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A proposito di Rockpolitik

Devo dirvi bravi, finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire basta e di ignorare questa tv da sottozero. Spero che gli italiani si rendano conto al più presto di questo appiattimento totale e si sveglino, ma purtroppo sono pessimista.

Buon lavoro

Dodicor

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Bravi! Era ciò che mi aspettavo da gente intelligente come voi, troppo si è parlato di Celentano mentre nel mondo stanno succedendo cose incredibili, vedi India e Iran. Ma in RAI, e non solo, pare più importante sapere se le mutande rosa sono lente o rock... se il puré è lento o rock... e dire che io preferisco ancora il twist...

Complimenti e continuerò a seguirvi con interesse ed attenzione

Patrizia Boidi - Mythos.it Srl

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Gentilissima redazione,
vorrei riflettere, con il vostro aiuto e possibilmente quello dei lettori, su lo gran rifiuto del critico Roberto Fedi. Permettetemi perciò di porre qualche domanda, visto che dalle parole di Fedi emerge un chiaro sottotesto che in gran parte condivido: il vostro essere sanamente diversi da tutti i maggiori quotidiani nazionali.

1) Se si decide di occuparsi di televisione, si finisce quasi sempre per farlo con un certo distacco cinico e snobismo?

2) Ma davvero vogliamo ostinarci a pensare che la nostra italietta, con i suoi intellettuali di regime e i suoi desolanti palinsesti televisivi,  sia poi così diversa dal resto dell'europeina e del mondicino?

3) Al Bano e Celentano sono diventati "i due più potenti pensatori di oggi"? Suvvia. O si sta dando loro un ruolo spropositato (e comunque anche in questo caso il drammatico problema andrebbe affrontato di petto) o si liquida quello che dovrebbe essere il lavoro critico mascherandosi dietro una boutade.

4) Come provare ancora un sentimento di spaesata meraviglia nei confronti dei milioni di milioni di miliardi che passano quotidianamente dal mondo dello spettacolo, tv pubblica compresa?

L'ironia della televisione mi sembra anni luce più moderna e sofisticata del moralismo. Sono anni ormai che la tv sofisticatamente demistifica se stessa, prevenendo e allo stesso tempo neutralizzando qualunque critica o senso di superiorità nei suoi spettatori. Personalmente devo ammettere che questo a tratti mi irrita, ma, anche e mio malgrado, mi diverte, mi spiazza. Mi incuriosisce, non mi entusiasma.

Più che vomitare comunque, inizierei a riflettere e se possibile a far riflettere (come la maggior parte degli articoli di Fedi hanno a mio giudizio fatto fino ad oggi), magari con una critica/analisi sferzante che si confronti sul fenomeno di massa Celentano. Altro che "tutto qua"! Il rifiuto di un intelligente confronto con il celentanoide sproloquio e con la divisione rock/lento (tra parentesi: bei tempi quelli della gaberiana destra/sinistra!) mi sembra solo l'altra faccia del conformismo.

Insomma: che senso ha avere una rubrica sulla televisione e poi rifiutarsi di parlare dell'evento mediatico dell'anno?

Con affetto & stima,

Roberta N.
lettrice delusa

[Leggi l'articolo di Roberto Fedi sul programma di Celentano]


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Rispondono Siro Ferrone e Roberto Fedi


Gentile lettrice,
capisco la sua paziente intelligenza ma la nostra ha (comincia ad avere) qualche limite. Passando tutta la vita ad occuparsi (come cerchiamo di fare) dei fatti e dei misfatti lo spirito misura talvolta i suoi limiti, e deve difendersi. La bassa cultura, il cattivo gusto, l'ignoranza sono ahimè contagiosi, anche i medici più attenti finiscono per ammalarsi a forza di curare le infezioni. Non si può sempre guardare in basso, ogni tanto bisogna cercare di respirare aria più pulita.

Nella nostra rivista pensiamo che lo spazio che dedichiamo ai rifiuti solidi urbani ammanniti dalla televisione sia sufficiente, se lei guarda il resto del nostro lavoro si accorgerà che in Italia e nel mondo ci sono altre persone che per fortuna cercano di produrre meno esalazioni nocive e più nutrimenti terrestri. In altre parole cerchiamo di mantenere, per i nostri lettori, una equilibrata dieta, che tenga conto dei grassi maleodoranti bilanciandoli con proteine - per noi - più salutari. Può darsi che lei non condivida la cura (non so la diagnosi), la prego comunque di credere che è stata sperimentata a lungo, e qualcuno è anche guarito.

Grazie per la sua gentile e attenta "provocazione"

Siro Ferrone

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Le parole del Direttore mi sembrano, anche sul filo dell'ironia, sufficienti. Da parte mia le risponderò, sempre ironicamente (quell'ironia che a Celentano manca, come tutto il resto per altro), con una famosa gag di Totò. Che raccontava di come avesse incontrato un tale che l'aveva preso a cazzotti, dicendogli "Gustavo maledetto, te la fo vedere io!". E lui fermo e zitto. E quello giù botte. E lui fermo. "Ma perché?!", gli chiedeva allora la sua 'spalla'. E lui: "E che c'entro? io mica sono Gustavo!".

Per dire, cara lettrice, che il nostro spirito di sopportazione, già scarso in genere, certe volte proprio va in tilt. Discettare di Celentano ci sembrava un'offesa per i nostri lettori, abituati a ben altro: e anche per quelli che ci seguono per la televisione. Insomma si può ironizzare su tutto, fuorché sulla spazzatura (costosissima, come saprà: e anche questo a noi continua a non sembrare normale). Noi non siamo Gustavo: ma, al primo cazzotto, non stiamo lì a farci riempire di botte, e come minimo ci scansiamo. Lo faccia anche lei: si scansi, spenga la televisione il giovedì sera, Rai Uno. Nella terza puntata l'hanno già fatto alcuni milioni di italiani, fuorché i giornalisti (che in questo bel Paese sono, come lei sa, millanta).

E grazie per l'apprezzamento generale.

Roberto Fedi


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