logo drammaturgia.it
Home | Cinema | Teatro | Opera e concerti | Danza | Arte | Racconti e... | Televisione | Libri | Riviste
Punto sul vivo | Segnal@zioni | Saggi | Profili-interviste | I lettori scrivono | Link | Contatti
logo

cerca in vai

 
Torna alla bacheca


Sul film Quattro minuti

Spettabile redazione,

mi permetto di dissentire dalla postilla del Direttore-centravanti Ferrone al commento del film Quattro minuti. Non sono d'accordo sulla "bulimia" della sceneggiatura e sulla pretesa di spiegare tutto; penso anzi che molti aspetti della vicenda rimangano opportunamente ambigui e le personalità  sfaccettate e contraddittorie. Un esempio per tutti:  che cosa ha fatto Jenny per stare in carcere? È veramente colpevole dell'omicidio che le viene attribuito? Penso che anche i flashback siano ridotti al minimo essenziale per tratteggiare il personaggio di Traude.

È vero che la tematica non è particolarmente originale, ma per apprezzare veramente il film, secondo me occorre fare un piccolo esercizio mentale, immaginarsi cioè che film sarebbe venuto fuori in mano ad un regista medio americano. Mi immagino il concerto finale, con Jenny che suona Schumann alla perfezione, che ottiene il condono immediato a furor di popolo e infine, pentita dei suoi eccessi, si riconcilia con il padre ed altre amenità del genere. È vero che è meglio dare un giudizio sul valore assoluto di un film e non relativamente a ciò che circola nella stessa stagione cinematografica, ma sfido il Direttore ad indicare un altro film di questa stagione così ben recitato, così emozionante e realizzato con mezzi tutto sommato limitati, alla portata quindi della cinematografia europea e nostrana.
Comunque il finale vale da solo il biglietto.

Distinti saluti

Carlo Picchi

-------------------------------------------------



Caro Carlo,

per dimostrare che la sceneggiatura è prudentemente reticente citi un solo caso, anche se le domande sono due: "Un esempio per tutti:  che cosa ha fatto Jenny per stare in carcere? È veramente colpevole dell'omicidio che le viene attribuito?". Ci mancava solo questo! Molto altro invece viene ricostruito e spiegato intasando il film di molto materiale la cui assenza - come dimostra il caso appena citato - niente toglie ad una rappresentazione di un conflitto-attrazione in sé forte e drammatico. Condivido l'opinione circa l'esito catastrofico di una storia del genere "in mano a un regista medio americano" e forse anche medio-alto. Quanto ad altri film della stagione cito il dittico di Eastwood e l'altro film tedesco Le vite degli altri di cui ti segnalo i links per le nostre recensioni. Concordo sul fatto che il finale valga da solo il biglietto. E magari ce ne fossero di film così in Italia!

Al prossimo match, cari saluti

Siro Ferrone

Invia una lettera alla redazione

Firenze University Press
+39 0552743051 - fax +39 0552743058
Borgo Albizi, 28 - 50122 Firenze

web:  http://www.fupress.com
email:info@fupress.com
© Firenze University Press 2013