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Perduto amor di Franco Battiato

Un altro film sul tempo. Con Perduto amor Franco Battiato continua il suo discorso sul tempo vissuto e lo mescola ancora una volta con i suoi ricordi personali. Continua, perché al suo primo film come regista Battiato non perde la cifra stilistica che contraddistingue la sua produzione musicale, anzi la traduce cercando la musica nelle immagini e il ritmo nel montaggio, (curato, quest'ultimo, dalla creativa Esmeralda Calabria).

Le canzoni e la musica di Battiato sono sempre in lotta con il tempo. Il loro fascino risiede proprio in questa commistione asincrona della forma e del contenuto: l'una proiettata nel futuro/presente attraverso un'instancabile ricerca ritmica e sonora, l'altro appartiene ad una sorta di presente storico dove si fondono metafore contemporanee e innesti di memorie personali. Così è per il film. Nella scrittura scenica, concepita come il suo ultimo repertorio musicale insieme a Manlio Sgalambro, il regista compone un mosaico che nella sua frammentazione richiama la struttura in versi delle canzoni, impressioni in sequenza che con il loro iato esprimono suggestioni libere dai legami prosastici della narrazione. Il film racconta però una storia, ed una delle più classiche: la formazione di un ragazzo della provincia siciliana degli anni Cinquanta, il bravo Corrado Fortuna di My name is Tanino di Virzì, che parte per Milano alla scoperta delle proprie vocazioni letterarie. E proprio tra la Sicilia e Milano il film si divide in due parti.

Le scene siciliane non si legano in maniera consequenziale, sono sprazzi della memoria di una crescita: una scena può essere una sequenza anzi, un piano sequenza in cui la descrizione di particolari ambientali e/o popolari risulta più rilevante allo spettatore di ciò che accade al protagonista. Le vicende della famiglia, del maestro, del paese sono tutte osservate con l'occhio protagonista della macchina da presa, che non coincide però con quello del protagonista. Uno sguardo, quello del regista, che partecipa dinamicamente alle azioni dei personaggi, apparentemente riflettendosi in quello del ragazzo, che però risulta nella sua caratterizzazione alquanto sfuggente.

Le scene milanesi sono invece più consequenziali: il contesto musicale e culturale della Milano anni Sessanta è descritto anch'esso con l'ingenuità folkloristica degli aneddoti e delle caratterizzazioni abbozzate che non giustificano né approfondiscono le ragioni del protagonista.

In entrambe le parti del film larghe panoramiche descrivono lo spazio d'azione. Quello che manca però è proprio quest'ultima. Così alcune scene sono prive di una finalità narrativa, ma comunque portatrici, in una visione d'insieme, di libere associazioni visive. Insomma Battiato sceglie di raccontare per accumulazione. Apre le singole sequenze con ampi movimenti di macchina; carica la musica, gli ambienti, le facce e i colori con tinte forti (richiamando così il barocchismo tipico del suo scrivere musica); ma lascia inespresso il legame tra le parti, creando così una prosa ambigua nel suo descrivere arricchito e priva di approfondimenti. Perduto amor è un film in cui non ci sono congiunzioni ma pleonastici aggettivi, in cui il ritmo e la melodia sono parti di una struttura razionale che contrasta con l'ingenuità delle memorie di questo eternamente giovane musicista

Renato Chiocca

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