi complimenti alla redazione perchè questo sito  è semplicemente geniale.

Un unico appunto all'articolo: l'irrazionalità degli orientamenti politici è forse l'amara critica nei confronti dell'attitudine di una parte, e sottolineo, una parte dei cittadini italiani. Non credo sia pura utopia credere che le scelte politiche debbano avere un sentito humus ideologico poiché è cosi che una semplice ragazza ventiquattrenne ha esercitato il proprio diritto di voto, oltre che adempiuto un dovere civile.

Valentina B.

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Drammaturgia.it risponde


Cara lettrice,
innanzitutto grazie per i complimenti. Per quanto riguarda il suo appunto sull’«irrazionalità degli orientamenti politici», non credo si tratti di un «atteggiamento selettivo» imputabile solo a una parte dei cittadini italiani. Mi spiego meglio: non sono affatto sicuro che chi voti a sinistra abbia mediamente una consapevolezza e una coscienza politica superiore a chi vota a destra. Non si tratta di capire chi ha torto o ragione. Il torto e la ragione non hanno nulla a che vedere con la democrazia. Quello che mi interessa di più è capire semmai «perché» gli elettori votano in un certo modo piuttosto che in un altro.

Si sa bene che fenomeni come il terrorismo, un clima di incertezza sociale, ondate di violenza e criminalità spostano storicamente a destra il baricentro elettorale. E si sa anche che una sciagurata bugia strumental-istituzionale alla vigilia delle elezioni può rovesciare completamente previsioni ed esiti di una tornata elettorale. Come è successo al governo Aznar dopo gli attentati terroristici dell’11 marzo 2004. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a comportamenti e scelte operate su basi emotive.

Non bisogna confondere l’esercizio di un importante diritto-dovere civico come il recarsi a votare con un «fenomeno antropologico» come quello dell’orientamento politico che alcuni sociologi hanno accostato al tifo calcistico e che ci rimanda alle teorie delle decisioni che l’economia studia con sempre maggior interesse. Con ciò, anche a me piacerebbe che le scelte politiche poggiassero più che su un «sentito humus ideologico», come dice lei, su un «sentito humus critico».

Filippo Bologna

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