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Primo amore di Matteo Garrone: le opinioni dei nostri lettori (2)

Gentilissimo Luceri,
ho appena terminato di leggere con grande piacere la sua recensione al film di Matteo Garrone, Primo amore. Mi permetto di esprimerle il mio apprezzamento per la lettura che del film ha fornito. E questo solo perché mi sono trovato a rimuginare per qualche giorno sul senso se di questo possiamo parlare del film di Garrone e per il fatto che la mia interpretazione si sovrappone perfettamente alla sua (o forse è il contrario? Non so quale delle due formule le porti più rispetto).

Questa pellicola è senz’altro di non facile apprezzamento. Questa condizione è inoltre tragicamente indotta dalle segnalazioni che del film hanno fornito quotidiani e settimanali. Che c’entra qui l’anoressia, mi chiedevo tragicamente durante la visione del film...?! E' chiaro che se quest’interpretazione rimane nella testa mentre lo si guarda, la sensazione finale non può che risultarne falsata: le aspettative non possono essere soddisfatte perché viziate in partenza. Il film ha senso, a mio avviso, se lo si coglie come la perversa allucinazione del protagonista maschile, al quale pare rispondere ma al di fuori del rapporto strettamente univoco di causa-effetto quello di Sonia.

Ora, benché nel film mi pare non si accenni praticamente mai a questo aspetto, ho l’impressione che il tema conduttore sottostante alla narrazione sia proprio quello di natura erotica. E' in questo senso che il rapporto tra i due protagonisti trova a mio avviso la sua ragione profonda. L’estrema allucinazione di Vittorio mi pare una spietata interpretazione del ruolo dell’artista: colui che plasma il proprio materiale, le proprie creature, a immagine del suo piacere estetico e, in ultimo, dell’ideale più ambizioso di sè. In questo senso avvicinabile all’atto della creazione divina. Bene: in un certo senso Eva nasce da una costola di Adamo, anche qui. Nel film tuttavia questa allucinazione è interpretata in senso coattivo e, proprio per questo, massimamente erotico. La metamorfosi del corpo di Sonia che Vittorio persegue con cruda progettualità da mercante non tende forse a eliminare, in un certo senso, le 'forme' giunoniche della prima, come a negarne la femminilità? Non c’è forse in questo, cioè nella psicologica/psicopatica negazione del sesso femminile, nel trasformismo fisico, l’analisi della forma più estrema della sessualità? Quella che decide di negarsi e di negare l’altro? E' plausibile una lettura in tal senso?

Ringraziandola per l’attenzione, colgo l’occasione per porgerle i più cordiali saluti

Daniele B.

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Il critico risponde


Caro Daniele,
credo che abbia visto giusto nel segnalare che la superficialità della lettura che del film di Garrone hanno fornito molti quotidiani e settimanali, parlando di una storia di anoressia, possa alla fine falsare una sana ed individuale lettura del film.

Certamente la storia di Sonia e Vittorio è molto di più. E' la storia di un'allucinazione, di una perversione estetica che induce il giovane artigiano veneto a cercare di estrarre l'Ideale dal Particolare. Come lei stesso ha osservato, "colui che plasma il proprio materiale ad immagine del suo piacere estetico", forse può anche essere, come lei propone, un'interpretazione del ruolo dell'artista, ma non caricherei troppo di accenti erotici lo sviluppo del rapporto tra i due amanti. Vittorio non cerca di negare la femminilità di Sonia, cerca di modellarla, appunto, al suo ideale estetico che fino all'incontro con lei non è riuscito a realizzare: "Quando c'è il corpo non c'è la mente, quando c'è la mente non c'è il corpo" dice Vittorio all'inizio del film, e infatti è condizione imprescindibile che sia la mente che il corpo siano, come Forma e Materia, indirizzati verso la realizzazione empirica di questo Ideale.

Chiaramente però la perversione di Vittorio, che solo in seguito si tinge di forti caratterizzazioni erotiche, si scontra non solo con la disperazione di Sonia, ma diventa un'arma che si ritorce contro egli stesso. Lui non può più fare a meno del corpo, ma soprattutto della mente di Sonia. Ecco il perché del tragico epilogo. Ecco il senso profondo della frase che chiude poeticamente il film.

Le porgo i miei più sentiti ringraziamenti per le sue preziose osservazioni e per la stima che nutre verso di noi.

La saluto cordialmente

Marco Luceri

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