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Dante e le lauree triennali

Vi seguo da tempo, sempre con vivo interesse. Siete uno dei pochi siti che vale la pena di visitare su web. Ho letto il commento a Desperate housewives che non posso dire di condividere o meno, dato che non seguo il telefilm. Tengo però a sottolineare una frase che poco ha a che vedere con il commento stesso: «Dante non era mica un laureato triennale». Lasciando stare Dante, la frase è chiaramente spregiativa nei confronti delle suddette lauree. Ora mi chiedo: perché nella vostra home page campeggia l'offerta di nuovi corsi di laurea triennali? A che scopo pubblicizzare qualcosa in cui non credete? Mi sembra poco coerente.

Confesso di stare studiando proprio per conseguire una di queste lauree triennali e fatico molto nel tentare di dedicare spazio all'approfondimento di ogni esame (conciliando con altro), calcolando che abbiamo circa cinque esami (brevi) a sessione. E non mi risulta di essere l'unica. E comincio ad essere un po' stufa di persone che commentano il livello della preparazione pensando che «ai loro tempi sì che si studiava». Frase che, per inciso, dice anche mia nonna che è arrivata alla quinta. Sono corsi sicuramente organizzati male (soprattutto in vista di un eccessivo aumento del numero dei corsi), non abbiamo spazi né risorse. Gli stessi problemi che ci sono dagli anni '60, mi risulta. Ho conoscenti che si sono laureate in lettere con il vecchio ordinamento (iscrittisi parecchio tempo prima di me, per mia sciagurata e a posteriori immotivata scelta): una di loro, pochi giorni fa, mi ha detto che il professore «gli ha imparato» a fare alcune cose. Cosa devo pensare?

Problemi miei? Detto senza boria, sono uscita dal liceo come migliore studentessa dell'intero istituto. Trecentocinquanta deficienti tutti insieme mi sembrano statisticamente improbabili. Io penso che, esattamente come prima, ci siano laureati e laureati nell'università italiana. E che sia il grado di approfondimento personale a fare la differenza. Lungi da me voler fare censure ad un vostro commento o di voler mettere in piazza problematiche personali: sto solo cercando di capire le motivazioni di un tale presa di posizione da parte di un sito che brilla per intelligenza ed è nato come veicolo di diffusione culturale. Vedere pubblicato un tale commento, mi dà da pensare.

Vi ringrazio dell'attenzione

Valentina Stefanini

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Rispondono Roberto Fedi e il direttore Siro Ferrone


Cara amica,
nessuna intenzione di screditare le lauree né triennali né quadriennali né magistrali. Era solo un tocco di humour: si stava parlando di Dante, mica di uno qualsiasi. Come dire che certe cose (ad esempio l'arte di comporre) sono così da secoli. Semmai, l'ironia era verso chi, oggi, crede di avere scoperto il mondo, senza accorgersi che era già stato scoperto parecchio tempo fa. Tutto qui. Quanto al resto, va da sé che i contenitori (triennali, quadriennali, quinquennali) valgono quello che valgono. Noi preferiamo, da sempre, i contenuti. Buon lavoro.

Roberto Fedi

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Sono direttore del sito e presidente dei due corsi di laurea lì pubblicizzati. Di corsi triennali ce ne sono di buoni e di cattivi, il livello medio dei docenti e degli studenti è sostanzialmente sceso in questi ultimi anni: ci sono studenti di vertice molto migliori ma il livello inferiore è più basso di prima; lo stesso dicasi per i docenti, spesso reclutati con leggi e procedimenti fallimentari. Lei può essere una eccezione e così credo dei miei studenti e dei miei docenti (ma il giudizio dovrebbero darlo gli altri).

La frase del prof. Fedi era evidentemente paradossale, infatti io credo che anche Dante avrebbe avuto difficoltà ad apparire un buon studente in un sistema universitario che nel suo insieme è mal congegnato, deprimente e di difficile gestione (per gli studenti). Rispetto a quell'insieme ci sono persone volenterose, brillanti e capaci, come forse è lei e come forse sono alcuni dei miei studenti. Non si tratta soltanto dell'eccezione che conferma la regola ma anche della riprova che solo nelle difficoltà generali chi merita può trovare gli stimoli per migliorare se stesso e gli altri. Difatti, in generale, gli italiani, ricercatori e non, quando vanno all'estero, sono assai apprezzati. Tutto diventa più facile per chi vale, dopo le pene peninsulari.

E grazie per averci scritto.

Siro Ferrone


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