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Il Lago dei cigni di Vladimir Bourmeister

Il Lago dei cigni

Musica
Petr Il'Ic Cajkovskij
Coreografia
Vladimir Bourmeister
Coreografia atto II
Lev Ivanov
Ripresa da
Florence Clerc e Frédéric Olivieri
Scene a Costumi
Roberta Guidi di Bagno

Interpreti
Svetlana Zakharova (Odette/Odile); Roberto Bolle (Siegfried); Gianni Ghisleni (Rothbart); Antonino Sutera (Buffone); Sabrina Brazzo (principessa); Flavia Vallone (Regina); Passo a quattro: Beatrice Carbone, Maria F. Garritano, Alessandro Grillo, Mick Zeni

Prima rappresentazione: Milano, Teatro degli Arcimboldi, 14 Aprile 2004

Il corpo di ballo del Teatro alla Scala ha presentato la versione del Lago dei cigni di Bourmeister, che affiancherà quella già in repertorio di Nureyev. Questa nuova versione intende recuperare l'ordine originale della musica. Tuttavia, pur avendo studiato il manoscritto conservato al museo di Klin, Bourmeister non ha la possibilità di stabilire con assoluta certezza la sequenza dei numeri, essendo andati perduti sia la partitura dello spettacolo, sia il ripetitore. Sceglie di compiere questa operazione per rendere più comprensibile la trama del balletto: la sua compagnia si propone infatti di "portare la danza al popolo".

La prima modifica realizzata da Bourmeister è l'aggiunta di un prologo, un antefatto della storia, dove la principessa (in tutù lungo) viene trasformata in cigno (trasformazione resa evidente dal passaggio dal tutù lungo a quello corto). Fin dal primo atto viene introdotto un nuovo personaggio, il buffone (splendidamente interpretato da un ottimo Sutera), onnipresente di fianco al principe, allo scopo di mostrare la leggerezza di carattere di quest'ultimo, ma anche il suo lato sinistro, incomprensibile e talvolta privo di logica. Essendo tutta la scena occupata dal buffone, al principe rimane da fare ben poco (un vero peccato, visto che Sigfried è interpretato da Roberto Bolle)... peraltro, restando sempre in scena, corre il rischio di raffreddare i muscoli.

Una serie di danze precede l'entrata della regina, il personaggio che più di tutti si oppone all'unione Principe-Odette: invita, infatti, con una certa insistenza (tipica di certe madri), il figlio a scegliersi una sposa. Riprendono le danze ed ecco il pas de quatre (dove a spiccare è Mick Zeni, in forma davvero smagliante) al posto del pas de trois. Lo shock, a questo punto, è la presenza della musica di entrata e l'adagio solitamente usati per il cigno nero. Difficile accettare questo cambiamento: inizialmente il Principe sembra interessato alla ragazza, quasi volesse dar retta alla madre... ma poi, per fortuna, se ne distacca.

Bellissimi i costumi e le scenografie di Roberta Guidi di Bagno. Molto originale soprattutto la scenografia del secondo atto, che si apre in una sorta di grotta di ghiaccio, che evoca una prigione incantata, con un paesaggio da romanticismo nordico sullo sfondo. La grotta ghiacciata rappresenta forse il cuore e l'umore delle ragazze-cigno, la loro vita in una continua metamorfosi che non si compie mai completamente, il loro essere sempre a metà (metà donne e metà cigno).

La parte migliore dello spettacolo è senza dubbio il primo incontro Siegfried-Odette: lui, eroe puro che si incammina non verso l'amore inteso come legame sociale (come vorrebbe la regina), ma verso l'interiorità del sentimento; lei, (Svetlana Zakharova), meraviglioso cigno (il movimento delle ali non si ferma, ma continua fino alla punta delle dita, con vera eleganza), distante, tremante, che non sa se fidarsi o no e si fa poi languida e struggente (un po' meno cigno e molto più principessa), combattuta fra il principe, la salvezza e il richiamo di Rothbart da cui è inevitabilmente attratta. Ed ecco che mentre si allontana una piuma le cade dal costume, ad indicare che la principessa sta per tornare cigno. I due interpreti hanno saputo tratteggiare con grande lirismo questo particolare momento rendendo l'incontro surreale.

Inizia il terzo atto: ricompare il buffone, mentre il principe si occupa solo della piuma, accarezzandola continuamente, e fanno il loro ingresso Rothbart e Odile. Tutto si trasforma, diventa magia, sogno. Rothbart fa apparire Odile, poi la nasconde. Dal nulla sembrano apparire i ballerini delle varie danze di carattere ed ogni tanto compare Odile ad attrarre ed incantare il Principe. Odile, ombra, volontà maligna dei personaggi negativi e lato oscuro di quelli positivi, parte mortale e tenebrosa dell'anima, sembra farsi sempre più reale con movimenti scattanti ed aggressivi. Rothbart la nasconde di nuovo e da dietro il mantello iniziano i suoi fouettés.

L'idea è buona, rende ben chiara la confusione del Principe: ci si chiede il motivo per cui il Principe riesca a farsi ingannare dall'unica posa che evoca la fragilità del cigno bianco, mentre Odile, con le sue movenze decise ne è esattamente l'opposto. Con la sua scelta Bourmeister sottoliea il carattere magico di Rothbart e Odile, l'inganno con cui circuiscono Siegfried fino a spingerlo a dichiararsi, consegnando la piuma e rompendo la promessa.

Il quarto atto, più fedele alla tradizione, presenta il finale positivo tipico dell'epoca sovietica (finale obbligato visto che gli enti lirici, accusati di essere ancora troppo legati alle corti imperiali, dovevano adeguarsi ai nuovi ideali della rivoluzione). Il bene trionfa sul male e Odette torna ad essere una principessa. A segnare il cambiamento è di nuovo il costume lungo del prologo.

Nonostante alcuni spunti piuttosto buoni, la coreografia ha lasciato perplessi alcuni spettatori, abituati al Lago di Nureyev. Ma oltre agli spettatori sono sembrati perplessi anche alcuni ballerini, complice forse la presenza di qualche elemento un po' più agé, in ritardo sui movimenti ed ansante nell'esecuzione.

Sara Buratto

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