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Il Maigret malato

Cara redazione,
ho guardato un telefilm ieri sera su canale 5. Ho acceso tardi la televisione e non ho potuto vedere il titolo. Castellitto, con la consueta espressione fra lo pseudo-depresso ed il Paolo Magri di dapportiana memoria, passeggiava, assecondando l'andatura da papà-gambalungo con un espressivo moto ondulatorio delle braccia e delle spalle, per una Praga incerta fra interni anni Cinquanta ed esterni da reality show mitteleuropeo. Infilatosi in un bar, beveva una birra ispirandosi allo stile adottato da Grace Kelly per mangiare il pollo in Caccia al ladro. Teneva in bocca una pipa come potrebbe farlo uno che, imbattutosi nell'oggetto per puro caso, non sappia bene a cosa diavolo serva.

Castellitto recitava la parte di un improbabile commissario e, ad un certo punto, fumava, in modo altrettanto improbabile, davanti a un giudice giustamente irritato per il fatto che un individuo non può improvvisarsi fumatore di pipa e, nello stesso tempo, ritenersi un genio. Il nostro decadente eroe entrava poi in una casa civettuola, presumibilmente di sua proprietà, dove incontrava quella che potremmo supporre fosse la sua dolce metà: una esistenzialista Buy – bionda, capelli corti, verdevestita, rossetto rosa shocking – che, suo malgrado, riusciva a dare, come al solito, l'impressione di essere sull'orlo della ormai fedele crisi di nervi.

Il caso poliziesco – alibi che giustificava l'esistenza del telefilm – era talmente elementare da indurmi a pensare fosse stato ideato dalla coppia Mazzantini-Castellitto. Tanto più che quest'ultimo deliziava la macchina da presa esibendosi in virtuosistici saggi recitativi: con uno sguardo carico di nulla, accompagnato da un onirico carillon horror-esorcistico, fissava il nulla della propria memoria involontaria oppure logorava, con un evidente sforzo vocale, le proprie tonsille urlando perentorie minacce in brillante romanesco. Tanti piccoli dettagli mi portavano a formulare una inconfessabile ipotesi rivelatasi fondata quando Castellitto ha chiamato la Buy "Louise". Non è possibile, mi illudevo mentre il mio inconscio dava concretezza figurativa a due cari nomi.

Gino Cervi, in 35 puntate (andate in onda dal 1965 al 1972) chiama Andreina Pagnani una sola volta "Louise" e lei gli chiede se non sia impazzito. Non è possibile, continuo a illudermi. D'un tratto, senza preavvisarmi, lei lo chiama "Maigret". L'ultima volta li avevo lasciati che litigavano in Caterina va in città e ora me li ritrovo coniugi Maigret in balìa di un Piovani che sembra fresco reduce dalla sigla di Amico mio (ah! dov'è Tenco con i suoi giorni che l'uno dopo l'altro se ne vanno sulle rive della Senna…), di un regista che non sa dare plausibilità drammatica a una storia scritta da Georges Simenon (ah! dov'è il solido, il concreto, il lento, l'epico Mario Landi che provocò un infarto a Gino Cervi a furia di fargli bere litri di birra sotto forma di "formidabili"…), dei macchiettistici Lucas (ah! dov'è il buon vecchio Maranzana che cercava, sul serio, di emulare il "capo"…) & company (e, a proposito: dove l'ha trovata questa squadra new age il regista? Fra gli ex protagonisti di Ghostbusters?).

Ma soprattutto cerchiamo di non confondere il sacro con il profano: Andreina Pagnani è la signora Maigret e Gino Cervi è Maigret. Questo è un appello: abbiate pietà di loro perché non sanno quello che fanno. Ma almeno – ahinoi - fermiamoli! Madonna! Gesù! Non più, non più! […] Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, clocchete, chchch…

Giulia Tellini

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Il critico risponde


Mi congratulo con Giulia Tellini che ha scritto una lettera (eccezionale per acutezza e ironia, nonché disincanto) sul Maigret di Castellitto: ormai faccia televisiva buona a tutti gli usi, da Coppi a Ferrari-Enzo Biagi a Padre Pio su cui è più bello il tacere. Non si uccidono così i Maigret, né i Simenon, né i Gino Cervi, né le Andreina Pagnani.

Vedendo quella roba, il vostro critico s'è sentito male, anzi s'è proprio incavolato: e per questo ha glissato e 'bucato' la recensione. Non si può sempre patire, a questo mondo. Si aggiunga l'arroganza di uno che, non si sa in virtù di quale licenza o franchigia intellettualistica, si sente ormai in grado (anche per ragioni nuziali) di far tutto, e di più.

E di darci anche lezioni, ohibò. Il Castellitto ha rilasciato interviste, prima dello scempio, che andavano ben al di là della consueta self promotion: erano un avviso, come dire 'adesso vi faccio vedere io'. Se ci fosse un inferno degli attori, costui - solo o in compagnai della sposa - ci sarebbe di diritto. Sulla Buy, di cui il meglio che si può dire è che si spera che sia così anche nella vita sennò sarebbero dolori (ma come si fa a interpretare sempre, sempre, sempre lo stesso personaggio da sbadata-intelligente-fragile-ma-forte?), più che un velo si dovrebbe stendere un sipario.

Personalmente, dopo un po', mi sono stappato una birra, e ho brindato alla cara memoria delle nevi d'un tempo

Roberto Fedi



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