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Discussione su La meglio gioventý di Marco Tullio Giordana

[leggi anche l'articolo di Fabio Tasso e la recensione di Roberto Fedi nella sezione Televisione]

23/12/2003

Ho letto la lettera di Gaia sul 'film' di Marco Tullio Giordana. Francamente non sono stato bravo e paziente come lei. Forse perchè in un film non cerco l'equilibrio ma l'emozione, la capacità di attirarmi dentro un mondo e di farmelo vivere, attaccato alla poltrona come dentro una piccola navicella spaziale. Adoro andare al cinema, anche da solo, sempre nelle prime file, per aumentarne il carico di convolgimento, per annullare per due ore un mondo che a volte pullula di comparse ed addentrarmi nel mondo degli attori...

Quindi, dicevo, non sono stato così paziente... ho mollato alla prima puntata! Perché un film pedagogico-didascalico come questo (non a caso prodotto da Rai Trade), pieno di situazioni simbolo e vuoto di emozioni autentiche, non si fa vivere, né ti fa vivere. Forse si fa vedere, appunto, meglio sul piccolo schermo... dove tutto, ma proprio tutto, ha l'aroma della plastica da audience.

Per Gaia: la quasi totalità dei film tradisce in qualche maniera verso la fine... è il business che si fa sentire, la cosa che più conta è chiudere nella maniera 'corretta'...

Qualcuno mi ha detto: "Ha fatto bene, era ora che qualcuno facesse un film per spiegare ai ragazzi di oggi cosa è successo"... Ecco forse è proprio questo il nocciolo: più che spiegare la vita, bisognerebbe viverla... i 'ragazzi di oggi' penso abbiano bisogno di esempi viventi e non di 'insegnanti della materia vivere', per lo più presuntuosi.

Caterina va in città o The Dreamers hanno ben altro spessore...

Daniele Locchi

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22/12/2003

Io ho avuto occasione di vedere questo film alla prima tenuta all'Auditorium di Roma, devo dire con un pizzico di scetticismo nei confronti della mia capacità di mantenere ascolto ed attenzione per ben sei ore interotte solo da un break con buffet alla fine della prima parte. Ho resistito benissimo e... non sono stata certo la sola perche' la sala era alla fine altrettanto piena!

Ecco, mi rifaccio all'opinione di Gaia Meucci quando dice di aver apprezzato il film "nel complesso". E' stato appunto per me determinante vederlo tutto insieme per poterne cogliere il senso globale... il messaggio... prettamente 'italiano' che io sento sotto sotto positivo. Quel senso di capacità di andare avanti che magari qualcun altro dei nostri condomini europei ci riconosce come un po' alla 'paesana', ma che in fondo ci caratterizza e distingue benissimo.

Ho rivisto il film in tv inizialmente con entusiasmo, avendolo tanto gradito, ma... l'effetto è stato ben diverso. Diviso in quattro parti con indegne interruzioni pubblicitarie stabilite a tempo e senza alcun rispetto delle scene più drammatiche (sarebbe tanto difficile fare in modo che finisca la scena???) ho sentito anche io l'inutilità di alcune scene... ho cioè colto un aspetto un po' televisivo. Forse trapelava la necessità di farne quattro puntate ma purtroppo in ogni puntata, su due ore di film, dovevi togliere mezz'ora di attenzione, e così... sfuggiva proprio quel senso di 'globalità' che ti comunicava il 'messaggio'. Alla fine di ogni puntata ti ritrovi a riflettere su quanto visto solo in quella serata, ti giunge qualcosa che 'stona' nella seconda parte.

Personalmente ho trovato molto deludente la scena conclusiva in cui Matteo sembra dare l'approvazione per questo amore sbocciato fra Nicola e il personaggio interpretato da Maya Sansa. Rimane senza dubbio un ottimo film che la Rai ha denigrato sin dall'inizio
ed ha continuato a denigrare nonostante i successi di critica e premiazione riportati.

Perché?? Beh... domanda banale, risposta scontata!

Daniela Cerri

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19/12/2003

Credo di poter affermare con una certa sicurezza che uno degli elementi che maggiormente apprezzo in un film sia l'equilibrio, in senso lato. La misura, la capacità di costruire una storia bilanciandone il tono, gli aspetti, gli sviluppi con cautela e senso della misura. Mi vengono in mente le parole "grazia", "delicatezza", intendendo con esse non necessariamente un certo tipo di storia, bensì la capacità di dosare con cura tutte le caratteristiche del film in questione.

Faccio questa premessa per esprimere alcune brevi riflessioni a proposito dell'ultima parte di La meglio gioventù, film che fino all'ultima puntata, appunto, avevo apprezzato profondamente. Intendiamoci, nel suo complesso continuo a ritenerlo un ottimo film, anzi, forse proprio per questo non mi spiego il perché di un finale così "stonato", così squilibrato, appunto, nel contesto di un film che per tre quarti non ha bisogno di inutili sottolineature o di intenzionali strizzatine d'occhio all'emotività dello spettatore.

Per capirsi: la scena del suicidio di Matteo può essere un colpo di scena, ma è talmente sottotono da farti sentire una fitta allo stomaco (a me è successo). Tutti i colpi di scena che si susseguono nell'ultima parte, invece, mi hanno lasciata abbastanza impassibile. Sono troppi, troppo fitti e fondamentalmente inutili. La parte in Sicilia è particolarmente fastidiosa. Non lo so, improvvisamente il film cambia tono, e non se ne comprende il motivo. Sì, è proprio il tono a cambiare, il modo in cui viene raccontata la storia. E sembra nasca nel regista un'urgenza di agganciare emotivamente lo spettatore attraverso strategie scontate che non hanno niente a che vedere con il resto del film.

Verso la fine i primi piani del sorriso perenne di Maya Sansa mi avevano abbastanza irritato. Inoltre, avete notato che invecchiano solo Giulia, Luigi Lo Cascio, Sara e il figlio di Matteo? Gli altri rimangono identici. Anche l'incontro di Sara con sua madre Giulia è forzato: troppo rilassata la ragazza che solo pochi anni prima era così dura nei confronti di sua madre. Qualche sfumatura di imbarazzo e disagio in più e qualche foto alle giapponesi in meno non avrebbero guastato.

Ripeto, il film nel suo complesso mi è piaciuto molto, gli attori sono bravissimi e i personaggi sbozzati ottimamente. Mi sono chiesta: l'Italia come ne esce? Non lo so. Non mi è chiaro. Attraverso le vicende dei personaggi non riesco a capire se il film comunichi l'idea di un'Italia che riesce sempre a guardare avanti e risollevarsi (come la famiglia Carati), oppure di un'Italia che per sopravvivere deve stendere un velo sul suo passato.

Non so, torno a monte e chiudo. L'equilibrio, dicevo. Un film così bello può perdere molto, secondo me, perché manca di equilibrio. Sono certa che molti lettori di drammaturgia.it hanno visto il film e sarei curiosa di sapere i loro pareri.

Gaia Meucci


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