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Ademira di Luchesi: le scelte esecutive

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Risponde il nostro collaboratore Paolo Patrizi


Gent.ma Drammaturgia.it,
sono il direttore del Festival Lodoviciano di Viadana, nonché direttore della prima edizione di Ademira in tempi moderni, avvenuta appunto nell'ambito del festival viadanese. Ho letto alcuni giorni fa la recensione di Paolo Patrizi del 7 dicembre u.s. in merito alla rappresentazione di Ademira al teatro di Bibbiena, recensione in cui la mia edizione  viene definita  "una sorta di centone con innesti di varia provenienza" (difficile non notare una sottile tono dispregiativo). Vorrei pertanto fare alcune brevi precisazioni circa le scelte da me operate, peraltro già esaustivamente spiegate nel libretto del Festival che probabilmente il signor Patrizi non ha letto. O forse non era presente in sala?

Durante la trascrizione delle partiture manoscritte di Ademira giacenti presso la Biblioteca da Ajuda di Lisbona mi sono reso conto che la trama in alcuni punti risultava disorganica e poco chiara. Ho quindi recuperato i due esemplari originali  del  libretto (Casa Goldoni di Venezia e  Biblioteca Braidense di Milano) constatando che al testo in partitura erano stati apportati tagli in alcuni importanti passaggi narrativi, visibili nelle battute cancellate o interrotte. Ho pertanto reintrodotto nella mia versione tutti i recitativi, ma per quelli aggiunti ho dovuto ricreare il supporto armonico, come da prassi settecentesca. La poca chiarezza narrativa riscontrata dal signor Patrizi non è quindi dovuta solo ai tagli apportati dalla  "discretissima revisione drammaturgica" della rappresentazione di Bibbiena; il problema è più a monte. Nel libretto completo anche la fine di Eutarco è chiaramente narrata in quanto momento chiave per l'agnizione finale.

Gli innesti musicali a cui Patrizi fa riferimento  sono rigorosamente al di fuori della narrazione, a coprire alcuni cambiamenti di scena, e sono scrupolosamente attinti dal corpus musicale luchesiano. Solo per il coro finale, presente nel libretto ma non nel manoscritto dell'Ajuda, ho scelto musica di Francesco Bianchi. Tale scelta non è  stata affidata al caso (non sono uno sprovveduto, mi occupo della riscoperta dei musicisti italiani del '700 da vent'anni,  sono musicista e docente al Conservatorio di Milano), ma ha fondati motivi musicali e storici. Musicali in quanto un'opera, da sempre, non si conclude con un recitativo: la catarsi finale è affidata sempre ad un coro. Il fatto poi che il ms. dell'Ajuda non riporti il coro finale è del tutto irrilevante poichè era pratica scontata del tempo che, qualora mancasse la musica del compositore,  il direttore dell'esecuzione costruisse ad hoc il coro finale sulla base del testo presente nel libretto. Storici in quanto il celebre compositore Francesco Bianchi, coevo di Andrea Luchesi, assistette sicuramente  alla prima rappresentazione di Ademira a Venezia nel 1784 al seguito del Granduca Ferdinando d'Asburgo Governatore di Milano, e diresse, in quanto direttore dei cori del Duomo di Milano e della Scala, i cori di Ademira nella successiva rappresentazione della stessa in Milano, come risulta dal libretto meneghino giacente presso la Braidense.

Preciso inoltre che anche per quanto riguarda l'organico mi sono attenuto scrupolosamente a quello desunto dalla patritura luchesiana di Lisbona: 2 trombe, 2 corni, 2 oboi e archi nonchè fortepiano/cembalo per i recitativi.
 
Potrei proseguire, ma vi ho rubato già troppo tempo.
 
Ringrazio per l'attenzione e cordialmente saluto augurandoVi Buon Natale

www.festival-lodoviciano.it/Edi_12/Stagione_2006_XII.htm

Giovanni Battista Columbro

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Il critico risponde


Le indicazioni sulle differenti modalità di scelta esecutiva di Ademira (a Viadana e a Bibbiena) sono state illustrate ai giornalisti a Bibbiena stessa dai responsabili del festival. Non ero presente all'esecuzione di Viadana né la mia recensione dello spettacolo bibbienese lasciava minimamente intendere che vi fossi stato (anche perché in caso contrario l'avrei a sua volta recensita su Drammaturgia.it). Tuttavia la lettera del maestro Columbro, nell'indicare degli innesti musicali di altra provenienza apportati nell'esecuzione di Viadana, non fa che confermare quanto da me scritto; e sarà solo il caso di aggiungere che "centone", nel lessico musicale, è un termine tecnico, dunque con un significato del tutto neutrale, senza alcun "sottile tono dispregiativo". Tutta la mia recensione, poi, era giocata sul concetto di assoluta aleatorietà che, in un'opera del genere, assumono le pretese filologiche più oltranziste, e anzi si sottolineava come tanto le manipolazioni di Viadana quanto la "revisione drammaturgica" di Bibbiena fossero, in punto di diritto, ammissibilissime, al di là del valore dei singoli risultati in termini di esecuzione.

Paolo Patrizi

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