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Ronconi? No, grazie

Sabato 13 novembre mi sono recato al teatro Fabbricone di Prato per vedere La Centaura di Giovan Battista Andreini con la regia di Ronconi ed un cast di prim'ordine tra cui primeggiava Mariangela Melato. Che dire... tante grazie al mostro sacro Luca Ronconi per la ricerca filologica che noi tutti gli riconosciamo, tante grazie alla splendida Melato per questa massacrante performance di 4 ore, tante grazie a chi ha ideato e realizzato le scenografie uniche per bellezza e peso (colonne e cipressi alti 5 metri che si spostano con un dito), grazie a tutti quelli che hanno contribuito a portare in quel di Prato tanta magnificenza... ringrazio tutti, ma la prossima volta declinerò l'invito.

Lo spettacolo fin dall'inizio esordi mette a dura prova la resistenza psicofisica dello spettatore. Il testo è antico, privo di qualsiasi interesse per chi sia nato dopo il 1600. La recitazione voluta da Ronconi è quella da pugno chiuso e mano alzata al cielo. Ogni personaggio prima di morire si contorce e lancia anatemi e benedizioni a chiunque, tanto che ho avuto paura che qualcuno ne indirizzasse anche a me. Sebbene la Melato entri nel gioco comico che fu di Peter Sellers e strappi qualche timida risata, tutto il resto risulta di una pesantezza indescrivibile.

So che con questa mia lettera andrò contro a tutti gli intellettuali incartapecoriti pronti ad applaudire ogni obolo rilasciato dal maestro Ronconi, ma permettetemi, quest'ultimo spettacolo non mi ha lasciato proprio niente. Solo il primo atto, a dire la verità, è passabile, con spunti di grande qualità: la scena dei pazzi è una vera chicca, un gioiello tutto da godere. Ma nel secondo atto iniziamo a non poterne più dei due giovani attori interpreti principali e della recitazione "di maniera" di una tristezza lancinante. Al terzo atto i assicuro che i miei occhi chiedevano grazia.

Nel terzo atto ci troviamo in una scenografia degna della migliore opera, ma nessuno canta, al contrario tutti si fermano, incollati alle proprie posizioni, per ascoltare monologhi di una lentezza e di una pesantezza da tortura medioevale. Ora: non dubito che ci sia della grandezza, mi chiedo soltanto che senso abbia portare in giro uno spettacolo che non ha niente da dire e che non lascia niente.

Non voglio tediarvi oltre, vorrei solo chiedere, a chi è piaciuto, che cosa si è portato via da teatro dopo aver visto La Centaura di Ronconi. Io ho portato via soltanto il volantino del vecchio spettacolo di Nekrosius, che verrà riproposto a Genova tra un paio di settimane. Avrei preso anche un portacenere, ma purtroppo non ce n'erano di originali.

Marco Cappuccini

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